I cinque tipi di hater che proprio non ce la possono fare

ostruzioni

Aspettando Expo, crediamo molto nella tenerezza dei suoi scopi, come garantire la disponibilità di cibo nutriente e sano, arricchire il pianeta e scongiurare la fame nel mondo. Cose sacre che Expo persegue con lo sponsor spumeggiante Coca Cola, con il partner salutare Mc Donald, e con un’allegra base d’amianto dove poggiare i culi stanchi mentre ci si aggirerà per la fiera. Per consolarci, dopo questo, verremo presi da nuovo e senz’altro più coerente giubileo. Tant’è.

Nel frattempo, mettiamo il caso che. Un giorno ti capita che la vita, il capo, i figli, il meteo, la suocera, il vicino di casa ti facciano vorticare bestemmie come non ci fosse un papato vigente. Hai un paio di minuti di tregua e un telefono con l’applicazione dalla F bianca. A quel punto pensi di distrarti un attimino con qualche frivolezza, buttandoti nella mischia appositamente creata dall’avido Mark. Poi l’insidia: una strabordante cascata di cubetti di merda pronti a piombarti sulla capocchia, altrimenti detti web pipponi, sfornati da un vasto numero di casi umani che vagano per il web con fare minaccioso, tragicomico, psicopatico e abbastanza inquietante. Ecco a voi gli haters.

Intanto, per chiarezza, eccovi la definizione di web pippone: un discorso sterile, rabbioso e fuori contesto che provoca l’asciugamento istantaneo dei liquidi corporei di chi legge, più efficace della Somatoline total body.

Principali caratteristiche di un hater:

– idiozia (che mi piacerebbe diventasse perseguibile)
– inenarrabile voglia di rompere i coglioni
– simpatia tendente a meno infinito.

Effetti collaterali che possono sopraggiungere quando ti imbatti in un hater:
– bestemmie all’aria aperta
– violenza domestica anche se abiti da solo.
– possessione cricetiaca che induce a cercare una ruota qualunque e correrci dentro come un disperato.

Vantaggi di imbattersi in un hater:
– sono sempre i primi meravigliosi followers di chiunque faccia cose, ma essendo idioti non se ne accorgono, pensando invece di danneggiare.
– se non ti fai prendere dagli effetti collaterali, provocano euforia.
– alimentano la tua autostima solo per il fatto di esistere.

Ora. La fauna dei rompi coglioni da social vanta un consistente numero di specie esistenti. Ecco i più singolari.

 1. Il pedante linguista.

La sua arma è la puntualizzazione. Non potendo rompere i coglioni a livello contenutistico – perché stanno parlando di qualcosa che gli proietta sul cranio punti interrogativi intermittenti o perché si sta facendo dell’ironia che lui ovviamente non coglie – allora assumerà la forma dello stalker stilnoviano, e i suoi pipponi avranno il taglio di un sonetto aretino. Puntualizzerà su quanto le cose appena lette siano espresse con poco stile, cattiva punteggiatura, e quanto tutti gli altri siano sciatti e ignoranti a suo confronto, palesando il tutto con un ricercatissimo linguaggio – probabilmente copiato tempo reale dai testi di Battiato o dalla frizzante conversazione tra Dante e Farinata degli Uberti al decimo canto dell’Inferno. Insomma, a Te che non sai cogliere le frivolezze da cazzeggio web, posso dedicare un verso: se l’amor move il sole e l’altre stelle, la tua presenza sul web a noi move pesantemente le palle.

 2. Il paladino dell’originalità.

Ecco a voi il perennemente insoddisfatto. Non esiste post, articolo o argomento che a lui non risulti scontato, poco originale o noioso. Invece di farsi una risata o semplicemente ignorare, sente la carnale necessità di farci sapere che niente gli piace o lo diverte o lo colpisce. Interviene con pipponi che iniziano con “un altro che non dice niente di nuovo”, “non fai ridere nessuno” e supposte effervescenti di questo tipo. Bene. A te che larveggi sull’operato altrui mentre tendi all’analfabetismo, a te che non conosci lo strumento che misura quanto non ce ne frega un cazzo delle tue opinioni, a te che sei utile come un culo senza buco, un consiglio: se tutto ciò che fanno o scrivono gli altri per te è sempre banale, falla tu una cosa davvero originale, chiudendo i tuoi account e andando fuori dai coglioni. Oggi è questa la vera originalità. Ne saresti capace, pur di stupirci tutti?

