Fare schifo, fare pena, fare la fame, fare le valigie

Come ci indica il titolo di questa rubrica, oggi parliamo di cose che mi fanno davvero schifo.

Tipo la merda ma forse di più, ché almeno quella è parecchio utile.

Insomma, siccome sono una idiota testa di cazzo  idealista e ho scelto di lavorare nei settori più sfigati in Italia (educazione-formazione-poverinegri), quando mi si toccano certi argomenti mi incazzo come una fiera.

L’altro giorno, in piena crisi mistica alla ricerca di un tema da sviscerare per la rubrica del martedì, mi è capitato sotto gli occhi, casualmente (per colpa delle pressioni della redazione, cioè di Marco), il decreto FARE.

Chiaro che il mio primo commento tecnico sul decreto è stato: ma che nome demmerda è?

Poi però mi son ricordata di essere bionda dentro e ho pensato che non avrei saputo davvero cosa scriverci perché non conosco abbastanza tutta quella materia di cui si ciancia lì dentro. Mica sono come quei geniacci che inventano le tracce per la maturità.

E allora ho desistito e ho cambiato argomento.

Ma oggi, in qualche angolo remoto del mio cervello, continuava a lampeggiare la gigantesca scritta 100 MILIONI. Tanti sono infatti i soldini che il nostro magnanimo governo investirà annualmente nell’edilizia scolastica nel prossimo triennio 2014-2016. Per fortuna si tratta di una cifra con lo 0 e quindi so per certo che fanno, in tutto, TRECENTOMILIONI.

Che uno dice “ammazza quanti soldi”. Ovviamente uno come me che già quando ha 75 euro nel portafogli si sente ricchissimo e fortemente spaesato.

E invece un cazzo. Facendo una ricerca più approfondita e un calcolo difficilissimo con la calcolatrice, tipo una divisione a 5 cifre, otteniamo questo: 300.000.000/34660 (numero scuole totali, almeno così dice l’Internet)=8655 e spicci di euro. Per non sapere né leggere e né scrivere, a me sembrano pochini, considerando le condizioni in cui versa quasi la metà degli edifici scolastici. Con quei soldi, secondo me che non sono né ingegnere né carpentiere, al massimo ci ridipingi le facciate della scuola, se i tuoi imbianchini sono rumeni. In nero.

Ma la cosa più LOL di tutte è la seguente: i soldi saranno presi in prestito dai fondi destinati alle grandi opere (il cui avvio è ancora bloccato) tipo il TAV e, sedetevi vi prego, il ponte sullo stretto di Messina. Cioè, non so se capite la gravità della cosa, ma stiamo davvero considerando la possibilità di costruirlo, invece di liquidare l’idea con un AHAHAHAHAHAHAHAH.

Siamo troppo democratici, io lo dico sempre.

Ma vabbé, sicuramente il Decreto Fare, come dice il verbo stesso, farà anche cose buone. Per l’Università, per esempio.

Essendo un po’ fuori da quella grande telenovela che è l’Università italiana, piena di intrighi, baronetti, assistenti di Diritto con le sopracciglia depilate e super abbronzati che a me mettono 24 (giuro, avevo risposto a tutto correttamente) e alla tettona che non sapeva niente 30, e storie interessanti del genere, mi lascio aiutare da un esperto, che chiameremo Cornelius Jansen.

Proprio lui, l’eretico, che è anche l’autore del titolo del post. Immaginateci discutere amabilmente in un salotto borghese, con lui che fuma la pipa e io che bevo porto facendo finta di capirne, sia di vini sia di università. O, se preferite, immaginateci su skype che ci mandiamo le faccine che vomitano insultando il PDL e pregando per l’interdizione di Berlusconi.

Ma torniamo a noi, insomma, introduciamo la nota polemica e misteriosa contro tutti questi arcobaleni cacati dal decreto, con i grandi quesiti aperti del Jansen:

“Sulla carta, la questione del turnover e delle nuove assunzioni viene affrontata. Idem una “semplificazione” dei finanziamenti. Poi, questo turnover sarà per merito o amicizie? Adesso per ogni cinque docenti/ricercatori che vanno in pensione uno se ne può assumere. Col decreto si passa alla metà dei posti possibili rispetto ai pensionamenti. Sul finanziamento della ricerca, come al solito il vantaggio sarà per ingeneri e scienziati o ci si degna anche di considerare gli umanisti?”

Ma queste “cose buone” nell’Università potrebbero bastare davvero per promuovere lo sviluppo? Io sarò anche sempre polemica e scassamaroni, ma come faccio ad essere ottimista se anche quelli che ne sanno mi danno ragione?

Soprattutto, come faccio a non invocare in modo poco armonioso le divinità, quando scopro che questi soldi per l’Università vengon recuperati tagliando servizi alle scuole? Non avete trovato proprio nessun’altra spesa inutile su cui risparmiare? Che ne so, ve la butto lì: gli F35, per dirne una famosa.

Non sono io la pessimista, siete voi che siete stronzi.

E la conferma arriva quando, facendo un po’ attenzione, si nota che fra gli 80 emendamenti non ce n’è mezzo che faccia accenno alla cultura. E mentre noi stiam qui a piangere per l’Orchestra greca, questi ci fan passare l’idea che sia una cosa positiva che almeno stavolta non ci sian stati tagli al settore.

Oh beh, grazie al cazzo, c’erano rimasti 3 euro!

Mi sembra la storia del bambino perennemente trascurato dai genitori che però, dai, almeno non lo ammazzano di botte quando son nervosi. Che culo eh.

Siamo ancora molto lontani dal capire che non ci sarà mai vero sviluppo senza educazione e senza cultura, e di quanto, in tempi di crisi, puntare sulla cultura e l’istruzione sia fondamentale per contrastare la velocità con cui l’ignoranza sta divorando questo Paese.

E quindi facciamoci riempire di contentini e cazzate e figure di merda.

D’altronde, siamo abituati così.

                                                                                  
[S.T.]

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