Il Dialogo

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Fine settimana, rubrica nuova.
Che in questo caso nasce dall’esubero di post inviati dai nostri valenti outsiders sull’argomento riassumibile dalle tag “grillo, grillini, movimento, rottura, cazzo” e dal fatto che comunque la redazione cazzo vabbé leggete.
Signore e signori, ecco a voi

doubleimpact

Istruzioni per l’uso del dialogo
una richiesta presumibilmente provocatoria di Paolo Guccione

confulta
by Dario Corallo

Parrebbe assurdo spiegare a persone adulte e vaccinate, nel caso dei senatori anche ultra-quarantenni, “come si dialoga tra persone civili”, ma a quanto pare tocca. Del resto, se un ultra-quarantenne è abbastanza ingenuo da confondere il Presidente della Regione Puglia con uno che fa la lingua di pezza per scherzo al telefono, e soprattutto da sparare lo scoop su Feisbùk prima di verificare, tocca rassegnarsi a che gli si debba spiegar tutto.

Il “dialogo” è quello che normalmente si fa tra due persone che vogliono raggiungere uno scopo ma non sono sicure che sia esattamente lo stesso, e debbono mettersi d’accordo per fare davvero coincidere questi scopi. Per esempio, se io voglio comprare un’auto è normale che io vada da un concessionario e gli chieda se mi fa il 40% di sconto.

Lui per una mano mi fa segno che sono pazzo e, in una normale situazione di dialogo, si finisce per discutere fin quando non ci accordiamo su uno sconto conveniente per ambedue, diciamo il 10% o giù di lì. Io guido, il concessionario incassa e tutti siamo felici.
Se invece il concessionario si impunta su un poco ragionevole “Non si mercanteggia!” e sta lì ore e ore a spiegarmi tutti i motivi tecnici, etici e sociali per cui io dovrei dare tutti i miei sudati risparmi alla sua casa automobilistica piuttosto che a quei ladroni della concorrenza che fabbricano auto a suon di pubblici sussidi (ogni riferimento a ditte veramente esistenti a Torino è naturalmente puramente casuale, come ogni cosa in questo articolo) l’epilogo sarà che molto probabilmente io uscirò da lì a piedi e senza che lui abbia preso il becco di un quattrino.

Ecco, cari amici “cittadini”, questo è il comportamento delle persone ragionevoli. Io voglio qualcosa che ritengo mi sia dovuto ma su cui non tutti son d’accordo? Beh, è molto semplice: dò in cambio agli altri qualcosa che vogliono e che io sia disposto a dare loro, e tutti vincono. L’atteggiamento del “a me è dovuto tutto quello che chiedo, ma io agli altri non devo nulla” non ha assolutamente alcunché a spartire con il dialogo o la democrazia. Infatti è tipico dei monarchi assoluti e dei papi.

Come dite, cittadini? Che quello che chiedete “è dovuto per un valido motivo”? Eh, ma anche i papi, i monarchi assoluti e i Marchesi del Grillo dicono che c’è un “valido motivo” per cui loro sono loro, e noi non siamo un cazzo.
Cittadini, a quando il gradito ed atteso spettacolo di vedervi agire come persone ragionevoli e non come il Marchese del Grillo?

[P.G.]

righinoIl Caprone ed il Montone
una considerazione buttata lì da Marco Valtriani

Capita che qualche amico mi dica “oh, ma insomma, co’ Grillo anche basta.”
E lo capisco. Anche io faccio fatica a star dietro a tutte le grillate, che vi credete? L’ultima persona che vorrei essere in questo momento è Casaleggio.
Però il fatto che in redazione siano arrivati contemporaneamente articoli su quel fenomeno politico da quasi tutti i collaboratori esterni (lasciati sempre ovviamente liberi di scegliere come argomento il cazzo che gli pare) secondo me è indice, anzi conferma, del fatto che c’è un problema. No, non quello riguardo chi è il primo partito. Intendo a monte.

E’ un problema di comunicazione. L’incontro dialettico è impossibile, e diventa inevitabilmente scontro, perché si parte da presupposti diversi, e da posizioni che spesso non c’è volontà di cambiare. Checché ne diciate, il blog non è particolarmente schierato con: se uno fa una cazzata, noi la diciamo. Si è pian piano schierato apertamente contro un movimento che si è fatto strada a suon di vaffanculo, siete morti, siete tutti ladri, zombie e busoni e gargamella. Il che, converrete, non bendispone l’interlocutore: faccio una battuta, mi dai del venduto comunista morto. Aòh! Così me la tiri, e spalarti una vangata di merda di papero addosso diventa un dovere!

Io ho iniziato a occuparmi di Grillo citandolo davvero a margine come divulgatore di bufale, a farmi montare l’incazzo contro di lui sono state le difese dei suoi fanboys, stridenti unghie su specchi e argomentazioni infantili su come “emmattècheproveciai che l’aids esiste?!?’!”, cui normalmente non dovrebbe seguire un dialogo ma il battere forte la testa del tapino sulla lapide di Freddie Mercury. Lo stesso vale per altri redattori: siamo arrivati a Grillo criticando le bufale, magari mentre stavamo facendo satira su altri.
Eppure è scattata subito l’offesa, preceduta da un contrito sdegno (cazzo ti sdegni, ritardato, che mi urlavi vaffanculo nelle orecchie fino a ieri?).

Ebbene, il dialogo è impossibile. Perché si parlano lingue diverse. Crediamo in cose diverse. Per me il fascismo non è superato, per me la politica non è marcia a prescindere e non è vero che non può essere rinnovata (anche grazie a voi, stelline!), e soprattutto per me il M5S non è la cura, ma un sintomo particolarmente invalidante.
Siamo proprio di razze diverse.
E fra caprone e montone, il dialogo, se c’è, è questo.
Per cui sticazzi, gente, e godiamocela.

[M.V.]

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