Le basi, cazzo, le basi.

Scuola: crollo sugli studenti.

Crolla una scuola appena ristrutturata sulle teste dei bambini a Ostuni, a Roma ragazzini si iscrivono a un gruppo neofascita e picchiano i compagni, nelle scuole del nord mancano proprio gli insegnanti. Per fortuna poi c’è il confine e inizia la civiltà.

Calma, non siamo alla disfatta sociale più di quanto Napoleone non fosse alla disfatta mentre dormiva a Sant’Elena. Abbiamo dei piani, in particolare su ciò che avremmo potuto fare, su ciò che non può essere e su ciò che comunque non sarà, borbottandone arrabbiati con il pugnetto alzato come i vecchi di paese contro le macchine di passaggio, mentre il mondo che passa, le rare volte che si accorge di noi, lo fa per deriderci o impietosirsi. Direi che siamo a cavallo, un po’ come la statua di Napoleone, piantata lì.

Napoleone, buffo, proprio lui che la scuola l’aveva istituzionalmente promossa. E noi qui che abbiamo imparato? I posti liberi al nord saranno quasi certamente colmati dagli insegnanti precari del sud, quelli che appartengono a quella parte di società che tanto successo sta avendo, o almeno così ho letto su di una brochure della guardia costiera siciliana. Comunque non tutti i biglietti della lotteria sono perdenti, magari grattiamo un professore e vinciamo una classe ben educata.

Si ridurranno le distanze quindi, come già è successo in una scuola di Ostuni tra gli studenti e il soffitto, quelle teste dure però non hanno lasciato che il concetto li permeasse, nonostante la scuola fosse stata appena ristrutturata apposta per far loro entrare in testa la lezione. Nulla, pare che abbiano già dichiarato la loro intenzione di ricominciare a studiare appena possibile.

Per fortuna invece nella più moderna capitale gli studenti di un liceo artistico, anche grazie alla sensibilità trasmessa da quel tipo di ambiente, hanno capito che sarebbe stato uno scempio dell’umana condizione inzeppare la mente di altra cultura, di già sfruttato, d’informazioni senza binari, di idee troppo diverse tra loro per poter generare un’esistenza sensata. Schiarita la mente, così come si sbiancherebbe un ano di porno diva, si sono affiliati ad un gruppo di neo fascisti e hanno iniziato a picchiare, giù dritti, per aiutare quelli che non riuscivano a vedere che, in fondo, la cultura necessaria ce l’hanno nel sangue.

Tagli alle spese, tagli al personale, tagli alla cura, tagli al concetto, il messaggio dello stato nei confronti della scuola è più evidente dell’incoerenza di un cattolico: “ne abbiamo parlato il più possibile, ma non ce ne frega davvero un cazzo”. E così molti genitori, immersi in questa filosofia, si applicano nella stessa identica maniera, e nel momento in cui per il solo far figli ci vorrebbe una patente per garantire le doti minime di genitori, esprimono ulteriormente quell’interesse nel completo disinteresse, impegnatisi a mollare i ragazzini dove e quando possibile a chi e quanto possibile, per pigrizia, per aver fatto il passo più lungo della gamba, per avere altri impegni più importanti, irrinunciabili, un po’ come lo stato.

Queste sono le basi della nostra società: ‘sti cazzi buttati al vento. Magari ne esce qualcosa di buono, secondo il provato schema del “bucio de culo”, ma se dovessi scommettere mi giocherei le ultime carte con gli ultimi anziani decenti, una briscola nella bocciofila-bunker, mentre fuori i giovani spaccano il mondo a clavate.

[D.C.]

P.S.
Sì, anche Napoleone sapeva quanto fosse importante un popolo ignorante, ma almeno la classe dirigente la immaginava in grado di formulare un pensiero che andasse oltre “I froci negri ci rubano il lavoro delle mogli che devono stare a casa”.

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4 thoughts on “Le basi, cazzo, le basi.

  1. – Sì, anche Napoleone sapeva quanto fosse importante un popolo ignorante, ma almeno la classe dirigente la immaginava in grado di formulare un pensiero che andasse oltre “I froci negri ci rubano il lavoro delle mogli che devono stare a casa”. – niente, applauso a scena aperta.

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