Un popolo di ritardati

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“Non ho capito.”
(Anonimo)
Con il termine analfabetismo funzionale si designa l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. In pratica, se sei un analfabeta funzionale, di quello che ti succede e che non ti viene sbattuto in faccia live non capisci un cazzo. Se ti sei appena offeso pensando che io ti abbia dato dell’analfabeta funzionale, per dire, probabilmente lo sei.

mortizzombiIn Italia, l’analfabetismo funzionale è quasi al 50%. Un italiano su due è potenzialmente inabile a comprendere e utilizzare nozioni di base, una specie di zombi, ma a livello logico e cognitivo. Cioè lui legge o sente una cosa (un testo, un dato, un blog), il suo cervello urla ““Ghrbghrbghrgh yéééésss” e la bocca si attiva per produrre un “uno vale uno” oppure “Renzi rappresenta il cambiamento” o “con mio cugino l’omeopatia ha funzionato”.
Con un italiano su due che è, a livello di problem solving, l’equivalente di un ritardato grave, come speriamo di sopravvivere a tutta quella mole di stronzate che, impressionando gli imbecilli con magie e lucine brillanti, inducono con una facilità disarmante metà paese a bersi damigiane di merda e a urlarti in faccia “svegliaaaaa!” con l’alito che puzza ancora di Gaia?
Cosa succede quando una persona su due (se non sei tu, è quello accanto a te) di fronte a una situazione qualsiasi analizza il problema partendo da presupposti probabilmente sbagliati, servendosi di nozioni alla rinfusa raccolte qua e là, e mettendo in fila i vari elementi senza ricorrere alla logica?

Fra le altre cose, se quello accanto a te non è un completo coglione, e se il coglione non sei tu, da qualche parte nel paese sta succedendo questo

il che è anche divertente, finché non realizzi che quei due potrebbero essere parlamentari. Finché non realizzi che un elettore su due sceglie i propri rappresentanti senza aver capito discorsi e programmi. Che un eletto su due potrebbe essere un cazzo di idiota incapace. E se non è un idiota incapace, probabilmente sta sfruttando o fomentando gli idioti incapaci in qualche modo.

E che quelli che potrebbero riformare l’istruzione hanno una chance su due di non rendersi conto che ce n’è bisogno, e se anche se ne rendono conto, potrebbero decidere che forse, se vogliono rimanere dove sono, è meglio che ci si pensi al prossimo giro.

Poi la gente mi chiede perché sono pessimista.

[M.V.]
 
 
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6 comments

  1. Altra perla: “Informati, c’è tutto internet!!1!!111!” Ed è vero, tutto sommato. Ma si dimenticano di ciò che ne consegue: “Se su internet c’è tutto, ci sono anche le idiozie”. Saranno in grado di riconoscerle? Si direbbe di no.

    C’è davvero di che essere disperati.

    1. Le perle sono tante. “E’ una questione controversa”, “le prove ci sono ma [il governo, la lobby giudaico-massonica, lo stato aiutato dai poteri forti, big pharma] insabbia tutto”, “e allora gli altri?”
      Purtroppo non vedo la luce in fondo al tunnel, solo solida muratura.

  2. Basta iniziare a scavare molto velocemente fino a raggiungere l’extraterritorialità. Poi, a parte la luce del sole, si può vivere piuttosto comodamente con la certezza di essere circondati -rispetto alla Madrepatria- da un minor numero di esseri ipodotati…

  3. Ciao Marco,

    se ti può rendere in qualche modo lieto, c’è chi, come me, è più pessimista di te! …..io ritengo eccessivamente bassa la percentuale di idioti che tu hai fornito. Noi siamo in un’epoca – ma, forse, è stato sempre così! – in cui si vive con “ragionamenti” predefiniti, da software. Quasi tutti gli individui, per uscire dal linguaggio informatico, hanno delle etichette pronte, forniteli dal passaparola, per ogni evento o persona. Un’etichetta per un politico, per un filosofo, per una festa ecc. ecc. Persino chi si vanta, ad esempio, di essere andato a comprare e di apprestarsi a leggere un libro di poesie, lo fa sotto l’imput di una qualche moda; non a caso, tornando a casa, si appresta a vedere qualche “vuoto assoluto” come una trasmissione della De Filippi! ….ormai, siamo quasi tutti diventati esigenze di mercato!

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