Oltre la beffa

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Alzi la mano chi, oziando sul web e in particolare su qualche social network, non s’è mai imbattuto in JPG come questi:

 

Ora, bisogna che la gente lo capisca: il “popolo di facebook” non conta un beneamato cesto di fave per nessuno, anzi, diciamocela tutta: il popolo di facebook non esiste.
Perché se da un lato facebook può essere un ottimo strumento per condividere articoli e notizie, è lecito credere che un JPG o un copia-incolla che non rimandino a nulla di concreto, cioè a qualcosa che esiste “al di fuori di internet” – una raccolta firme vera, una petizione vera, una manifestazione vera – sia solo un modo per fare finta di aver fatto qualcosa e mettere a tacere la coscienza (lo è anche scrivere su un blog, per carità, ma almeno devo schiacciare qualche tasto in più del bottone del mouse, anche se a caso).
Se mi volete far credere che lo spam di massa di JPG scocciati per l’ennesima accisa sulla benzina che “condividi che così la levano” serva a formare una coscienza di classe (sì, la seconda elementare), ecco, in quel caso, no.

Perché un conto è passare un’immagine divertente (una ogni tanto, magari, che alla lunga tritano i coglioni anche quelle), o condividere articoli, link, informazioni, e un conto è illudersi che pigiare su “condividi” farà arrivare una tonnellata di proteste sulla scrivania di Passera, o a casa della Cancellieri, o nel portariviste accanto alla tazza di Monti (“mi faccia due fatture separate“, avrebbe detto Rocco Smitherson).
Sono minchiate, degne delle peggiori catene di santo coso.

Far circolare…….si sta promovendo un referendum per l’ abolizione dei privilegi di tutti i parlamentari………… queste informazioni possono essere lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i massmedia rifiutano di portarle a conoscenza degli italiani……

Uscite demagogiche come questa di solito sono precedute da una serie di dati (falsi) sugli stipendi dei parlamentari (che fra parentesi non avrebbero nessun bisogno di essere falsificati, sono già alti così come sono). Ma ovviamente basta una rapida giratina su google per scoprire che il referendum in questione non esiste.

E intanto la gente clicca su “condividi”, e il messaggio gira, e rigira, su decine di bacheche, centinaia di forum, condivisioni, instagram, flickr, caselle email.
Migliaia di condivisioni di fuffa, di bufale, di cazzate, che ingolfano la rete e che hanno l’effetto di distogliere l’attenzione dalle iniziative serie e dalle notizie vere.
Eh, sì, caro il mio rivoluzionario di stocazzo: quando condividi queste perle di inutilità stai ottenendo l’effetto contrario a quello voluto: oltre a costringere i tuoi amici più pazienti a leggere boiate inventate da qualcuno, per motteggio (ai tuoi danni) o per stronzaggine, stai danneggiando la diffusione di informazioni reali sulla rete.
E insomma, qualcuno te lo deve dire: sei un imbecille.

Se sei d’accordo, condividi.

[M.V.]

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