Date a Dio: Cesare si arrangerà

Penso di aver scritto e riscritto l’incipit di questo post almeno quattro volte, perché sono talmente schifata da non saper neanche da dove cominciare.
Non è colpa mia, è che la Chiesa mi dà ogni volta uno spunto diverso da approfondire, ed è sempre una scoperta, una sorpresa. Ovviamente, mai bella.

Tutto è cominciato anche grazie ad un piccolo megalomane pelato al governo in Italia.
No, non sto parlando di quello con la bandana, ma di quello col fez, e mi riferisco al tragico episodio dell’11 febbraio 1929: i patti Lateranensi.

Non voglio certo insinuare che fossero in mala fede, ma dopo quasi un centinaio di anni mi sento di affermare che la fondazione dello Stato Vaticano sia stata una cosa veramente nociva. Lascerò da parte le questioni meramente etiche, per cui la Religione dovrebbe occuparsi esclusivamente della sfera spirituale dei propri fedeli  tralasciando, anzi, aborrendo il potere temporale.

Si sa però che, le vecchie abitudini sono dure a morire, loro volevano assolutamente almeno un posticino dove esercitare il potere assoluto senza dover rendere conto a nessuno, e non si poteva non accontentarli. Oltretutto, per il disturbo recato dall’unificazione dell’Italia, si vide bene di rimborsare la Chiesa con 750 milioni di lire più Titoli di Stato per il valore di un miliardo.

Un sacco di soldi.
Uno Stato al di sopra di ogni controllo.
Ecco la genesi dello IOR.

l’Istituto per le Opere di Religione (assunse questo nome nel 1942) è un istituto di credito a scopo di lucro amministrato dal Consiglio di Sovrintendenza – un gruppo di banchieri internazionali – i cui membri vengono nominati e controllati dalla Commissione Cardinalizia; il Direttore Generale e il Vice-Direttore dell’istituto sono nominati dal Consiglio di Sovrintendenza, anche in questo caso previa approvazione da parte della Commissione Cardinalizia, che rendono conto del loro operato e riferiscono direttamente al pontefice.

Da statuto, lo IOR dovrebbe “provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo IOR medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità”, in pratica è lo strumento perfetto per macinare una montagna di soldi. Altro che banche svizzere: da Città del Vaticano vanno e vengono quantità esorbitanti di denaro senza che se ne debba specificare la motivazione (lacunose norme antiriciclaggio sono entrate in vigore solo lo scorso anno) e nessuno stato straniero può ficcare il naso negli affari del Vaticano senza che questo ne dia il permesso (quindi, indovinate un po’… esatto: mai).

Pare strano che un istituto bancario che focalizza la propria attività attorno alle opere di religione venga menzionato in sentenze relative a crack finanziari e al riciclaggio di denaro sporco, e che il suo nome sia collegato più o meno velatamente a vicende controverse riguardanti, in ordine sparso: tangenti, logge massoniche, favoreggiamento, rapporti con la mafia e speculazioni finanziarie. Tutta roba che non c’entra molto con le opere pie. Quantomeno, cose di cui non sono riuscita a trovare traccia nei vangeli.

Su tante di queste faccende, purtroppo, le indagini si sono fermate davanti alle porte dorate del Vaticano che non ha permesso mai né arresti, né indagini.
E con tutti questi segreti così gelosamente custoditi, viene da chiedersi se veramente non hanno nulla da nascondere.

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3 thoughts on “Date a Dio: Cesare si arrangerà

  1. Vi ricordo in che cosa consiste il cristianesimo, in due assiomi, un teorema e un postulato:
    (uso il termine sessista “uomo” per indicare un qualunque essere umano)
    Assioma 1 – Dio c’è (sennò non è una religione).
    Assioma 2 – Dio ama ogni uomo.
    Teorema – Quindi Dio ti ama.
    Postulato – Dato che Dio ti ama incondizionatamente, sarebbe *carino* ricambiare il suo affetto E se Dio ama ogni altro uomo, sarebbe probabilmente carino cercare di fare lo stesso.
    Ogni costruzione che non possa essere fatta risalire a questo, o che peggio impedisca la comprensione di questo, è, a mio dire, ciarpame.

  2. Pingback: Faccia di merda. | non si sevizia un paperino

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