Paese a tutele inesistenti

tupperwaste

Ho molte cose da dire che probabilmente suoneranno come populiste, qualunquiste, demagogiche o come più vi pare e ne sono altamente cosciente. Ma le dico lo stesso perché è un discorso generale che mi piacerebbe fosse affrontato da qualcuno più rilevante e competente di me, e che sia sopratutto capace di una migliore esposizione.

Volevo scrivere oggi un post su Renzi e la discussione sull’art. 18. Premetto a me stessa che non ho le competenze tecniche per comprendere appieno la questione e quindi non mi infognerò in discorsi più grandi di me da cui non saprei come uscirne, ma ho letto molto, cercato di capire, mi sono informata e la conclusione è che eliminare l’art.18 mi pare una cazzata.

Alcune riflessioni personali che chiameremo “art.18 for dummies” perché fondamentalmente non ci capisco un cazzo e mica sono come quelli de Il Post che posso permettermi di scrivere “L’art.18, spiegato bene”.

La prima cosa che penso sui vari tentativi di creare mediazioni e quindi non abolire del tutto l’articolo ma mantenerlo solo in occasione di licenziamento per motivi discriminatori è LOOOOOOOOOL.

Argomentiamo: io sono un dipendente, gay o incinta o rumeno o komunista, oppure ancora peggio rumena gay incinta e komunista. Il mio datore di lavoro mi licenzia e so benissimo che i motivi sono quelli di cui sopra. Mi appello all’art.18 per farmi tutelare (che ottimista!) e il mio datore di lavoro si difende dicendo “ehi, ti ho licenziato perché c’è la crisi e dobbiamo fare dei tagli, mi dispiace”. Conclusione: mi danno un rimborso misero e mi attacco al cazzo, senza possibilità di essere reintegrato o andare da un giudice o dal padrone del mondo per farmi difendere. Dove sarebbe la tutela?

E, ampliando il discorso a tutta la riforma del lavoro, dove sarebbero le tutele? Stiamo ancora parlando della flessibilità come la salvezza del paese, perché siamo “choosy” e invece il futuro è dinamico e noi ci dobbiamo adattare a questi contratti precari e a lavorare massimo per sei mesi in un’azienda. Che sarebbe anche interessante e stimolante se dopo questi mesi uno avesse la sicurezza di essere immediatamente assunto da un’altra parte e invece no, ti scade il contratto e ti attacchi al cazzo. Mi piacerebbe raccontare a Renzi del mio contratto a progetto che scade a dicembre anche se non sto lavorando più da due settimane perché non ci sono più casi da seguire con i servizi sociali, ché non ci sono soldi, c’è la crisi e il municipio/comune non sgancia un euro. Dov’è la figata della flessibilità? Dove sono le tutele? Qualcuno mi rimborserà per questi prossimi due mesi? Qualcuno mi reintegra in qualche altro servizio dell’azienda? No, perché il contratto è così, se lavori ti pago, e non è un problema mica del datore di lavoro se il tuo lavoro non c’è. Ti liquidano con un mi dispiace e bon.

Penso anche che ci concentriamo sulla riforma del lavoro, sulla mancanza di tutele per il lavoratore e forse sarebbe il caso di riflettere sul fatto che in questo paese di tutele non ce sono in qualsiasi campo.

Leggevo ieri la storia di una operatrice scolastica che ha dovuto scegliere tra pagare le bollette e pagarsi un corso di aggiornamento, e ha scelto di farsi staccare la luce e puntare invece sulla formazione professionale perché, sarà incredibile, ma c’è ancora qualcuno che ci tiene a fare il suo lavoro ma sopratutto a farlo bene, anche facendo rinunce per poterselo permettere perché la formazione non è sempre gratis o a carico dell’azienda per cui si lavora. E sopratutto nel mondo della scuola, come sappiamo, non ci sono tutele o stipendi adeguati per gli insegnanti figuriamoci per gli educatori dell’assistenza ai bambini disabili che sono spesso sottopagati specie in rapporto alla mole di lavoro che devono sostenere ogni giorno e a quanto debbano studiare e formarsi fuori dalla scuola per offrire un servizio decente.

Ma alla fine, di che vogliamo parlare? In Francia costruiscono gli asili ecologici per risparmiare il 60% delle spese, e noi stiamo ancora cercando di capire se possiamo investire per sostituire i banchi degli anni ’50 e ristrutturare le scuole che cadono a pezzi.

Ce lo fanno capire già dal nido che ci dobbiamo attaccare al cazzo.

[S.T.]

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3 thoughts on “Paese a tutele inesistenti

  1. Ma quali “tutele crescenti”? Si arrampicano sugli specchi.
    Quello che manca è l’onestà intellettuale per dire una volta e per tutte “bambole, non c’è una lira. Gli imprenditori, che guidano la baracca, la vogliono così e così ve la prendete. Perchè io sono io e voi non siete un cazzo [cit.]”
    Però laggente è contenta (almeno il 41%, di cui un buon 50% vota a cazzo a prescindere, del 60% degli aventi diritto).

    P.S. Se serve un caso da seguire posso darti il mio indirizzo. Ah no, scusa… hai detto “sociale”: avevo letto “psichiatrico”.

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