L’eterna battaglia fra il dio e il culo

“Ed è così che F. soleva scaldare il mio letto, nelle fredde nottate invernali cecoslovacche.
(S. Freud)
Francia. Scontri al corteo anti gay dei cattolici.
Lesbiche contro suore: perché, quando si concretizza un mio sogno erotico, io sono altrove?
Ovviamente il fulcro del problema è la recente legge francese che dà gli stessi diritti a tutti i tipi di coppia, etero e omosessuali.
Pensavo che la protesta dei cattolici si basasse sul fatto che la suddetta legge autorizza l’unione fra due adulti ma non quella fra un prete e un minore, e invece è più banale, si tratta di una protesta contro le adozioni di bambini da parte di coppie gay.
Trovo sbagliato andare a provocare (in qualsiasi modo) la manifestazione di qualcun altro.
Trovo altrettanto sbagliata la reazione violenta, tanto più che a reagire a suon di sputi, pugni e calci siano quelli che dicono di credere in concetti come “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Matteo 22,39) e “non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato” ( Luca 6, 37).
Coso lì avrà anche detto “padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”, ma a me pare invece che lo sappiano benissimo…

Eppure, il tema delle adozioni gay è vivo e presente nelle discussioni di tutti i giorni, e se le posizioni dei cattolici sono più che esplicite, c’è molto dibattito fra laici, come emerso anche nel recente confronto fra i candidati del PD.
La mia posizione è sempre stata cauta, per i cambiamenti ci vuole tempo e credo che introdurre le modifiche sociali gradualmente sia più saggio che farlo di botto. Cercando qualche notizia in giro, mi sono reso conto che in realtà di casi di omogenitorialità ce ne sono parecchi e di studi sull’argomento ne sono già stati fatti, anche se ovviamente il più delle volte i risultati sono molto diversi a seconda del committente dello studio stesso.

Certo, se la discriminante per vietare un’adozione è il rischio di traumi e danni per il bambino, forse sarebbero da vietare anche quelle etero, visto che di episodi di abusi fatti da genitori eterosessuali ce n’è quanti se ne vuole. In Italia nel 2010 le violenze denunciate a danno di bambini sono state oltre 4000. Delle 4000 vittime, una su quattro è stata infatti picchiata in famiglia, spesso con conseguenze anche gravi.

Forse il genere davvero non c’entra, come sostengono alcuni studi?
Ovviamente, l’importante è ricordarci che non si sta parlando di una questione religiosa, né di appagare il desiderio di paternità o maternità di qualcuno, ma della vita degli uomini di domani; sarò scontato come spesso accade, ma di fronte ai recenti episodi di scontri verbali e violenze fisiche mi viene da pensare che non stiamo dando un bell’esempio ai nostri bambini: facciamo un respirone e ricordiamoci che potrebbe essere il caso, per giudicare, di lasciar da parte sia dio che il culo, e di usare la testa.

[M.V.] 
 
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4 thoughts on “L’eterna battaglia fra il dio e il culo

  1. “Gradualmente” tipo una coppia gay adotta un bambino per 3 giorni al mese nel primo anno, 7 nel secondo, e via in un turbinante crescendo? Oppure adottano un bambino, ma non lo tolgono dal cellophane, non lo chiamano “figlio” (e non lo fanno uscire di casa) per i primi sei mesi?

    Già i cambiamenti vanno fatti gradualmente, ma quando iniziano?
    Poi.

    “Ma mamma “poi” quand’è?”
    “Non è dato saperlo. Ora però torna nel cellophane”

    Postilla: ma gli indecisi e i “non so” credono che con le adozioni gay partano anche le offerte di bambini 3×2?

  2. Provo a spiegarmi meglio.

    “Gradualmente” nel senso che molte cose devono essere assimilate dalla società.
    Le coppie (etero) non sposate erano discriminate fino a pochi anni fa. Le donne sono “oggetti” in molte culture, con un range che spazia da “solo nell’immaginario di alcuni misogini”, a “nel codice penale”. Gli atei sono una cosa normalissima in alcuni paesi, e vengono condannati a morte in altri.

    Le cose cambiano continuamente, ma ci vuole tempo. A volte provare a cambiarle “di botto” (in modo percepito come brusco) funziona, altre volte scatena “guerre” che allontanano la meta. In questo caso, vista la forza bruta schierabile dagli oppositori a più livelli, propenderei (personalissimamente, per la mia percezione della questione), per un approccio graduale che, bada bene, è quello che credo che di fatto stia già avvenendo e dando frutti.

    Così come ci sono paesi in cui l’ateismo è normale e altri in cui togliere i crocifissi dalle scuole crea problemi a livello nazionale, ci sono paesi “pronti” per le adozioni omosessuali, e paesi in cui non si riesce nemmeno a fare una legge contro l’omofobia.
    E’ ovvio che i paesi “avanti” devono gradualmente trainare quelli indietro, succede sempre così.

    “Già i cambiamenti vanno fatti gradualmente, ma quando iniziano?”
    “Postilla: ma gli indecisi e i “non so” credono che con le adozioni gay partano anche le offerte di bambini 3×2?”

    Sono già iniziati.
    Personalmente credo che con le adozioni gay non cambi nulla. Sono solo preoccupato che reazioni contrarie a richieste percepite (da alcuni) come “forti” possano, facendo leva sull’intolleranza e gli imprinting cattolici, ottenere effetti opposti a quelli voluti.

    Parlandone da fuori (e ho più volte ammesso i limiti del punto da cui osservo), alla fine ho invitato a usare la testa e a ragionare con calma, non mi pare d’aver detto chissà quale bestialità.

  3. “Trovo sbagliato andare a provocare (in qualsiasi modo) la manifestazione di qualcun altro.”

    dovresti dirlo a tutti i movimenti di sinistra che hanno reso questa pratica come prassi fondante.

    1- creare una questione di “ordine pubblico” al fine di bloccare le manifestazioni altrui
    2- agire e pensare non in termini propositivi, positivi, ma nei soli ambiti della opposizione (anti questo ed anti quello)

    • Trovo sbagliato andare a provocare la manifestazione di qualcun altro, quindi sì, mi riferisco a chiunque, anche ad appartenenti a movimenti di sinistra, se negano a qualcuno il diritto di manifestare o turbano l’ordine pubblico per impedire una manifestazione autorizzata.

      Essere “contro” invece è legittimo. Può infastidire – spesso infastidisce anche me – ma proporre è un diritto e non un dovere. E fra parentesi non è di questo che parla l’articolo.

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