Come scegliere il tuo gatto

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un ragazzo squilibrato si suicida portando con sé la sua ragazza.

Se c’è una cosa al mondo alla quale non sono contrario, per la miseria, sono proprio i suicidi. Oltre all’altissimo valore simbolico, al coraggio ed alla profondità del significato, c’è un concreto guadagno per la società. Nel caso non si possa offrire di meglio, suicidarsi è sempre il miglior gesto che si possa offrire alla comunità.

Fammi un favore, capo…

Detto questo, portarsi appresso qualcuno non è esattamente la più nobile delle azioni, anche se in questi casi non riesco a non fare quella cosa che mi fa tanto sentire “il razzista del giorno” di tutti i giorni, il razzista d’appartamento, il razzista della porta accanto, quello che, nemmeno tanto in fondo, pensa “a me non sarebbe potuto capitare”. Però cazzo, davvero, non credo mi sarebbe capitato di “farmi suicidare” da quello schizzato del mio partner.

E dico questo nonostante non sia mai stato uno abituato “a scegliere”, anzi, più spesso preso e “fidanzato coattamente”, però, cazzo, vogliamo farla un minimo di selezione? O almeno vogliamo comportarci un minimo in modo da limitare gli incontri con gente pericolosa o semplicemente pessima?

Brutto a dirsi forse, ma che tagliassero a me la testa in Afghanistan era davvero difficile, che sparassero a me in fuga da un posto di blocco altrettanto, e lo stesso che la mia ragazza mi uccidesse (pur avendola stimolata a sufficienza) durante il suo suicidio (o meno, che non è certo il primo dramma di coppia con morto di cui leggiamo) e perché mai? Probabilmente perché non vado in zone di guerra, non forzo posti di blocco e non scelgo come compagne delle psicopatiche assassine.

Sembra semplice eh?

Sono consueto dire che la persona con la quale ci si accompagna è il nostro primo, e forse più attendibile, biglietto da visita. Sebbene vi possa essere una enorme differenza tra i due, il fatto che uno abbia scelto l’altro lo lega innegabilmente a quel tipo di essere. Dunque non provo compassione né pietà per quanti si trovino ad affrontare i problemi generati dal proprio partner, la stessa che non provo per uno che si schianti da ubriaco, io, figlio del terrificante ed impietoso: “chi è causa del suo mal pianga sé stesso”. Io che di cazzate ne faccio, sempre, cerco solo di non esagerare nella magnitudo.

Povera ragazza, pare abbia gridato aiuto poco prima della fine, ma chi può proteggerti dalle tue scelte? Il poveraccio era matto, ma lei che scusa aveva per essere lì? Lì a rompere il cazzo in Afghanistan, lì sul tetto di un palazzo insieme ad un maniaco suicida. Che vuoi, capita, a qualcuno più, a qualcuno meno.

La morale della favola è che se dovete scegliere un gatto, dovete sceglierlo non in base a quanto vi sentiate sole oggi, bensì in base a quanti suoi peli vorrete che trovino nel vostro tampax quando eseguiranno la vostra autopsia.
Comunque sia, perdete tempo a farvi qualche domanda prima di scegliere, perché la risposta potrebbe essere, semplicemente, “NO”.

[D.C.]

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6 comments

  1. Apprezzo, da tempo, questo blog, per il coraggio con il quale il cattivo gusto viene usato come una clava contro luoghi comuni, idee mal digerite e la retorica dilagante. In questo caso, però, devo dire che faccio fatica ad accettare un post simile, che trovo, per certi versi, agghiacciante… Ho pensato anche a come potrebbero sentirsi i genitori della ragazza leggendo queste tue considerazioni, e mi ha fatto davvero male. E’ evidente che se fosse semplice capire cosa c’è nel cuore e nella mente di una persona, e se fosse semplice comportarsi di conseguenza – se le persone fossero mosse da istinti elementari come accade per i gatti – sarebbe tutto diverso; e forse avresti ragione tu. Ma non è così, non è così proprio per niente, e far ricadere le colpe sulla vittima, anche solo una parte, è qualcosa che non riesco ad accettare. Sorry.

    1. Sottoscrivo. Mi sembra che l’uomo che scriveva si fosse fatto prendere la mano dal suo stesso modo di scrivere, imponendolo anche ad un evento che non puoi chiudere dentro un recinto. Mi rivolgo all’autore: magari abbiamo posizioni diverse, magari credi davvero che certe vite valgono meno di altre, e non provi empatia per certe categorie di persone – è una questione di scelte. Ma questo articolo manca di approfondimento, manca delle parole che ha scritto il ragazzo premeditando il suicidio (vedi link in fondo), manca di domande essenziali che sorgono spontanee. Sarebbe bello riscrivere questo articolo considerando di usare un punto di vista diverso, più profondo.

      http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lombardia/2014/notizia/giu-da-palazzo-con-la-ex-nella-lettera-di-addio-voglio-che-provi-terrore-_2068167.shtml

  2. Penso che abbiate entrambi profondamente ragione.
    Ed è per questo che io ho scritto questo articolo. Cioè il motivo per cui l’ho scritto io e per cui l’ho scritto così.
    Non empatizzo, e approfondire non aiuterebbe, giacché il ragazzo aveva già provato a suicidarsi nella stessa maniera qualche tempo prima (rendendo per altro vero l’adagio “repetita juvant”).

