Gli spari sopra

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“Sogno un mondo dove si possa anche dare senso, se lo sapete io ne ho fatte di cose, che son robe, eeeeh già.
(V. Rossi)
Il rischio di uno scivolone, scrivendo a distanza ravvicinata (se non a bruciapelo) di un evento grave e tragico come la sparatoria di ieri davanti a Palazzo Chigi, è abbastanza facile. Non so, basterebbe insinuare che l’attentato in qualche modo fa comodo al governo per fare quella che tecnicamente viene definita una madornale figura di merda.
Sia chiaro, io sono uno di quelli che digeriscono male i vari teatrini del cordoglio, che poi ti ritrovi con Gasparri che ti mette in guardia contro l’odio e pensi “LOL”.
Parlare del fatto in sé non è facile anche perché, come dicono i sociologi, “so una sega io” di quello che è successo davvero. Dovrebbero informarmi i giornali, ma sono troppo impegnati ad avvoltoiare sulla notizia con titoli pregni che svelano retroscena imprevedibili, tipo “l’attentatore: puntavo ai politici”, il che peraltro per me ha significato essere svegliato dalla pennica domenicale da un inquieto Diego Cerreti che chiedeva di anticipare l’uscita di “e grazie al cazzo” di un paio di giorni.
Già, i giornali. Che mollato l’osso “l’attentatore è extracomunitario” quando si sono resi conto che era solo calabrese, hanno iniziato a cavalcare l’onda dello “squilibrato“.toponazi
Squilibrato? In che senso?
Lo squilibrio psichico tout court non significa nulla.
La persona “sana”, cioè che gode del totale equilibrio affettivo, emotivo, neurobiologico, umorale, cognitivo e comportamentale, ho qualche dubbio che esista.
Avere uno squilibrio mentale è una cosa che ha un range che va dall’insonnia all’ansia alla psicosi omicida. In soldoni è una definizione che non vuol dire un cazzo.
Ma che suona bene.
Sentite? Squilibrato.
Scivola dolce in tutta la sua potenza, quella esse che spazza via la “e” di equilibrio e apre la strada al rombante “br”, che ricorda termini minacciosi come macabro e tenebra, e alla chiosa in -ato, quella di deviato, di alienato, di malato. Una parola dal sapore più colto del volgare “matto” e comunque più rassicurante di “un tizio incazzato con una pistola”. Ma, soprattutto, un termine vago e allarmante, atto ad identificare la minaccia diversa.

“Ma del tizio che ha sparato, che diciamo?”
“So ‘ncazzo io. Metti squilibrato.”

Squilibrato è il nuovo negro.

Nelle ore successive, lo squilibrato viene parzialmente riequilibrato: Preiti (la V è muta), interrogato, risponde calmo illustrando un piano studiato, premeditato. Pistola comprata al mercato nero, con 50 proiettili; spostamenti con mezzi pubblici, scelta attenta di giorno e ora. Se la storia che ha raccontato è vera, il profilo è quello di un disperato, divorziato, disoccupato: colpito più dalla vita che dal disagio psichico, ma lucido nel pianificare la sua impresa criminale.

E dunque? Da dove è saltato fuori che Preiti è uno squilibrato?
Posto che i giornalisti hanno cavalcato l’onda, che hanno come spesso accade riciclato un termine “che funziona” sbattendosene della realtà, la domanda è: ma chi è che ha tirato fuori ‘sta minchiata? Chi si è sbilanciato, con nessun dato alla mano, a fornire una sorta di pasticciato quadro clinico dell’attentatore?

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Alemanno. Su ‘ste cose è una garanzia. Non so se incazzarmi di più per il mix di ignoranza e tracotanza del sindaco di Roma o per il fatto che i giornalisti di quattro testate su cinque abbiano usato la sua definizione di Preiti (del tutto campata in aria) come leit motiv della giornata, almeno fino alla rettifica che li ha visti scrivere in coro “ah, no, non era squilibrato, ops.”
Che è il nuovo “ah, no, non era negro, ops.”

Vabbé, è andata.
Questa storia dello squilibrato secondo me ci toccherà sentirla di nuovo, è una parola troppo facile, comoda, paracula, e se d’altra parte è ovvio condannare e cercare di capire i perché dietro a un gesto violento come quello di Roma, evitando di far sì che lo “squilibrio” diventi alibi, dall’altra ci si chiede come si possa con tanta facilità appiccicare l’etichetta di “squilibrato” a chi si macchia di un crimine evidentemente premeditato, e non la si affibbi con la stessa disinvoltura a chi invece compie gesti istintivi a loro modo violenti, del tutto irresponsabili, e irrispettosi degli altri, pur da posizioni che implicherebbero un certo equilibrio logico, emotivo e comportamentale.

Per dire.

[M.V.]
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