Occupy the LOL

tupperwaste

Come sappiamo, volenti o nolenti, ci ha lasciato la Thatcher da qualche ora e tutto il mondo si è prodigato a ricordarci che donna meravigliosa sia stata (?!), e quanto bene abbia fatto al pianeta (?!). Necrologi a cui, se si ha un po’ di memoria e un grammo di umanità, si può rispondere con un:

e andare avanti, facendo finta di niente. Infatti farò finta di nulla e non ne parlerò, sopratutto perché non conosco abbastanza insulti da dedicarvi. Davvero. E poi perché vorrei occuparmi di cose più vicine a noi popolo italico, cose che ci tengono sempre in bilico tra un LOL e un Facepalm, cose che nascono quasi importanti ma poi si trasformano in barzellette… Il Movimento Cinque Stelle, insomma.

Ma cosa è successo in questi giorni? Quali mirabolanti imprese hanno affrontato i nostri eroici cittadini?

Sembra che uno che vale uno l’abbia combinata davvero grossa questa volta, sostenendo addirittura che noi cittadini non siamo automi, e che possiamo ragionare con la nostra piccola e tenera testolina. Una botta di vita e ribellione che nessuno si aspettava, un ragionamento che, per coerenza e logica, non faceva una piega: «Non credo che siamo pronti per governare da soli, bisogna avere la forza di riconoscerlo. Ci serve una nave scuola», il PD, con cui il M5S avrebbe alcuni punti in comune su cui si potrebbe lavorare tanto per cominciare a far qualcosa, visto che, non so se qualcuno l’ha notato, ma intorno al Parlamento pare ci sia un Paese intero di cittadini veri che un po’ ne ha piene le palle.

Insomma, da qui, l’Inferno. Da un lato, i puri del M5S coi dagli all’untore che chiamano il povero Currò «traditore, Scilipoti», e lo invitano ad andarsene nel PD, visto che c’è; dall’altro i soliti troll che gli fanno i complimenti per l’uso generoso e autonomo che fa del suo cervello, e propongono un sondaggio sul blog di Beppe il facilitatore per far decidere alla base il destino del povero Currò. Ma siccome sappiamo che uno vale uno, allora come funziona in ogni comunità democratica che si rispetti? Ve lo dico io: arriva Beppe Grillo che ti manda un trillo su messenger e HOPHOP scattare sìsignore. Insomma che famo? ‘ndo annamo? BOH, non si sa nulla. Riunione del M5S in un luogo così misterioso che Carboneria ma chi cazzo sei, vatti a nascondere.

Arriviamo quindi a venerdì, giorno della suddetta riunione, in cui 200 che valgono 200 partono in gita in gran segreto tra depistaggi e corse fra i campi (no, giuro, non è un B-movie) per andare a parlare con uno che vale uno, che, mi preme ricordarvelo, NON è il LEADER del Movimento. Ma smettiamola di chiederci perché Grillo stia sempre in mezzo ai c…ittadini, che non ne caviamo un ragno dal buco (tanto per usare una metafora di cui ignoro totalmente il significato) e concentriamoci su quello che è successo nella ridente Tragliata, il borgo misterioso nei pressi di Fiumicino, dove i nostri eroi si sono riuniti e hanno fatto comunità, come il nostro capogruppo Crimi ci ricorda fra un attacco di afonia e un’accusa a caso ai giornalisti lì presenti (questo video vale tutto il post, vi prego di seguirlo con attenzione, grazie).

Lo stesso povero Crimi che, piccolo cucciolo di boyscout, qualsiasi cosa faccia, caga fuori dal vaso, è stato rimproverato da papà Beppe che lo ha gentilmente invitato a usare Facebook con cautela, e solo per le comunicazioni politiche. Eddai, Vito, lo sai che non puoi lasciarti andare a riflessioni personali se sei nel Movimento, eccheccazzo, manco le basi!

Ma tornando ai dissidenti, quelli che pensano addirittura da soli, ecco, loro non esistono, sono un caso creato da quei giornalisti troll pagati dal nemico. Nemico che c’ha comunque un sacco di soldi perché, ricordiamo, stipendia anche tutti gli altri schizzi di merda che, se fossimo in un Paese normale, chiameremmo semplicemente opinione pubblica.

Per un’assurda coincidenza, però, pare che il non-dissidente Currò e una ventina di traditori che lo sostenevano, a Tragliata non si siano presentati. Sarà che c’è in giro l’influenza, sarà che non c’erano posti sul pullman, sarà che Currò non sapeva manco una canzone da gita, fatto sta che il povero Tommaso se l’è vista in streaming da casa la riunione. Oh, no, un momento! Perdonatemi, l’abitudine. In realtà LO STREAMING NON C’ERA. Eh no, scusate, non prendeva l’Internet, ci siamo dimenticati, non ci abbiamo pensato, le menate sullo streaming erano solo un modo per rompere i coglioni a Bersani e far vedere che siamo troppo avanti ecc. ecc.

La simpaticissima Roberta Lombardi, ai giornalisti che, giustamente, le chiedevano dove fosse la tanto decantata trasparenza questa volta, ha risposto: «Ci sono dei momenti in cui decidiamo la linea che non possiamo rendere pubblici, per non dare ai nostri avversari un vantaggio competitivo».

E, adesso, dopo la gita, occupiamo il Parlamento.

[S.T.]

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