Meno siamo e meglio stiamo

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Sterilizzazione di massa in India, casi di morte per mala sanità.

A parte la negligenza grave delle ragazze nel farsi operare da un informatico (o  matematico) in un paese di gente che usa celebrare festività gettandosi in una interminabile colata di diarrea, c’è da dire che il piano di controllo demografico sta dando risultati decisamente migliori delle aspettative, avvicinandosi al mio piano per il controllo demografico retroattivo. Il quale è comunque da intendersi in creative commons.

Terminato l’immancabile siparietto razzista, in cui sottintendo ironicamente che le ragazze siano in grado di decidere qualcosa, veniamo alla breve analisi dei fatti: gli indiani, dopo il successo di Bolliwood, si sono messi in testa di poter fare qualcosa di buono oltre alle focacce tandoori, e ovviamente, come per ogni altra società sviluppata secondo il moderno progresso, la crescita e lo sviluppo non possono prescindere dalla riduzione della popolazione: siamo umani, meno siamo e meglio stiamo. Entro certi limiti, certamente, che non vorrei essere costretto a dover aggredire Salvini e poi correre a casa per sentirlo piagnucolare solo perché non c’è nessun altro che non si schifi a toccarlo.

Controllo demografico dunque, bene, piano di sterilizzazione, un pelino aggressivo, anche se capisco che il livello generale possa godere di una forzatura più che di un invito alla saggezza (siamo familiari con questo no?). Ovviamente sterilizzazione femminile, manco a dirlo, mentre pare che per lo più le giovani coppie vengano convinte al gesto con una sovvenzione pubblica, ancora molto democratico. L’eccesso di zelo arriva invece nei medici che oltre ad impedire nuove nascite sono riusciti nell’intento della somma negativa. Sarà per l’innegabile talento matematico, sarà per il negabile talento medico, fatto sta che la cosa sta diventando piuttosto grave e la riduzione demografica si rischia per mancanza di materia prima. E la mancanza di vacche, in india, potrebbe essere considerata una vera catastrofe.

Non che mi senta dispiaciuto per questo, alla fine, statisticamente, non è che ci stiamo perdendo ‘sto granché di figliuole, fossimo stati a parlare di svedesi… ma in Svezia, guarda un po’, questo problema non ce l’hanno.

E noi?

[D.C.]

 

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