Perché non è giusto incazzarsi (o figli di vostro padre)

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Possiede 1243 immobili, non paga le tasse.

Angiola Armellini nasce figlia di costruttore, senza colpe e con poca scelta si ritrova a gestire una parte della collezione di famiglia, una quantità di immobili che nemmeno se mio padre avesse collezionato caccole ne avrei avute da gestire tante. Mio padre invece colleziona cazzi, e me ne ha già mollati tanti che se fosse stato un reato avrei dovuto dichiarare di essere la nipote di Mubarak, per venirne fuori.

Ma questa è la famiglia, primo valore inciso sui vessilli di ogni casata: dito medio verde cetriolo su campo rosa culo di ortolano. Che mentre l’Angiolina de’ noantri se la passa male per aver dimenticato di pagare un paio di miliardi di euro di tasse allo stato, Lo stesso stato chiede indietro un milione d’euro a Peppino, figlio d’operaio morto d’amianto, perché non ha soldi per giustificare i risarcimenti di quelle cause perse.

Facile farsi venire voglia di andar lì a cappottare tutto, o scendere in piazza a protestare, o votare grillo, o scrivere due righe su facebook, o almeno postare un gattino con l’ispessimento della pleura da fibra d’amianto, ma chi siamo noi per giudicare?

Figli di chi? Quali meriti? Quali crediti? Quali debiti? Abbiamo mai provato a rimettere tutto nel mucchio e steccare quel che viene? Siamo pronti ad affrontare una vita con i conti alla romana? Perché se tu non sei disposto a lasciare la casa che ti ha comprato papà per scambiarla con metà dei cazzi che mi ha regalato il mio, non sarà certo Angiola a lasciare 621,5 appartamenti per rimediare mezzo tumore al polmone.

Stateci, ci va bene così, quanti sono quelli davvero disposti a dichiarare, di fronte a  qualsiasi scambio di vita: “quanno te pare”? Ve lo dico io, non abbastanza da cambiare le cose. Vi indignate, ma siete solo degli Angiolini con 1242 case di meno, e se pagate le tasse è per lo più perché non potete permettervi di non farlo, o semplicemente non siete abbastanza furbi da trovare il modo.

L’imperdonabile è il papà di Peppino che, oltre a lasciargli una vita con la mamma e forse una certa quantità di “zii”, gli lascia un debito con cui correre la vita competitivo come Pistorius con le protesi di caramello. Scelta del papà, a Peppino quel che viene.

Volete indignarvi? Non fate figli, o almeno non lasciate loro nulla, lasciateli nascere innocenti, senza immeritati crediti né insostenibili debiti, liberi da compromessi con cui voi vi siete compromessi, nella capacità di distinguere e condividere il concetto di giusto e nel pieno diritto di incazzarsi. Diritto che voi, ora, non avete.

Ma potete farlo comunque, come fate tutte le piccole cose scorrette che fate, come fanno le grandi cose scorrette quelli che possono permettersele.

[D.C.]

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