Dove vanno a finire i terroristi

Non tutti gli islamici sono terroristi.

Lo sono tutti i fottuti religiosi. Sì, anche tu bianco cattolico credente non praticante che stai leggendo, tu che sostieni e spalleggi più o meno apertamente chi del terrore ha sempre fatto uso e abuso, dal tormento eterno al peccato originale, fino ad entrare nelle leggi dello stato, profondamente, fino a rendere illegale l’espressione in termini negativi del pensiero rivolto alla religione stessa. Ossia, tu puoi imporre regole alla mia vita perché te l’ha detto dio, mentre io non posso nemmeno dire che secondo me l’essere relazionato con la madonna ha la consistenza di un cracker alla merda.

(La formula non è casuale, la madonna non è una divinità e quindi per legge ne si può dire peste e corna. Dovete ancora lavorarci un po’ su ‘sta cosa.)

Torniamo a noi, anzi a voi, visto che si parla di terrorismo. In una realtà in cui appare tollerabile basare le proprie vite (e quelle degli altri) su di una favoletta sconclusionata, incoerente ed irricevibile da mente senziente, è inevitabile che (per via di mondanissimi interessi) qualcuno intenda sfruttare questa possibilità per imporre la propria favoletta sconclusionata, incoerente e irricevibile da mente senziente. Ora, è normale che dove i pifferai magici abbiano fatto un buon lavoro si trovi più resistenza al cambiamento (e non solo in senso religioso), quindi è pure normale che quanti vogliano che diventi la propria la favoletta dominante, debbano forzare la mano, tipo facendosi esplodere o schiantandosi qua e là in giro per il mondo, portando qualche anima con sé, magari.

Un gesto ingiustificabile.

In un paese razionale.

Ma in un paese che accetta come guida dei signori vestiti buffi che dicono di sentire la voce di una creatura magica che parla solo con loro, che può tutto ma che non fa un cazzo e che ha bisogno di eserciti di gente che raccolgano soldi per lui, diventa molto meno assurdo se arriva uno e si schianta contro una decina di persone perché glielo ha detto la voce di una creatura magica che parla solo con loro.

“Ma la mia religione è differente!”. Sì, è più sviluppata, ora si sforza meno ed ottiene di più. La parte in cui ammazzavate i mancini l’avete passata, era dispendiosa e creava malcontento, meglio lasciarli vivere e succhiargli l’otto per mille. Totalmente altra storia.

Eppure i testi sacri sono gli stessi di allora, il passaggio è stato da “i fedeli non sanno leggere” a “i fedeli non gliene frega un cazzo di leggere”, anche perché son fedeli, credono, mica hanno bisogno di sapere.

La chiesa si è evoluta, in effetti, allo stesso modo degli altri grandi criminali, che non si arricchiscono più con rapine violente bensì prelevandoti i risparmi e al limite lasciandoti il biglietto: “se ne recuperi abbastanza da riuscirci, prova a farmi causa”. I tempi cambiano.

Dell’Isalm invece so quello che sapete voi: si vestono comodi e si ammazzano in continuazione. Retrogradi. Un po’ come se fossero rimasti fedeli ai testi originali.

Si fanno saltare per aria perché credono che tu debba fare ciò in cui credono loro, e per dimostrartelo sono pronti a farlo loro per primi. Voglio vedere quando uno di voi non vestirà due stoffe diverse perché lo dice la Bibbia (lev. 18-22), o non mangerà crostacei perché è un abominio, o partirà per le crociate per andare ad eliminare gli in… ah, quello l’avete già fatto.

Bravi, gli state avanti.

Ma fintanto che le società si baseranno sul “perché sì”, su incoerenze magistrali, su fantasie sconsiderate e pericolosissime, senza una condanna netta dei comportamenti derivanti da tali “motivazioni” da parte della maggioranza senziente, sarà impossibile evitare che tali comportamenti si verifichino e si espandano.

Lo so che lottare contro paure, fantasie e ritardo mentale sembra impossibile, ma le religioni si possono superare, o quanto meno ridurre al ruolo che compete loro: nessuno, una grattata di palle quando passa un gatto nero e via (tanto già fate pure quello, sarebbe un passaggio indolore).

