Gli Oscar dei Paperi

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“Volevo ringraziare tutti quelli che hanno subito ingiustizie, perché cazzo ci tirano fuori sceneggiature da paura.”
(J. Leto)

E così è passata anche la Notte degli Oscar 2015. Che purtroppo non ho seguito, ma pazienza, è solo una scusa, perché voglio dare anche io qualche premio a caso per documentari, sceneggiature e prove d’attore.

Il 2014 è stato un grande anno per il cinema italiano, ed è con grande piacere che vado a elencare i vincitori nelle varie categorie.

L’Oscar alla migliore sceneggiatura originale va a Per un Pugno di Figlio, di Papa Francesco, che ha portato su schermo parole pesantissime con una leggerezza quasi poetica, catalizzando l’attenzione delle masse con un sapiente mix di umanità, umorismo e violenza.

 

L’Oscar al miglior montaggio, in questo caso un ottimo montaggio in macchina, va a Fuga per la Pelle di Matteo Salvini, che si è distinto non solo per la qualità del montaggio, ma anche per la bravura degli stuntmen che interpretavano i contestatori investiti.

 

L’Oscar al miglior documentario va a Nuovo DisOrdine Mentale di Giuseppe Povia, una serie di video-verità sul disagio psichico e sull’abuso di sostanze psicoattive, con un taglio iperrealistico, a tratti anche disturbante; video che riescono al tempo stesso a suscitare ilarità, e pietà.

 

L’Oscar coi migliori costumi, en passant, è chiaramente lui.

 

L’Oscar alla migliore fotografia, va a Questa Foto di Un Gattino. Perché mi piaceva e perché va di moda.

 

L’Oscar alla migliore colonna sonora va a Pulirsi il Culo coi Copyright, di Nik il Nero, perché l’onestà andrà di moda, ma più avanti, mentre fare figure di merda è un’arte che va un casino. Il video non c’è perché purtroppo l’hanno fatto levare quei bastardi di avvocati della Ka$t4.

 

L’Oscar al miglior attore va a Matteo Renzi per la sua performance nel film “Shish”, che unisce un’espressività toccante a un uso più che sapiente del gramelot, una prova d’attore che ha ridefinito a livello internazionale il concetto stesso di imbarazzo.

 

L’Oscar alla miglior attrice va a Paola Taverna, per la sua interpretazione magistrale di un’attrice cagna nello Spot contro l’Euro di Beppe Grillo, che vince anche l’Oscar al miglior film. Il comico genovese ci regala una commedia brillante che non si vergogna di ironizzare sull’abuso di allucinogeni di un giovane impedito, che si muove in un’Italia più che realistica in cui l’onestà andrà di moda, ma più avanti, mentre fare figure di merda è un’arte che va un casino anche sotto l’effetto di sostanze psicoattive. L’eccellente carrellata di luoghi comuni, valorizzata da una superba colonna sonora, purtroppo rimossa (perché l’onestà andrà di moda, ma più avanti, mentre fare figure di merda è un’arte che va un casino), colpisce nel segno e convince giurati e pubblico, portando a casa due statuette e due side award (Miglior Populismo in Campo Economico e Miglior Caduta di Braccia).

 

E anche questa notte degli Oscar è finita, lasciamo i vincitori ai loro successi, sicuri che anche l’anno prossimo sarà memorabile come questo.

[Inserite una bestemmia a piacere]

[M.V.]

PS: eccovi anche – infine – l’attesa vignetta del Sili, che ci parla di cinema con volgarità gratuita e intellettualismo semi-pornografico, qualsiasi cosa questo significhi.

sda

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