La protesta dei padroni

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A una settimana dalla strage turca dei 301 minatori morti, il proprietario ordina ai superstiti di tornare in miniera.

Se vi si fermasse la macchina, non provereste subito a girare la chiave e rimettere in moto tutti i fruttuosi cavalli motore? Cosa di più naturale?

Cosa? Son persone e non strumenti?

Dissento.

Non esiste cima di piramide senza una consistente base. E questo sono i lavoratori più “umili”: grossi, pesanti, stupidi e limitatamente capaci massi posti a sostenere i piedi di quelli che si occupano di vivere. O qualcosa del genere.

Come ci ricorda il buon Louis, se accettate certe conquiste dell’umanità, dovete pur accettare ciò che le ha rese possibili. Come ad esempio il considerare buona parte dell’umanità mero strumento di consumo.

Non esiste piramide senza tonnellate di schiavi morti sotto di essa. O peggio, che vivono per essa.

Non si tratta nemmeno di vite inutili, ma di utili non vite.

Sarà per questo che fa strano vedere un consigliere del primo ministro turco prendere a calci un manifestante indignato per le morti in miniera, per i sistemi di sicurezza imbarazzanti, per la negligenza, per il disinteresse, per la connivenza col dominante partito islamico, per il trattamento economico, etc etc etc. Cioè, che senso ha toccarli? Non fa pure un po’ schifo? Conviene mischiarsi con quella gentaglia rinchiusa là dentro? Non è forse questa la nostra forza: il fottercene di chi sta peggio?

Evidentemente i dirigenti turchi sono più umani, ad esempio, dei nostri, che più prosaicamente ignorano i problemi della plebaglia, limitandosi a deriderli dicendosi piuttosto preoccupati per cose come le scie chimiche, la vivisezione, i propri stipendi, la divisione dei poteri, tutti a casa, i negri… cioè, almeno il rispetto di stare ognuno al proprio posto. Al limite si manda un poliziotto a riattivare la circolazione sanguigna in qualche testa intorpidita.

Ci sta invece che si siano arrestati un po’ di responsabili, qualche dirigente, persino il figlio del proprietario, non foss’altro che per l’incapacità di gestire un gioco del quale potevano manipolare a piacimento le regole. E questo è un argomento a me caro: se hai il potere e ti fai beccare in fallo, devi essere punito non tanto per il fallo, quanto per la comprovata inettitudine: disonesti sì, ma almeno bravi cazzo.

Comunque, come cantava il buon Faber, “le fabbriche riapriranno, arresteranno qualche studente”, poi si tornerà ad avere carbone a buon prezzo, tecnologia a basso costo, palloni cuciti da giovani manine e la benzina più cara, ma tanto non sono cose di cui preoccuparmi, a me va bene così. Ora vi lascio che se faccio tardi in fabbrica mi trovano un sostituto.

L’importante è non farsi prendere dal panico.

Oppure sì.

Chiedo scusa ai lettori per aver interrotto la striscia positiva di scherzosi insulti ai dementi compatrioti, ma in certi momenti allontanare lo sguardo è l’unico modo per non vomitare sulla tastiera, sebbene possa sembrare che l’abbia fatto comunque.

[D.C.]

 

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9 comments

  1. In realtà hai colto un’occasione di cronaca nera, per fare la solita prosopopea anti grillina. Come i peggiori politici professionisti che strumentalizzano senza rispetto qualsiasi cosa. Secondo me dovresti vergognarti di questo. Sicuramente non lo farai.

    1. Adesso mi spieghi per benino dov’è l’attacco ai grillini.
      Perché escludendo una breve e generica passata contro vari tipi d’idiozia, di cui spero i cinquestelle non rivendichino la proprietà, le argomentazioni di questo pezzo sono dirette nella quasi totalità contro il potere politico ed economico, e i cinquestelle al potere non ci sono mai stati.
      Forza, uskebasi, sono curioso: frase per frase, dov’è l’attacco ai grillini?

      PS: hai un’idea vaga di cosa sia la prosopopea?

      1. Nel linguaggio contemporaneo per “parlare con prosopopea” si intende un discorso fatto con eccessiva enfasi rispetto al tema trattato. In senso ancora più negativo il termine viene talvolta usato per indicare atti, parole, atteggiamenti di pomposa superbia. (Fonte Wikipedia)

        La seconda la prendi in pieno direi.
        Se poi vuoi ergerti a paladino dell’Accademia della Crusca fai pure, ma non saresti molto coerente con il tuo modo di scrivere che presenta più di un’inesattezza sintattica, mascherata da “scrittura creativa”.

        Dove sta l’attacco non devo dirtelo io. Lo sai benissimo e non credo che tu scriva “a tua insaputa”. Il mio appunto stava proprio qui: animato da un livore fazioso hai costruito un blog a senso unico, al punto da non riuscire a sfuggire a questo trend neanche quando parli di cose che non avrebbero nulla a che fare con l’argomento politico che tanto ti turba. Continua pure così a sprecare la tua creatività. Come designer di giochi vali molto di più. Ma che te lo dico a fare?

      1. Ah Ah Ah, un commento che aggiunge davvero contenuti!
        Ma tu pensa: se deve farsi una vita chi discute di un’articolo… quello che fa un commento così? cosa deve fare?

      2. No se devi trovare un attacco al Sacro Blog in un articolo che non lo cita, è evidente: non c’hai DI MEGLIO DA FARE.

        Ripeto, FATTI UNA VITA.
        E due risate ogni tanto

      3. Le ho appena fatte due risate! Vedo che non cogli… Se devi fare un commento inutile ad uno che commenta un articolo su un blog…, “è evidente: non c’hai DI MEGLIO DA FARE”. 🙂
        Un caro saluto.

      4. Invece, uskebasi, voglio proprio sapere frase per frase dove questo articolo attacca i cinquestelle. Perché se mi dici che su questo blog siamo apertamente e fastidiosamente contro Grillo, sono pronto a darti tutta la ragione che vuoi.
        Se però dici che *questo articolo* usa un fatto di cronaca per uno sperticato attacco ai cinquestelle, gradirei capire dove, perché io proprio non ce lo vedo.

        Peraltro, l’articolo non l’ho scritto io, pensavo che le iniziali diverse in firma e il nome scritto sul banner aiutassero, ma sono sempre troppo ottimista.

  2. La cosa interessante dei grillini è che se li critichi e li contesti, non se legittimato a farlo come dovrebbe essere in un paese dove vige il libero pensiero, ma sei uno strumentalizzatore, sei venduto, sei come i politici di professione, devi vergognarti.
    Poi invece quando loro o il loro capo insultano e fanno di tutta l’erba un fascio no, loro possono, perché loro sono onesti.
    Vabbe’.

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