Sopravvivere alla morte (altrui)

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ostruzioni

Quando scrivi puoi sempre scegliere se stare sulla bocca di tutti o sui coglioni di molti. Da un po’ di tempo la seconda mi richiede meno sforzo. Tant’è.

Premessa a parte, partiamo dal presupposto che di ostruzioni ne è pieno il mondo. Il problema è che quelle di cui è pieno il mondo non siamo costretti a incontrarle e sturarle tutte. Quelle sparse per il web – invece – ce le abbiamo davanti a ogni occasione e in dosi raggelanti, con conseguente stitichezza da lieve a molto acuta. Si potrebbe ignorare il PC, guardare un film incipriandosi il naso con Mia Wallace o leggere Leopardi assumendo xanax. Si potrebbe anche fare del petting con se stessi o riprodursi per gemmazione come i preti pedofili. Sta di fatto che su Facebook – come sull’altro social per uccelli castrati – prima o poi ci si entra tutti. E, prima o poi, si prova del forte disagio.

La questione affonda le sue radici nel fatto che l’avido Mark non metta selezione all’ingresso. Non dico tanto, ma in fase di iscrizione potrebbe chiedere prima il cognome del nome, per mandare in sbattimento le menti più incriccate. O chiedere l’indirizzo di casa perché “Facebook è gratis e lo sarà sempre”, ma solo se una volta l’anno si permette una visita fiscale da parte del dipartimento di salute mentale, scoraggiando quelli che credono a ogni cazzata e poi la postano. Insomma, la selezione all’ingresso poteva starci. E invece ce le teniamo tutte, le ostruzioni. Non ci resta che identificarle, evitarle, sturarle in modo creativo o, come nel mio caso, usarle a proprio uso e consumo e prendere bellamente per il culo.

Così, per iniziare a conoscere la web-specie, cosa accade sui diari di tutti quando muore un personaggio noto? Disastro. Si apre una bordellosissima web-veglia generale. Giorni di fastidio che neanche con la peggio gonorrea. In linea di massima avviene che

  1. chi amava il personaggio morto scrive RIP in tutte le forme, link, citazioni, aforismi, santi crismi.
  2. Chi non amava manco-per-il-cazzo il morto scrive RIP in tutte le forme, link, citazioni, aforismi, santi crismi.
  3. Chi odia quelli che mettono RIP per il personaggio del giorno propone morte o fatto alternativi. Qualunque cosa. Basta andare contro corrente. E visto che siamo qualcosa come sette miliardi, trovare un povero pirla da citare non è poi difficile, se ti ci impegni.  Quindi nel caso 3. appaiono cose del tipo: “eh, questo allora no?” oppure “ma di questo ricercatore che nel milleecose ha scoperto come trattare le emorroidi con acqua tiepida nessuno dice niente?”

In sostanza, la web-veglia diventa una lotta tra cervelli in fuga verso l’intestino, con il darwiniano scopo di avvicinarsi più possibile al deretano. L’esperimento antropologico che denota la totale ipocrisia si ricava da sé, quando l’utente – che posta il patetico avvilimento per l’ormai spirato personaggio – si ricorda solo dopo di mettere like alla pagina del defunto. Cose del tipo: “non ti cacavo di striscio ma da morto ti stimo”. Il massimo della schizofrenia si raggiunge quando l’utente, accanito fan del personaggio, pretende che la famiglia apparecchi la camera ardente in Piazza Duomo, Piazza di Spagna, dentro la Fontana di Trevi o magari direttamente nel proprio salotto, perché “lui c’aveva tutti i suoi CD”, per dirne una.

Ora, pensiamo a cosa si è scatenato nell’oscuro gennaio 2015, quando si è prodotta la micidiale combo Pino Daniele – Charlie Hebdo: la sagra del RIP. Inoltre, a questo si sono aggiunti ebrei nel congelatore con un musulmano che divide surgelati per farli passare in stile Mar Rosso, poliziotti che s’impastano nelle aiuole, Renzi che de…de…de… in francese non lo sa, Greta e Vanessa che tornano dalla Siria e Salvini che possiede un tablet in un mondo in cui la legge gli consente di usarlo senza assistente sociale. E così alla web-veglia ancora in atto si è aggiunta una pesante manica di stronzi pronta a dire verità impossibili e spalare cacca senza alcuna cognizione di causa (rapida trasfigurazione da #JeSuisCharlie a #JeSuisRitardato).

Ci sono soluzioni? Abbiamo soluzioni oltre la sofferta strada che ci porta al segnala/blocca/rimuovi/sfottilosenzapietà? Io credo che l’avido Mark potrebbe facilmente risolverci la questione morte con un sol bottone: di fianco ad aggiungi agli amici basterebbe un aggiungi al cimitero. Uno trapassa e viene aggiunto al cimitero. E agli amici potrebbe arrivare una bella notifica “tizio è stato aggiunto al cimitero”. Così sarebbe una nostra scelta recarci sulla pagina ardente e assistere alla sagra dei RIP, sturando la home dalle veglie dell’ipocrisia.

Chiedo troppo?

Comunque, in questa delicata fase di morti vip, sto ipotizzando l’esistenza di dio solo per immaginarmelo con un lucifero per capello, causato dal falsetto congiunto di Mango e Pino Daniele. Poveretto.

Per ora è tutto.

Sturate, gente, sturate.

[M.C.]

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2 comments

  1. Parte di questi eventi non si verificano solo per morti famosi.
    Mi sono letta due giorni fa un blog di una donna che sfogava per quello che poteva – in questo il web è bello – la malattia prima e la morte poi del marito.
    In uno dei suoi post ha parlato del fatto che durante i tempi duri quasi tutti si son fatti bellamente i cazzi propri, salvo poi riempire la bacheca del defunto di messaggi strappalacrime.
    Questo è essere merde.

    Se con i personaggi famosi si può comprendere una sorta di identificazione anche massiva o di memoria legata alla presenza delle loro opere nella nostra vita (a me è dispiaciuto veramente tanto quando si è ammazzato Robin Williams, sinceramente), ben più bieco trovo lo sciacallaggio su chi non aveva la condizione di persona pubblica ma – seppure in un ambiente ristretto ai suoi contatti – diviene comunque sfogo delle velleità di patetismo di chi non se lo è mai cagato di striscio.

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