Non chiamatele kamikaze.

“#jesuischarlie.”
(A. Hitler)

Mentre imperversavano le condivisioni dell’hashtag #jesuischarlie, sia ad opera di chi irrideva religioni e fascismi da tempo, sia ad opera di chi di fronte a una vignetta di Wolinski si sarebbe cavato gli occhi pur di non far piangere la madonna, sia per mano di quasi tutti gli altri in mezzo, in una gara a chi era più Charlie degli altri, Boko Haram sterminava migliaia di persone per motivi ignoti, che solo qualche maligno attribuirebbe alla volontà di prendere il potere in Nigeria, e che solo per caso riguardano anche in questo caso un’organizzazione di stampo religioso.

Strano che non sia arrivato un commento di Gasparri tipo “e comunque i cattolici non uccidono”, ma meglio così, perché Gasparri fa fatica a condensare i concetti nei 140 caratteri concessi da Twitter e si perde sempre qualcosa, in quei messaggi troppo breivik.

Poche ore dopo, altri attentati hanno colpito nuovamente la Nigeria: delle bambine imbottite di esplosivo si sono fatte saltare in aria in luoghi affollati. Gli attentati portano sempre la firma del gruppo Boko Haram.

Molti giornali hanno titolato “bambine kamikaze”, nonostante non sia chiaro se siano state le bambine a far detonare l’ordigno, o un altro terrorista con un comando a distanza. L’uso del termine “kamikaze” in relazione alle piccole attentatrici, però non mi piace per niente: l’attentato kamikaze presuppone una convinzione, una devozione alla causa. Il paragone rischia di far passare queste bambine per qualcosa di diverso da quello che sono, ossia delle vittime di una setta di bastardi.

minnieyourcenarUna delle cose che fa la religione è iniziare a indottrinare in tenerissima età. Questo vale per tutte le religioni: se si studiassero da grandi, insieme alle altre filosofie, sparirebbero nel giro di un lustro. Provare a convincere un adulto logico e razionale, cresciuto “laicamente”, che la roba scritta nella bibbia o nel corano o nella sruti ha qualche attinenza con la realtà, è un’impresa non da poco. Soprattutto se la bibbia, il corano o quel che é, anziché raccontargliela saltando le parti scomode, gliela fai leggere tutta dall’inizio alla fine. Con un bambino è facile. E se non lo convinci, puoi sempre costringerlo, religione o non religione.

In questi casi ovviamente il confine fra fine e mezzo è labile. Quanti siano convinti che dio è grande e per questo devono governare, e quanti vogliano governare e usino dio come scusa, non posso saperlo. Boko Haram è un’organizzazione che recluta in molti modi, non solo tramite la fede, ma anche pagando lauti compensi e facendo leva sulla fame, ovviamente non perdonando chi prova a uscire dalla setta. E io non ho la pretesa di conoscere tutti i lati della situazione: qui da noi arriva solo l’orrore, a flash, a sprazzi, e immaginare cosa voglia dire essere lì è difficile per chi, come me, sta in un paese dove il problema principale sono le incongruenze di Salvini, i complottismi di Grillo e l’inconsistenza della sinis del centrosin del partito al governo.

Non so quanti e quali abusi abbiano dovuto patire quelle ragazze. Boko Haram ha spesso rapito giovani donne per poi darle in “moglie” ai propri fedeli, costringendole a uccidere o uccidersi. Boko Haram non esita neanche a imbottire bambine di esplosivo e farle saltare in aria nei mercati. Ecco, questo mi preme dire: queste ragazze non sono “terroristi”.

Quindi, per favore, non chiamate quelle bambine “kamikaze”.

Chiamatele col loro nome, chiamatele vittime.

[M.V.]

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Informazioni su Marco Valtriani

Marco Valtriani è l'ignobile ideatore di questo blog di dubbissimo gusto, fa il pubblicitario, l'autore di giochi da tavolo e quello che dà noia. Ha assunto nel tempo diverse identità farlocche al mero fine di trollare il prossimo, non sempre con garbo, spesso con gioia. Per hobby alleva grillini in un casolare di campagna, vendendoli agli alieni e ai poteri forti, e sparge scie chimiche per conto del NWO sugli allevamenti di beagle, come del resto fanno quasi tutti quelli della Ka$t4. Il motto della sua casata è "Hear Me LOL".

3 thoughts on “Non chiamatele kamikaze.

  1. Aspetto in Gloria qualcuno che scriva “ma nel mio comune QUESTI – inserirebanalitàacaso – FANNO QUEL CHE GLI PARE e noi da loro DOBBIAMO – Inserirealtrabanalità” tanto per dimostrare che Gasparri è vivo e cammina in mezzo ad altri come Lui.

    Come sempre, grazie di esistere ❤

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