Il nuovo Presidente della Repubblica

Prodi si dichiara “fuori dai giochi“.

Rileggiamo: P R O D I.

Ve lo ricordate Prodi? Romano Prodi?

“Io sono soprattutto un buon democristiano che sa lottare tra la vita e la morte senza dover offendere né l’una né l’altra”.

Ecco, galleggiando nella nebbia al sapor di mortadella che contraddistingue le sparizioni di Prodi e la memoria politica degli italiani, il professore è rimasto in attesa, lasciando agli altri di fare i conti con l’immagine di un’Italia sempre più disastrata, un cumulo di letame che mi ravviva le parole del mio amico contadino: “Nun la tocca’. Nun la tocca’ che è come il resto der letamaio: più la smovi più puzza”.

Mentre il pupetto Renzi fa lo splendido alla faccia delle sberle che continua a prendere da destra e da sinistra centro, mentre Silvio fa la figura della mummia rassettata con due rotoli usati di carta igienica, mentre il popolo s’indigna in una guerriglia tra poveri senza confini e in una guerra di trincea da dietro tastiere impazzite, il buon Prodi se n’è rimasto in ombra, godendosi la sua vaga impopolarità fino a ripulire così tanto il proprio nome da passare per papabile prossimo Presidente della Repubblica.

“Io sono fuori dai giochi”. Vero, come sempre. Una specie di Cartman paciocco che non compete, si presenta solo quando ha già vinto.

Mentre riceve i complimenti di un Kerry a cui avranno suggerito “non faccia domande, lo saluti e sorrida annuendo”, mentre solletica i sogni di gloria di Putin sussurrando la sconvenienza delle restrizioni verso l’amico russo, mentre sostanzialmente, come gli si addice, non fa in realtà nulla di nulla, in attesa che di nuovo si liberi uno spazio in cui infilare la propria deleteria inutilità.

Come una pizza margherita, non è la preferita di nessuno ma nessuno la può schifare, così la scelta di Prodi come prossimo presidente della repubblica diventa uno scenario tanto più credibile quanto più negato.

E a noi?

La verità è che non cambierebbe l’Italia nemmeno se mettessero le mie chiappe a sedere sul Quirinale, rimane la tristezza per un panorama che non finge nemmeno di prospettare l’ombra del cambiamento, figuriamoci il vento.

E da noi?

“Non chiedetevi cosa possa fare il vostro paese per voi ma cosa cazzo ci stiate a fare voi in questo paese, mezzi parassiti del cazzo”.

Noi, come i nostri rappresentanti, incapaci o capaci di tutto, arraffoni, rimedioni, arrangiati e inutili quando non deleteri, per maggior parte zavorra di una società satura e senza sbocchi. Esploderemo come l’intestino di un ruminante sedato troppo a lungo. E non ci sarà nessuna soddisfazione, nemmeno in qualche bisbiglio di “ve l’avevo detto” portato dalla fetida brezza.

[D.C.]

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4 thoughts on “Il nuovo Presidente della Repubblica

  1. Anche se vi stimo sempre, non condivido neppure una parola di questo post! 🙂 Ho visto da poco un’intervista a Prodi, lunga un’ora, e mi sono venute le lacrime agli occhi pensando all’opportunità che abbiamo perso – a come sarebbe stata l’Italia se fosse rimasto lui alla presidenza del consiglio tra il 2006 e il 2011… Prodi sta ai “nuovi” politici (diciamo da Berlusconi in poi) come un romanzo sta a uno spot pubblicitario: il secondo è molto più divertente e accattivante, ma il primo dice realmente qualcosa… 😉
    Un abbraccio, amici del Paperino, e buone feste!
    Paolo

    • Sarebbe stato comunque un travaglio, con quella maggioranza più che risicata e con quel carico di democristiani in coalizione… tant’è che mentre qualcosa vagamente di sinistra sulle tasse Prodi riuscì a farla, sul fronte dei diritti civili si arenò in maniera imbarazzante.

  2. Pingback: E mi ricordo ancora… | non si sevizia un paperino

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