Omeopatia e malattia mentale

Una delle maggiori case di prodotti omeopatici del mondo viene colpita da una serie di class action in USA.

Non fraintendetemi, la prevedibilità dell’evento non deriva certo dalla prontezza mentale degli americani, bensì dalla loro propensione a lanciare cause come fossero coltelli da negro in una rissa da pub. La notizia è che stavolta ci hanno preso.

Un duro colpo per Big Pharma 2 o Big Omeopharma o Big Parapharma o Big Truphpharma (sì, con la doppia effe) o come diamine potremmo chiamare l’insieme di produttori di falsi medicinali, personalmente rimango indeciso tra “stana imbecilli” e “parassiti della società”.

Sperando di non dover fare riferimenti tecnici all’omeopatia e alla sua capacità farmaceutica, con la sola esposizione dell’oggetto, di offendere l’intelligenza di un’intera specie, vorrei fare una considerazione sui principi che animano tale pratica e la sua applicazione pedissequa anche da parte di utenti ignari.

Mi domando se la diluizione “magica” ad esempio sia alla base delle giornate lavorative di chi produce questi “medicianali”, se ci sia uno che agita davvero l’acqua prima di travasarla in altra acqua, se sia conscio della propria inutilità o se si senta importante come quelli che si schierano in conflitti che non gli appartengono, non solo per distanza, ma per cultura, concezione e comprensione. Mi domando se la diluizione di un’idea sia alla base di movimenti come la Lega o il M5S, che ci hanno dimostrato, meglio di quanto sia mai riuscita la diagnostica omeopatica, come un’idea vagamente sensata possa svanire completamente nel giro di qualche passaggio; i sei gradi di separazione applicati al concetto: dal “miglioriamo le cose” al “ce l’abbiamo duro”/”tutti a casa”. Mi domando se la “convinzione che possa funzionare” basti davvero per affrontare cose come fare un figlio senza alcuna considerazione razionale dello status personale, e lo stress di tre vite che non ce la stanno facendo nemmeno se credono che possa funzionare, e separazioni, e stragi in famiglia e padri senza tetto e figli senza futuro. Mi chiedo se il “almeno non fa male” sia alla base delle radicate superstizioni che ci sollevano dalla responsabilità d’azione, se un segno della croce alla sera vale l’aver scavalcato il barbone fuori dalla chiesa, odiato tutti i cinegri incrociati, l’odiare sotto sotto i cazzi scappellati, il deprecare anche qualche poveraccio di casa nostra e il non aver battuto gli scontrini della giornata, che “diamine, qua se non ci pensassi io a me, mi lascerebbero fare la fine de ‘sti morti de fame”.

Oppure non è abbastanza l’omeopatia? Forse ne servirebbe di più, per coprire questo e un po’ d’altro, per intervenire su questo genere di malattie che colpiscono il comportamento delle persone fino a renderle incapaci di agire almeno dignitosamente, come malati di Alzheimer selettivo e Parkinson correlato, contemporaneamente, un popolo di focomelici che tentano di masturbarsi senza darsi una mano.

L’omeopatia potrebbe dunque guarire la malattia mentale, sostituendola a parità d’effetto?

[D.C.]

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