    Se seguite il blog saprete che mi dispiaccio solo per la morte di quanti portino felicità a me o all’umanità tutta, per tutti gli altri, cazzi loro, anzi, un di meno. Ovvio che se morissi io a mio padre dispiacerebbe, ovvio che il conionvolgimento ottunde la ragione, ma io non sono coinvolto e mi permetto di ragionare, a freddo, distante, con cinismo. E mi piace pensare che ce ne siano altri così, come il chirurgo che dovrà operarmi, ad esempio, o quanti dovranno aiutarmi, in generale, analizzando la mia situazione con più ragione che “va dove ti porta il cuore”, perché se poi il cuore ti porta giù da un palazzo di otto piani, oh, be’, vacce te.

    Belli i pezzi strappa lacrime da rai due o da canale cinque o etc, bello navigare sui mari di “poverino che disgrazia” e bello pensare che la vita sia sempre troppo difficile da affrontare e che gli errori non dipendano mai da noi, che non abbiamo una vera possibilità di scelta, che la vita non è che la guidiamo noi, magari che ci sia un’entità superiore o un destino scritto, oppure lei era dell’acquario, era ovvio che sarebbe finita così, bastava leggere Branko con attenzione. Ma col cazzo. La ragazza non è stata colpita da un meteorite mentre andava a fare la spesa in un piccolo alimentari italiano, è stata trascinata giù perché era col suo ex/non ex maniaco suicida sul cornicione del tetto di un palazzo di otto piani. E grazie al cazzo, potrebbe dire qualcuno.
    Ecco, io sono quel qualcuno.

    Invece è compito dei genitori piangere (adesso, prima era educare a fare un pelino più di attenzione, ma ormai…).

    Poi mi si può dire che da giovani sia normale fare cazzate, e allora saremmo ancor più d’accordo, soprattutto nello stabilire che di cazzata si tratti. Prezzo troppo alto per una distrazione? Può darsi, ma sapete meglio di me, data la vostra empatia, che la vita può essere una severa insegnante. Ecco, spero che da tutto questo abbiamo almeno imparato qualcosa: facciamo un po’ di attenzione, perché quanto meno a voi che avete sprecato tempo a leggere queste insulse e spietate righe, se dovesse accadere qualcosa del genere, urlerei dal terrazzo un fortissimo “te l’avevo detto!”.

    Grazie per aver espresso la vostra opinione, spero di aver chiarito posizioni e motivazioni delle mie eccessive parole.

    1. Be’ allora forse non era necessario che tu impiegassi il tempo a scrivere il primo articolo, forse sarebbe stato sufficiente scrivere “io sono cinico e Darwin vince sempre”. Esiste una cosa chiamata psicologia, esistono rapporti patologici di dipendenza in special modo tra vittime e carnefici, e questo lo sappiamo tutti, per cui credo che si possa risolvere tutto con un chi se ne frega, ma non con un “se l’e’ cercata”.

      1. Un po’ come se la rubrica s’intitolasse “E grazie al cazzo!” (sinonimo di ovvietà).
        Lo so, è ovvio, ma se la gente ancora è così… “distratta”, evidentemente non lo è per tutti.
        No, non se l’è cercata, semplicemente non ha fatto nulla per evitarlo, sono stati distratti i genitori, di lui e di lei, ma soprattutto è stata distratta lei, a salire in terrazza con un maniaco suicida, va bene il rapporto psicologico, ma questa è negligenza grave nei confronti della propria incolumità.

        Non esattamente chi se ne frega, è più un “occhio a quanto ci stiamo lasciando andare nell’essere indulgenti con un lassismo culturale, intellettuale, comportamentale ed esistenziale” dalle conseguenze evidentemente drammatiche. Drammi per quali però, con o senza la vostra empatia, non mi sento più strappare il cuore, bensì cadere le braccia.

  3. Non e’ questione di empatia, ma di analizzare le situazioni e di provare a guardarle da molti lati, quindi prova a pensare altrimenti, che ne so, che lei si trovasse li’ PROPRIO in virtu’ del fatto che, essendogli ancora affezionata, pensava di poter evitare un ennesimo tentativo di suidicio, e mai avrebbe potuto pensare (visto che lui nella sua lettera di addio sostiene di “diffidare da chi ride sempre”) che non solo aveva gia’ deciso di buttarsi, ma aveva gia’ deciso di ammazzare pure lei, perche’ la odiava a morte, letteralmente. Non pensi che potrebbe capitare a chiunque, te compreso? Per ipotesi, ti chiama la madre di un tuo amico e ti dice che sta malissimo, se puoi provare a fare qualcosa, e quando arrivi la’ scopri con orrore che non aspettava altro, perche’ la realta’ e’ che ti odia da mesi e vuole solo ammazzarti prima di farla finita. Non mi sembra fantascienza. Lei lo aveva lasciato, ricordi? Non aveva scelto di stare con un maniaco suicida, e credo nessuno di noi, a meno di non far parte del mondo criminale, si aspetterebbe mai di essere ammazzato da un conoscente.

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