Io palle, e tu cosa leggi?

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Il Messaggero: uomo esce con una sconosciuta e si risveglia senza testicoli.

Sì, basterebbe così, ma in realtà non parliamo dell’uomo quanto del giornalista. No, non era un giornalista quello che ha perso le palle, lo è quello che proprio non ce l’ha, e finisce a scrivere su Il Messaggero.

Lo so, è una battuta volgare e sessista, una metafora di cattivo gusto per parlare di coglioni dicendo che non ne hanno. Ovviamente si tratta di un aggancio pretestuoso, perché potrebbe trattarsi di donne o potrebbe trattarsi di altri giornali, l’unica cosa sicura è che non si tratta di giornalisti.

Sebbene Il Messaggero abbia sempre tenuto alto il vessillo del cittadino consapevole e dell’informazione libera con titoli come “s’infila un dito nel naso e muore scaccolato”, e nonostante lo abbia fatto epoche prima di Leggo e del ben più coerente Lercio, talvolta trovo tanto lavoro insufficiente a sostenere la causa giornalistica.

La finanza corrotta, la polizia violenta, il giornalismo da bar, malattie autoimmuni di una nazione in diarrea di logica e dignità.

La verità è che si può biasimare questi giornalai come si potevano biasimare i boia nazisti, in una porzione relativa alle colpe del singolo inglobati all’interno di un errore di massa. Troppo prezzemolo nell’impepata di stronzi.

Se la nostra filosofia è quella del guadagno, se l’onore è il denaro, se il rispetto è nella ricchezza, non possiamo stupirci né indignarci là dove chiunque tenti di tutto per seguire questa filosofia e raggiungere lo scopo riconosciuto, accettato anche da chi non riesce o nemmeno vorrebbe, da chi votava Berlusconi sperando di venire trasformato in uno stalliere d’oro a chi non votava perché non c’era ancora un vero comico in politica.

Non è possibile puntare il dito contro bufalari, sansazionalisti e cazzari più di quanto non lo sia contro qualsiasi lavoratore che si adoperi semplicemente per il profitto e non per una causa (ci sarebbero gli esaltati/idioti manipolati, ma sottintendiamo persone in grado di intendere e di volere). E continuare a credere che in un contesto come quello odierno ci sia spazio per attività affrancate dal guadagno, ruoli sacri immuni dalla ricerca della ricchezza, è un’idea più utopica del regno delle suocere piacevoli, della cioccolata dimagrante e del sesso gratis messi insieme.

Se sia possibile guadagnare abbastanza (e farselo bastare) facendo informazione cosciente ed educativa, veritiera e stimolante, guardiana della democrazia e sana, completa e razionalmente parziale, è qualcosa che pochi sono disposti a scoprire a proprie spese. Anche perché le spese costano e per sostenerle magari tocca scrivere di quel tizio che si è lasciato fregare i testicoli o di quelli che li hanno regalati ad un santone

Almeno Il Messaggero continua a darci quel misto di perversione e sollazzo che, letti su un giornale, ci fanno sentire meno sporchi.

 [D.C.]

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