Landini e la Leopolda: il futuro è già iniziato

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tupperwaste

Vorrei iniziare con una piccola premessa: nonostante il mio odio per Renzi sia quasi pari al mio odio verso gli amaretti, cerco sempre, per onestà intellettuale, di essere il più obiettiva possibile. Se, come ipotesi remota, un giorno Renzi facesse qualcosa di apprezzabile, gli direi oh bravo giovane Renzi™. Purtroppo al momento questa ipotesi resta irrealizzabile e di conseguenza il mio odio livello over 9000. Sicché probabilmente non sarò obiettiva, quindi se siete renziani, come dire, mi dispiace per voi. Ma questo a priori.

Come saprete tutti, lo scorso fine settimana è stato ricco di eventi che hanno visto schierarsi da un lato la bella gioventù che fa davvero politica (si riconosce perché è seduta attorno a dei tavoli in un garage e ha una camicia bianca con le maniche arrotolate) e si impegna per portare il Paese nel futuro *che è appena iniziato*, e dall’altra quei quattro poracci (un milione secondo la Questura) che protestavano per le strade di Roma contro il Jobs Act.

La Leopolda è stata la passerella su cui mi sarebbe piaciuto davvero sfilare vomitando sugli astanti, astanti che avevano come rappresentante d’eccezione un illuminante Davide Serra che s’è lamentato perché, a causa di uno sciopero di ‘sti poracci degli aeroportuali in disoccupazione, ci ha messo 6 ore per arrivare da Londra alla Leopolda e questo vi sembra il futuro? EH? Lo sciopero non è un diritto, ha detto, è un costo per noi giovani imprenditori, ma sopratutto, scusate, chi vorrebbe mai investire in un Paese di fancazzisti che passano i fine settimana a fare le manifestazioni a Roma invece di lavorare 24h pure di domenica?

Renzi d’altronde è stato chiaro: bella la piazza, molto suggestiva, ottima fotografia, bravi tutti ma qua stiamo facendo cose serie, quindi se evitate di fare rumore grazie.

Dall’altra parte c’erano la CGIL e la FIOM che hanno portato in piazza un milione di persone per protestare contro l’abolizione dell’art.18 ma sopratutto contro la nuova riforma sul lavoro. Persone che chiedono diritti che son stati tolti, lavoratori che questi diritti manco li hanno mai visti, persone descritte come troppo antiche, perché “l’art. 18 è come mettere il gettone per far funzionare l’Iphone”. Iphone che sarebbe rappresentato da Renzi che, come sappiamo, è il futuro e, con il suo provincialismo da quattro soldi, vuol farci credere di essere innovativo e che siamo noi quelli ancorati a un’idea del lavoro che non esiste più. Senza parlare della sua schizofrenia che da un lato annuncia la scomparsa del mito del posto fisso e dall’altra la volontà di abolire il precariato. Sarebbe carino che fosse lui ad ancorarsi a degli stabilizzatori dell’umore *nota per lo psichiatra*.

Renzi ha risposto alla piazza così, fregandosene perché lui deve andare avanti e non c’è tempo per dialogare, per trattare, le riforme vanno fatte perché qua è un attimo che passano i mille giorni.

A prescindere dalle considerazioni legittime che possiamo fare sulla Camusso o su Landini, quello che mi preme sottolineare è che il 25 ottobre in piazza non c’erano solo persone iscritte al sindacato, non c’erano solo i fan della Camusso, per cui sbeffeggiare la piazza non è un modo per andare in culo alla Camusso che magari sta sul cazzo. No. Sbeffeggiare la piazza è un insulto a gente che probabilmente ti ha pure votato (OPS, dimenticavo, non sei stato votato dai cittadini che prendi per il culo, mannaggia), che ha votato il tuo partito di merda e che probabilmente da mesi sta passando in rassegna tutto il calendario come faccio io che manco ho votato PD.

Ma non voglio parlare di Renzi, neanche del fatto che ieri sono stati caricati dalla polizia degli operai a Roma, e nemmeno di Renzi che (dopo aver passato il fine settimana a prendere per il culo sindacati e lavoratori) ha chiesto di “abbassare i toni”.

Parliamo di questo nuovo (…) fenomeno direi criptofeudale che porta i cortigiani di Renzi a difendere l’indifendibile anche in occasioni in cui sarebbe carino tacere o ammettere candidamente che si è pisciato fuori dal vasino.

Di cosa parliamo? Della polemica sorta in seno alla dichiarazioni di Landini che, dopo le botte, ha detto “basta slogan del cazzo” sottolineando che “non ci ascolta nessuno, mica siamo alla Leopolda”. Frasi che, anch’io che non mi considero di certo una fine intellettuale o una esperta di semantica, ho interpretato per quello che sono, cioè un riferimento alle dichiarazioni del compagno Renzi (“questo è il governo più di sinistra di sempre” cit.) sulla storia di non trattare coi sindacati o con chicchessia perché les jeux son faits. 

Invece no, perché Il Cortigiano non ci sta, e Landini non si può permettere di dire una cosa simile, ché sembra che i bravi ragazzi democratici della Leopolda abbiano preso i manganelli e siano andati a crepare di mazzate gli operai (!!!). Se al Cortigiano fai notare che il punto è un altro, e cioè che, senza che ce ne fosse motivo, delle persone sono state caricate dalla polizia, lui ti dice sì ok, ma non possiamo dare la colpa a Renzi. Perché Renzi è buono, Renzi ci vuole portare nel futuro. La colpa è di Landini che alza i toni (!!!) e approfitta di un episodio grave (ma non grave come criticare la Leopolda attenzione) per criticare Renzi e tutti i ragazzi che hanno partecipato a questo processo dialettico, democratico, inutile  fondamentale per il progresso del paese che si chiama Leopolda. E la democrazia è palese perché in qualsiasi contesto democratico ce la si canta e la si suona tra di noi, ma in modo democratico, senza consultare le parti che non sono d’accordo con noi. Perché questo crea conflitto e scontro dialettico e lo scontro non è democratico, poi comunque è antiestetica la gente che magari si urla addosso, mentre vuoi mettere che bello sorridere felici attorno al tavolo nel garage?

[S.T.]

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