Pollimpiadi

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Eccoli, come quando muore un personaggio ex-famoso che non cagava nessuno da anni, e che pure prima, in somma, poca roba, comunque, arrivano come disperati all’apertura di un nuovo centro commerciale: senza reale interesse, senza memoria, senza dignità.

Vengono fuori dalle fottute pareti! Sono ovunque, insospettabili, gente a cui non hai mai sentito dire neanche la parola “Pavesino” è lì a chiederti se la Pellegrini ci sta con la testa (non nel senso in cui lo intenderei io, che poi la risposta è quasi sempre comunque “no”), o se la Vezzali ha stoccato di gusto col Kinder Cereali, o se Howe è arrivato a metà tra i negri e i caucasici, o almeno a farsi un Bueno intero, o mezzo Bueno con una botta alla biondina.

Tutti esperti di tiro al bersaglio, tiro con l’arco, spada, nuoto, badminton (sì il volano, e sì, è disciplina olimpica), tutti a osannare gente che si è bellamente ignorata per 4 anni, che fa cose che per 4 anni nessuno si è interessato nemmeno se andassero tenute in frigo o in dispensa.

Soprattutto atleti che non fanno altro che mettere in mostra la propria forza (o velocità, o destrezza, che pare di stare giocando a un gioco di ruolo vecchia maniera), per la nazione. Veramente. Per la nazione?

Voglio dire, prove fisiche per lo più in solitaria, che sono la cosa più egoistica ed egocentrica che la natura ci abbia concesso, dovrebbero essere intese come rappresentanza di una nazione?

Intendiamoci, come egoismo siamo piuttosto in gamba, ce la caveremmo benone. Anzi, in effetti ce la caviamo benone. Però ‘sta cosa della nazione non mi va tanto giù.

Voi attenti lettori mi dite che anche i calciatori, per esempio, rappresentano una nazionale? Vero, ma senza voler difendere nessun milionario, tendo ancora a distinguere lo sport dalle prove atletiche, ossia la differenza tra l’atletica applicata al gioco e la prova fisica pura. La prima diverte, e parecchio pubblico paga per vederla, generando grandi movimenti economici (pro e contro che abbia), la seconda rompe le scatole come un bambino che impara a fare la verticale e ripete “Mamma mi guardi? Mamma mi guardi? Mamma mi guardi? Mamma mi guardi? Mamma mi guardi? Mamma mi guardi? Mamma mi guardi? Mamma mi guardi? Mamma mi guardi? Mamma mi guardi?”, ma nessuno di noi è la madre.

Roba che a confronto Giochi Senza Frontiere sembrava l’apoteosi della virtus romana.

Quello che rimane, al mio occhio denudante, è una costosa struttura statale che mantiene questo hobby di qualche migliaio di persone. Che al meglio posso interpretare come un’investimento sulla ricerca per scoprire quali siano i limiti fisici umani. Ma avrei preferito qualche euro in più sulle staminali, magari implementando super poteri, tipo facendo crescere pinne e branchie ai nuotatori. Almeno sarebbe fico.

Scopro così che esiste un termine per questo mio pensiero, ed è Atleta di stato, ossia “un atleta, principalmente dell’Europa comunista, inquadrato e stipendiato all’interno di amministrazioni statali al solo scopo di fare sport e vincere per il Paese di appartenenza”.
Gianni Brera ne disse “Ai giochi Olimpici di Helsinki (1952) appare ufficialmente l’U.R.S.S. e domina il campo …Si accusano apertamente i governi totalitari di coltivare la mala pianta dell’atleta di Stato”.
La mala pianta. ‘na roba brutta…

Bene.

Attualmente la Repubblica italiana stipendia nelle sue forze armate e nei suoi corpi di polizia sopra elencati circa 2500 tra atleti, tecnici e dirigenti sportivi ed è il primo paese occidentale in quanto ad “atleti di stato”,  in termini di successi sportivi, secondo solo a paesi ex-comunisti (Russia, Cina, Germania).

Ah, la mala pianta!

E adesso tutti a vedere se la Pellegrini è affogata nella doccia, oppure se coso lì, uno di quelli del tiro con l’arco, com’è che si chiama? Ah, sbatte il cazzo eh! Be’, capisco, quello era ieri.

[D.C.]

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6 comments

  1. C’era pure un apostrofo di troppo da qualche parte, ma vabbé.
    Dal mio punto di vista, poiché le forze armate sono stipendiate dalle tasse in quanto “bene pubblico”, forse preferisco che i soldi siano spesi per l’allenamento degli atleti piuttosto che in armi… ricordando sempre il contingente di denaro che va agli atleti delle Fiamme, in Italia, è assai ridotto, non è una di quelle spese che ci porta alla rovina finanziaria, gli sprechi sono altrove.

    In Italia sono di più gli atleti stipendiati dallo stato che nel resto del mondo forse perché, qui, o fai il calciatore o per fare qualsiasi altro sport fai il morto di fame. Se poi non ti interessa guardare spezzoni a caso in televisione delle Olimpiadi, be’, si può sempre cambiare canale o spegnere il televisore.

    E’ giusto indignarsi per come il popolo rimbecillisca e finga di essere l’amante del tiro con l’arco solo quando si vince una medaglia, e il resto del tempo non gliene frega niente a nessuno, quello sì.

  2. In un recente radiogiornale, l’intervistatore chiedeva a gente in strada di ricordare qualche medagliato italiano. Imbarazzanti le risposte, da “eeeeh, e chi si ricorda, di medaglie ne abbiamo vinte almeno quattro o cinque”, a “quella là, la Vezzani, come se chiama, e poi quell’artro, quello lì, che nòta”. Non un nome. Neanche UNO, che non fosse la Vezzali, che si è per giunta vista storpiare il cognome. Insomma o in somma, tralasciando chi già segue gli sport olimpici, mi sa che l’hype è già andato affanculo (o a fanculo).

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