Un minuto di raccoglimento (di pomodori)

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tupperwaste

Per farmi perdonare la lunga assenza vi faccio prima di tutto un regalo che sarà sicuramente gradito: un nuovo grande successo del nostro amico Povia. Sarebbe carino analizzare questa splendida canzone parola per parola, ma chi sono io per togliervi il piacere di bestemmiare in autonomia?

Andiamo avanti.

Vi avranno sicuramente aggiornato sulla meravigliosa e innovativa riforma della scuola regalataci dal nostro compagno Renzi, quello che fa le riforme “più di sinistra della storia”, esatto. Una riforma così di sinistra da aver trasformato la scuola in un’azienda, col preside manager comandante assoluto e insegnanti che, invece di collaborare, magari si daranno alla competizione più sfrenata per entrare nelle grazie del padrone  preside e farsi regalare qualche euro in più a fine anno.

Tralasciamo le implicazioni che un modello competitivo del genere potrebbe avere su un sistema scolastico come quello italiano in cui già i docenti risultano sottostimati sia umanamente sia economicamente. Tralasciamo anche tutti i docenti precari presi per il culo e che poi in realtà saranno esclusi dalle assunzioni; tralasciamo la mia convinzione che chiunque abbia scritto la riforma non abbia mai messo davvero piede in una scuola italiana il tempo necessario per accorgersi di ciò di cui ha bisogno davvero al di là degli slogan politici. Tralasciamo.

Parliamo invece della infelice uscita del ministro Poletti, che si aggiunge alla lista dei politici che hanno a cuore i giovani e li valorizzano. Dopo i choosy della Fornero, gli sfigati di Martone e i bamboccioni di Padoa-Schioppa, torna alla grande il tema dei giovani fannulloni, problema tipicamente italiano, come ci hanno insegnato.

Questa volta il dramma è causato dagli studenti che godono addirittura del privilegio di avere troppe vacanze scolastiche. Un paese in declino a causa dei tre mesi di chiusura estiva della scuola. Basta, davvero non se ne può più di questi giovani che non hanno voglia di fare un cazzo e passano l’estate per strada o peggio in spiaggia a farsi fare i tatuaggi all’henné dai cinesi distruggendo così l’economia italiana.

Ma l’esimio ministro Poletti, partendo da una interessantissima parentesi autobiografica, ci spiega come risollevare le sorti di questo malandato paese: mandiamo tutti a scaricare le cassette di frutta e verdura nei mercati, come facevano i suoi figli “che sono venuti su normali, non sono ragazzi speciali”.

Adesso, umilmente, farei al signor Poletti qualche domanda: per esempio cosa significa crescere normali? o meglio, perché essere “speciali” dovrebbe invece fare schifo? ma sopratutto, signor Poletti, il cazzo che ce ne frega dei suoi figli l’ha mai preso in considerazione?

Così, per togliermi qualche curiosità.

Non so se il ministro Poletti abbia idea della boiata colossale che ha pronunciato, voglio sperare di no, voglio sperare credesse di non essere un ministro, che pensasse di trovarsi ubriaco a una cena goliardica tra vecchi amici nostalgici dei bei tempi in cui i treni arrivavano in orario perché signora mia prima laggente lavorava davvero, anche 20h al giorno e muta, mica come ora, che chiede pure i diritti, il contratto, l’assicurazione, la riduzione delle ore di lavoro, il diritto al tempo libero, quello a non morire di lavoro. Cose dell’altro mondo.

Non so nemmeno se il ministro Poletti abbia idea del fatto che in tutta Europa più o meno si goda degli stessi giorni di vacanze scolastiche, e che si tratta solo di una diversa divisione dei periodi festivi.

Non so se il ministro abbia mai pensato che il vero disagio di quei tre mesi di vacanza sia quello dei genitori che lavorano e impazziscono alla ricerca di qualcuno che si prenda cura dei propri figli, ché non tutti possono permettersi di spendere 300 euro per un centro estivo o una ludoteca.

Magari non ci ha pensato ministro, glielo dico io. Le dico anche che invece di mandare i ragazzini a 16 anni a lavorare per imparare subito a giocare al padrone e allo sfruttato, giusto per impiegare il tempo e renderlo utile e produttivo – ché a noi produrre ci piace un casino – si potrebbe pensare di trasformare le scuole in veri luoghi di educazione, cultura e socializzazione e renderle disponibili magari anche in estate, rivoluzionare il modello della didattica nozionistica che ci impone la scuola di oggi. Perché non è importante il come si insegna, non è importante che molti bambini restino indietro, non è importante che si trascuri l’integrazione, la socializzazione, la solidarietà perché a noi interessa solo essere produttivi, finire il programma scolastico e mettere la stellina alla scuola che ha raggiunto i risultati migliori. Risultati che si riducono nei vuoti 9 e 10 in pagella, e magari escludi il tuo compagno di banco migrante ma sai a memoria tutte le poesie che ti hanno assegnato quest’anno.

La buona scuola di Renzi è questo: è competizione, è arrivismo, è il crollo totale dei valori su cui ogni vera buona scuola dovrebbe affondare le sue radici: la solidarietà, l’eguaglianza, il rispetto.

Imporre questa cultura del lavoro e disinteressarsi completamente alla formazione degli studenti in quanto cittadini globali, ma sopratutto esseri umani dovrebbe far riflettere sulle stronzate del ministro Poletti e su tutti i discorsi di quelli come lui che con questa mentalità padronale stanno giustificando le nuove forme di schiavismo cui comunque non ci sottraiamo, appunto perché ce lo insegnano da piccoli che bisogna lavorare anche a 3 euro l’ora, ché almeno fai qualcosa invece di restare un parassita che succhia il sangue del suo glorioso belpaese.

[S.T.]

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7 comments

  1. Ogni volta che ti leggo, cara fenice9, mi diventa sempre piu’ chiara la ragione per la quale i Comunisti hanno fatto, fanno e continueranno a fare sempre figure …”de la merde”. (Je Suis Charlie)

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