Cucina Vegana

Paolo Brosio crede di aver parlato con il papa.

Ho difficoltà a giustificare l’emozione dimostrata per la voce del papa da uno che è già entrato in contatto con dio, ma d’altra parte ho difficoltà anche a giustificare il papa. E dio. Quindi prendiamolo per buono.

Il fatto che andiamo ad evidenziare non è in realtà tanto lo scherzo televisivo a quell’allocco di Brosio, né il fatto che fosse impossibile prevederne un finale divertente nemmeno con la partecipazione di un comitato di nani gay negri vestiti da nativi americani arrapati, né che ci sia gente che ancora segue Bonolis, le Iene o Gesù, no, l’argomento che c’interessa oggi è la reazione del pubblico.

Il pubblico, quel pubblico che non ha fatto in tempo a rimuovere #jesuischarlie dall’avatar di facebook prima di iniziare ad indignarsi per la presa in giro della fede di una persona, di tutte le persone, della fede tutta, per la mancanza di rispetto al fin d’una risata. Che nemmeno faceva ridere.

Bene, io credo che prendere in giro un credulone sia un dovere civico ancor prima che morale. Fatta eccezione per i ritardati, che vanno interdetti e tutelati, gli altri vanno stimolati ed educati alla comprensione e all’autodifesa. Rispettare la deficienza, rispettare l’intolleranza, l’odio, la follia, rispettare invadenti e deviate fantasie non ha portato e non porterà a nulla di buono.

Paolo Brosio è uno che crede alla madonna, crede che ce ne sia una sola ma che ne esistano tante, che una che piace particolarmente a lui sia la più buona, probabilmente crede più alla madonna che a dio ma non può dirlo perché questo farebbe decadere l’essenza della madonna stessa e si sa che i cattolici hanno una conoscenza ed una memoria estremamente selettive. Paolo Brosio in realtà non è nemmeno cristiano, come non lo è in realtà nessuno, ha una sua religione che nasconde sotto il cristianesimo per poter essere tutelato dalla forza dell’istituzione, in realtà è un apostata, un miscredente, un blasfemo, un pagano adoratore del dio madonna. Non è nemmeno l’unico, nel carnevale della creduloneria c’è gente sul carro di padre pio, sul carro di san gennaro, sul carro dell’angelo custode, etc etc. Una grande festa che, in quanto tale, non lascia spazio ai vestiti che non fanno fare bella figura, quindi niente lapidazione per chi indossi due stoffe diverse, niente stupri pre-matrimoniali, crostacei per tutti e, alla fine, se c’è un frocio simpatico si tollera pure.

Non si può fare. Non si può essere così egoisti, paraculi e ipocriti da pretendere di apparire giusti e sperare che nessuno vi faccia notare la vostra faccia di merda. Lo stile? Non è una dote di tutti, ma quando una cosa è un’esigenza, la si fa a prescindere dal gusto universale, persino i vegani cucinano.

Non solo, talvolta la vostra faccia di merda è così evidente che non serve nemmeno provarci, a farla notare, vien su così, persino attraverso le Iene.

 [D.C.]

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5 thoughts on “Cucina Vegana

  1. Chapeau.

    E da cristiano ti dico che non mi sento assolutamente offeso, perchè hai tracciato un quadro perfetto di quanti si facciano la propria religione-fai da te.
    Essere cristiani vuol dire rispettare le differenze, quindi rispettare anche persone che la pensano diversamente da te.
    Se una cosa non piace, non la guardi/leggi/ascolti, ma sempre nel massimo rispetto dell’altro (ovviamente quando il rispetto coincide anche con il rispetto delle leggi vigenti, ovvio).
    Per questo bisogna difendere la libertà di satira e opinione, sempre.

  2. Ho cercato sul dizionario le parole fede e credulita’, e non essendo sinonimi, non viene loro attribuito lo stesso significato, anche se i rislutati che producono possono essere molto simili. Se credi che Wanna Marchi e il mago do Nascimiento ti possano aiutare, e ci investi sopra, sei un credulone e vieni guardato con pieta’. Se invece credi ad una dodicenne messa incinta da un fantasma, che da vergine partorisce un tipo che dopo morto si resuscita da solo, e ci investi sopra, hai fede e va tutto bene. Forse dobbiamo solo rivedere i concetti di base. Ed eliminare i pedofili del pensiero che riempiono di stronzate le menti dei bambini, e che nel caso dei preti cattolici, molto spesso non si sono limitati ad incul(c)are.

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