L’Italia sta messa male

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“Sta per iniziare un anno carico di difficoltà”.

E grazie al cazzo!

Sono le parole del più grande oratore di ovvietà del paese, uno degli uomini in grado di sedere nell’olimpo delle banalità tra Capitan ovvio e Capitan senno di poi, Giorgio Napolitano.

Al di là delle battutacce sull’intepretazione del nostro titolo e la possibilità di reciclarlo in formato “l’Italia sta a messa male”, per le cazzate del papa gettate il primo gennaio alla folla di creduloni come pappone ai porci, nel messaggio di fine 2012, il nostro eroe inserisce qualche notevole gioiello di qualità indiscutibile, rimarcando la propria posizione dominante nel mondo delle più incoerenti ovvietà resistendo, con lo stile e la calma che lo contraddistinguono, alle pressioni del resuscitato figlio di sé.

Il centro del messaggio è ovviamente quello di cui al titolo che, al di là della crisi, sarebbe andato bene per qualsiasi nazione, regione, città, paese, famiglia, individuo, cagnolino del pianeta (e probabilmente di qualsiasi pianeta), tanto più legato al solito “ma abbiamo forti ragioni di fiducia negli italiani” (sì quelli che hanno votato Silvio un po’ troppe volte).

Nessun dubbio sulla qualità degli autori del corposo quanto inconsistente discorso.

Nonostante la profonda e radicata banalità delle parole però, qualche spunto per allenarci nel torneo nazionale di sputo in un occhio il caro Giorgio ce lo concede, tra i vari il mio preferito è forse questo:

“Che dire dell’indignazione che suscitano la corruzione in tante sfere della vita pubblica e della società, una perfino spudorata evasione fiscale o il persistere di privilegi e di abusi [nella gestione] di ruoli politici ed incarichi pubblici?”

Eh, che dire?

Ho pensato che se super Giorgio, che conosce tutte le risposte alle domande retoriche del mondo, non ci ha consegnato questa verità, è perché voleva smuovere le nostre coscienze affinché trovassimo noi da soli la risposta a questo quesito fondamentale per lo sviluppo civile, sociale, umano ed economico del paese. Così sono andato a chiedere al mio amico Mauretto, che è una persona esperta e profonda, segnata dagli eventi della vita e animato da uno spirito di forte coscienza sociale. Gli ho riproposto  la domanda di Giorgio

– Il mio eroe Giorgio Napolitano ha chiesto al paese cosa dire dell’indignazione che suscitano la corruzione in tante sfere della vita pubblica e della società, una perfino spudorata evasione fiscale o il persistere di privilegi e di abusi [nella gestione] di ruoli politici ed incarichi pubblici. Cosa ne possiamo dire?

Mauretto, dopo attimi di ponderato silenzio e un lungo respiro, ha risposto:

– Li mortacci vostra.

Lì per lì la mia superficialità non mi ha consentito di capire. Poi però, come in un rigurgito di memoria, mi sono salite alla mente parole come i “bamboccioni” di Schioppa, i “fannulloni” di Brunetta, i “sacrifici” di Fornero, la “noia del posto fisso” di Monti, il porcellum come espressione dell’alta politica, quindi tutte le firme apposte a le peggiori schifezze politiche e civili che abbia potuto vedere o sentir raccontare, forse escluso il periodo della guerra.

E allora ho capito le parole di Mauretto. E quelle di Giorgio.

Allora mi libero un po’, tanto da farmi piacere anche la parte in cui:

“Si deve agire distribuendo meglio, subito, i pesi dello sforzo di risanamento indispensabile, definendo in modo meno indiscriminato e automatico sia gli inasprimenti fiscali sia i tagli alla spesa pubblica. E’ dunque entro questi limiti che si può agire per affrontare le situazioni sociali più gravi. Lo si può e lo si deve fare distribuendo meglio, subito, i pesi dello sforzo di risanamento indispensabile, definendo in modo meno indiscriminato e automatico sia gli inasprimenti fiscali sia i tagli alla spesa pubblica, che va, in ogni settore e con rigore, liberata da sprechi e razionalizzata”.

Chiamerei ancora Mauretto, ma non faccio in tempo, perché alle mie spalle parte il coro dei senatori repubblicani americani che, alla faccia del montiano “togliere ai molti per togliere di più” (già meritevole di uno dei migliori “e grazie al cazzo” dell’economia), canta il voto alla tassazione dei redditi oltre i 400000 dollari. E pensare che i signori delle guerre a tutti costi, delle armi a chiunque, del consumismo sfrenato e della retrograda volontà di dio, abbiano accordato una fonte di finanziamento così tremendamente comunista che il buon Giorgio riesce appena utopisticamente ad augurarci, a noi, che a lui poi in finale, pure ‘sti cazzi.

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