Una società sana impedirebbe ad uno che si affida alla provvidenza celeste di guidare un autobus od operare un essere vivente, impedirebbe ad uno che crede nell’immacolata concezione di decidere qualsiasi cosa riguardo natalità, sesso e famiglia, impedirebbe a chi predica la povertà di non essere povero, impedirebbe a chi crede (e quindi non sa e/o non capisce) di partecipare alla vita politica della comunità, una società sana lascerebbe spazio alla fantasia per il progresso, per l’arte, per possibilità.

Certo, farsi saltare in aria ed ammazzare la gente è da stronzi, ritardati del cazzo a cui non dovrebbero dare nemmeno le forbici dalla punta arrotondata, ma voi credenti non siete migliori di loro: siete solo più pigri.

Vado a farmi un cracker alla merda, che magari capisco dove vanno a finire i terroristi, per ora, so da dove nascono.

[D.C.]

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2 thoughts on “Dove vanno a finire i terroristi

  1. Se invece di rifilarci questo pistolotto che rivela solo quanto spaventosamente ignorante tu sia dei piu’ elementari concetti di Storia e di Sociologia ti fossi limitato alla battuta

    “Fermate il mondo, voglio scendere!”

    non avresti fatto questa figuradimmmmerda.

    Continua comunque a pregare il tuo dio perche’ ti aiuti a costruire una “societa’ sana”.

    Finche’ c’e’ vita c’e’ speranza.

    Già nel mondo classico, infatti, per indicare l’importanza del sentimento della speranza, era stata coniata l’espressione ‘Spes ultima dea’, cioè la Speranza è l’ultima dea, nel senso che è l’ultima divinità a cui rivolgersi: e l’espressione si basava su un antichissimo mito greco, quello del vaso di Pandora.

    Secondo il grande poeta Esiodo, Zeus aveva affidato a Pandora, la prima donna forgiata da Vulcano, un otre che non doveva essere aperto perché conteneva tutti i mali. Ma Pandora, per troppa curiosità, lo scoperchiò e i mali si diffusero sulla terra.
    Solo la Speranza rimase nel vaso e quindi tra gli uomini.

    Ancora oggi spesso diciamo, con riferimento a questa lontana tradizione mitologica, la speranza è l’ultima a morire, e l’aveva presente anche Ugo Foscolo quando nei Sepolcri scriveva ‘Anche la Speme, / ultima Dea, fugge i sepolcri’.

    Con l’affermazione del Cristianesimo, il concetto di speranza si caricò di un valore teologico preciso: infatti la speranza, insieme alla fede e alla carità, fu considerata come una delle tre virtù teologali, cioè le virtù fondamentali per la salvezza, originate direttamente da Dio.

    Il valore religioso divenne così nella società e nella cultura dell’uomo medievale una componente in qualche modo imprescindibile del concetto di speranza.

    Ma è anche moderno il concetto per il quale alla speranza si collega l’idea della possibile salvezza, sia in senso molto concreto come marinaresca àncora di speranza cioè di riserva, sia con valore più ampio per cui si dice che finché c’è vita, c’è speranza.

    E’ vero che purtroppo l’uomo è invece spesso disperato, cioè non è più sostenuto da alcuna speranza: in ogni epoca però è possibile scorgere almeno un filo di speranza, non solo per i singoli individui, ma per la società nel suo complesso, come avvento di un’età di giustizia e di pace.

    E’ un sentimento che ha profonde radici nell’animo umano e che comprende tanto i valori della tradizione classica, quanto quelli cristiani: già nel Vangelo alla nascita di Gesù gli angeli annunciano la pace sulla terra, e non a caso il Natale è vissuto nello spirito della speranza che si rinnova. E in ogni ciclo che si chiude, come ad esempio ad ogni fine di secolo o di millennio, nascono nuove speranze, ma anche grandi timori o paure.

    Fin dagli albori della storia documentata, oltre cinquemila anni fa, nell’antica Mesopotamia, si temeva che la fine dell’anno coincidesse con l’apocalisse; e in fondo i nostri clamori per il capodanno, che cacciano l’anno vecchio, non sono che un lontano ricordo degli strepiti con cui in quell’occasione venivano cacciati gli spiriti maligni.

    Amplificato dall’appuntamento con il nuovo millennio e con il giubileo, il sentimento di speranza pervade anche questi anni di non facile transizione, permettendoci di guardare ad una cultura e a un mondo le cui storie migliori sono ancora tutte da scrivere.

    Amen.

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