Coming Out Intollerante

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Una gran parte delle emozioni più complesse sono comuni agli animali più elevati ed a noi. Ognuno può aver veduto quanta gelosia dimostri il cane se il padrone prodiga il suo affetto ad un’altra creatura; ed io ho osservato lo stesso fatto nei filippini. Ciò dimostra che non solo gli animali amano, ma sentono il desiderio di essere amati.
(M. Remigi)
Era un po’ che volevo parlare di razzismo, argomento peraltro trattato già diffusamente su questo blog; in realtà l’argomento è, più che il razzismo propriamente detto, la discriminazione derivata dall’esperienza. Prendo spunto da questo articolo scritto da Rizzo sul Corriere, in cui in due parole il giornalista si scusa con un filippino per averlo pensato, trovandolo di fronte a una banca, uomo delle pulizie anziché normale cliente.
Il giornalista si dichiara infastidito, e anche io lo sarei stato, perché essere colti in fallo dalla propria intolleranza non è piacevole.
Ma.
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Vabbé. So già che correrò grossi rischi con questo post, ché diceva giusto non ricordo chi quando affermava che il razzismo finirà quando si potrà dare dello stronzo a un negro, e al momento siamo lontanucci dalla meta.
Ma… ma secondo me è inevitabile che, nell’essere umano, si formino dei pregiudizi, a seconda dell’esperienza.
La premessa, più che doverosa, è che personalmente sono convinto che, a livello di diritti e doveri, ogni essere umano abbia esattamente gli stessi. Questo vuol dire che se qualcuno ruba, o cerca un lavoro, o studia, o vuole convivere con un’altra persona, deve essere trattato esattamente come chiunque altro. Insomma, se rubi vai dentro indipendentemente dal colore, se vuoi sposarti ti sposi indipendentemente dal sesso, se vuoi un lavoro basta che mi dimostri che lo sai fare, chissenefrega in quale omino invisibile credi, se ci credi.
Però ho scoperto che, a dispetto della mia formazione sinistra e delle mie convinzioni, non è facile sfuggire a certe trappole. Sarà l’effetto Pavlov, o un meccanismo simile a quello per cui, dopo che ti sei bruciato, non tocchi più una fiamma viva.
Esempi.La prima volta che ho incontrato un vegano ero molto bendisposto. Anzi, causa precedenti esperienze con “vegetariani moderati” ero convinto che la sua scelta etica fosse davvero molto nobile. Io non ce la farei. Ma lui – appena sa che sono “carnivoro” (sic) mi vomita merda addosso, e mi addita come un sudicio assassino.
Ok, è andata male. Vado col secondo, un po’ più cauto, non mi espongo, si parla d’altro, poi il discorso cade sulla frutta. E quello inizia a dire roba tipo che la scimmia è fruttariana, e l’uomo non è fatto per mangiare la carne, e altre vaccate pseudoscientifiche che a confronto Grillo e la biowashball sembrano soci onorari del Cicap. Vabbè, pazienza, due casi. E invece no. I casi diventano tre, e quattro, e cinque.
E intanto ho notato che il 90% delle pagine vegan hanno questi contenuti e questi toni.
E allora scatta Pavlov: quando mi rendo conto che uno è vegano, il mio cervello lo associa a quel 90% di idioti precedenti e scatta immediatamente l’intolleranza preventiva. L’interlocutore, cioè, deve dimostrarmi di non essere idiota prima che io lo prenda sul serio.
Magari questo succede anche a lui: il suo pensiero pseudoscientifico e la sua etica ferrea additano istantaneamente i “carnivori darwinisti” come stronzi. Forse è anche meglio così, si evitano diversi spargimenti di sangue.
Altro esempio? I cattolici. Per ogni cattolico con cui riesco a parlare civilmente ne ho trovati almeno nove con cui era impossibile ogni dialogo. Ovviamente mi sono posto il problema: non è che è colpa mia? Certo che sì. Ormai sono naturalmente aggressivo verso le panzane, ma è un cane che si morde la coda. E comunque non ero così, addirittura ero cattolico, lo so come si sente un credente, so anche quanto dà fastidio farsi certe domande (non tanto “se dio c’è”, quanto quelle che spaziano da “ma perché dovrebbe essere proprio il mio quello vero?” a tutte quelle domande sulla chiesa e gli uomini e i testi sacri che fanno sì che o dio non c’è, o è un bastardo, o s’è fatto prendere per il culo alla grandissima).
Voglio dire, se uno ha una sua spiritualità, per me è ok, anche io ne ho una, anche se non comprende l’esistenza di entità invisibili, incomprensibili e imperscrutabili (vivo meglio così, la figura di Colui Che Tutto Può Epperò Te Lo Pinge Nel Culo mi sta antipatica). E’ quando inizi a farmi discorsi tipo che “tu non puoi fare testamento biologico perché i tizi che interpretano il libro che dice che loro hanno ragione dicono che farlo sarebbe innaturale” che mi prende male.

Insomma, di esempi me ne vengono mille. Grillini, fan dell’omeopatia, agopunturisti, animalisti. Parli con trenta di loro, e ne trovi uno solo ragionevole. Quindi quando ne trovi un altro, ti aspetti che sia irrazionale, inamovibile, fan di “è un complotto”, “sono opinioni”, “non si può mai sapere”.
Poi invece scopri che ha un cervello, e ce l’ha disimballato. E magari, se serve, ti scusi per il pregiudizio che hai avuto, ma che, cazzo, sfido chiunque a non avercelo.

Il punto è proprio questo: quando ventinove negri su trenta che ti rivolgono la parola lo fanno per venderti qualcosa di inutile, è anche normale che al trentesimo alzi una mano e dici “no, grazie”.
Come Rizzo, se uno si sbaglia, si scusa. Anche l’altro, se non è scemo, capirà.
Al limite, si può poi lottare insieme affinché non ci sia più bisogno per nessuno di andare in giro a vendere accendini.

E adesso iniziate pure a tirarmi i sassi.

[M.V.]
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2 comments

  1. Arrivano dei tizi e mi menano? Ma non potevi metterlo all’inizio? Adesso dovrò guardarmi le spalle. A parte le facezie, tutti siamo preda di schemi mentali, è una forma anche di pigrizia se così si può dire, l’importante è recuperare la figuraccia in maniera la più brillante possibile.

  2. Allora, premesso che la sinistra ha torto a prescindere (e purtroppo i fatti dimostrano sia la verità, non una battuta) io ritengo che una certa dose di inteolleranza sia positiva: è la miglior difesa dal pensiero debole che avanza e corrompe l’uomo moderno. Nessuno deve dimostrarti nulla. Ci sono intolleranze che sanno mettersi d’accordo con altre intolleranze e altre meno. Sta a te scegliere se associarti e con quale. sempre però nel rispetto delle leggi e dell’ambiente. Non si commettono mai reati in nome della propria intolleranza. Con amicizia!

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