3. Il suggeritore compulsivo.

Questo ne sa sempre una più di Bertoldo, e nel comunicarcelo crede di essere simpatico. È quello che entra sotto qualunque notizia e propone suggerimenti rubati in giro o triti-ritriti pensando di essere molto, ma molto più brillante degli altri. Interviene sempre e comunque con la domandona che finisce per “no?”. Qualche illuminante esempio: “sparargli no?” “fare meglio no?” “dare notizie più utili no?” “mandarli tutti a casa loro no?” “votare cinque stelle no?” “smettere di mangiare kebab no?”. Insomma, caro dottor “no?”, io ti chiedo solo una cosa, penso a nome di tanti: smettere di rompere le palle proponendo slogan vecchi, ottusi o soluzioni che capisci solo tu, no?

4. Il filosofo rompicazzo.

È quello capace di commentare anche rubriche come questa in modo serio, mosso dalla necessità di spiegare l’effetto socio-psico-epistemologico (non cercate su Wiki, ho sparato a cazzo) ciò che legge. È quello capace di commentare seriamente pure quelli del Lercio. È quello che provoca un’importante sintomatologia di disagio. Cioè, mi viene da chiedermi se da piccolo ha ingoiato per sbaglio pezzi di crystal ball, perché solo così mi spiegherei il livello di pallosità raggiunto in età adulta. Caro filosofo, assodato che sei fastidioso come un herpes vaginale e pesante come la croce di cristo prima che lo tirassero giù, mi resta un unico, spensierato consiglio: metti una mutanda pulita e vai a farti una mazza di vita sociale.

5. La mamma lisergica.

Questo prototipo di donna si è riprodotta, probabilmente pentendosene quando ha capito che il bambino non ha l’interruttore OFF come Baby Mia. Nonostante l’inevitabile stress dei primi mesi, ritiene che fino ai diciotto anni del piccolino, è giusto che i colleghi facciano il suo lavoro, o i suoi orari merdosi, perché lei c’ha un figlio (manco fosse l’unico utero avvezzo a ripopolare il mondo). A volte, al lavoro, non ci rientra mai più. Fin qui, cazzi suoi e dei suoi poveri colleghi. Il problema è che la vita bagno-culla culla-bagno dopo un po’ le manda in pappa il cervello (sarà colpa dello svezzamento a fasi). Si inacidisce a livelli nevrotici, e compare su Facebook a orari improponibili insultando chiunque. I suoi pipponi tendono quasi sempre al salutismo estremo, alla tutela dell’acaro della polvere, alla lotta alle droghe, all’energica difesa delle forze dell’ordine e dell’ordine in generale (magari dimenticandosi che ha concepito durante un rave in un momento di brio indotto da metanfetamina). Mamma lisergica, fossi tua figlia uscirei in girello a cercare un orfanotrofio.

Avido Mark, ci serve la possibilità di raccogliere i commenti inutili, le polemica infeconde, le critiche costruttive che criticano senza costruire un cazzo, e i pipponi tutti, in un unico mega contenitore. Dacci il comando “aggiungi a cose di cui non ci frega un cazzo”.

Sturate, gente, sturate.

[M.C.]

 

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5 thoughts on “I cinque tipi di hater che proprio non ce la possono fare

  1. Il mio preferito è il paladino dell’originalità. Una persona dall’immane spirito di sacrificio: passa la vita a leggere, ascoltare e vedere cose che per lui sono risapute e non originali, e lo fa per poter avvertire gli altri lettori. Roba da fucilazione immediata. Alla schiena, come i più vili.

    • Insieme alle mamme, è pure il mio preferito. In una scala da poco sul cazzo a molto sul cazzo. Dopo attenta osservazione, un paio, che stavo aspettando al varco dopo l’uscita di questo articolo, si sono auto-sturati, cambiando tipologia di commento. Durerà poco, ma già che si riconoscono in una delle categorie, mi dà coraggio.

  2. “possessione cricetiaca che induce a cercare una ruota qualunque e correrci dentro come un disperato.”

    Ok, ne conosco (purtroppo) almeno una decina fra i miei contatti FB….devo preoccuparmi?

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