Mortacci Nostra

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Nessuno vuole negri disperati in giro per casa.

Arrivano senza una lira in tasca, sono sporchi, stanchi, senza prospettive, magari senza donne, incattiviti dalla vita dura, pronti a tutto, sono un pericolo.

Sono pezzi di merda, sono stronzi, infami, bestie che odiano e maltrattano, che usano violenza appena possibile, pronti a schiacciare il più debole appena ne trovano uno.

Sono pronto a firmare che sia così.

Cioè, che fra migliaia che arrivano ce ne sia almeno uno così, sono pronto a scommetterci.

Per forza, è statistica, e mi baso sulla nostra di statistica, qui dove uno su due è così, pronto non solo ad accettare l’assurdo ma a sostenerlo con tutte le proprie forze, purché non a proprie spese. E noi siamo migliori di loro, perché il nostro paese non è in guerra e non ammazza la propria gente. Al limite la porta al suicidio, ma quella non è violenza, è stile. Quindi immaginate tra loro quanti ce ne saranno così. E qui, quelli così non li vogliamo, non vogliamo nemmeno il rischio di averli.

Che poi, per non essere una questione di razzismo è fin troppo legata al colore della pelle, perché quando gli sporchi disperati, morti di fame e potenzialmente pericolosi pezzi di merda, anche noti come vostri figli, nascono, non siete così fermi nel mandarli affanculo, anzi, li nutrite, pretendete le sovvenzioni statali, vi fate in quattro per loro (a parte lasciarli davanti la televisione per gran parte della giornata, intendo), pur sapendo che le probabilità che ne escano meglio di un immigrato sono pari a quelle di un immigrato di arrivare qui messo bene.

Se davvero temiamo una riduzione del nostro tenore di vita, forse avremmo dovuto incazzarci una quindicina di anni fa, con altre persone e per ben altri motivi.

Oggi siamo troppi, incapaci di autosostenerci e tantomeno di sostenere altre decine di migliaia di nullatenenti; è vero. Un popolo di gente che, come dicevo spesso al compianto amico Paolo “passa metà della vita a cercare di far figli e l’altra metà a tentare di sistemarli”, un gioco veramente del cazzo, una sopravvivenza più che una vita.

E in questa vita mi dà al cazzo trovare il tizio sotto casa che rovista tra i rifiuti, mi dà al cazzo abitare in un palazzo con appartamenti così zeppi di cinegri da dover chiudere le porte a pressione, mi dà al cazzo trovare gente che chiede elemosina ad ogni angolo, ad ogni semaforo, mi dà al cazzo riuscire a malapena a pagare l’affitto lavorando fino a spezzarmi la schiena (letteralmente), mi dà al cazzo che mi si dica di ringraziare perché lavoro, mi dà al cazzo che di lavoro muoia ancora tanta gente di cui non frega un cazzo a nessuno, mi dà al cazzo che alla maggioranza delle persone non dia al cazzo roba così, però se arrivano un paio di negri in più, cioè, la morte non si augura a nessuno, però ecco, se non arrivano è meglio.

Sì, se non arrivassero sarebbe meglio, meglio per tutti, soprattutto per loro, soprattutto se non avessero bisogno proprio di partire, ma non possiamo vivere sotto una campana di vetro, e se ci mangiamo tutto ignorando la fame del nostro vicino, dovremmo almeno tenere in considerazione che prima o poi la fame lo porterà, nella migliore delle ipotesi, a chiederci qualcosa. E la cosa divertente è che non ci stiamo nemmeno abbuffando. Non noi personalmente almeno. Cioè, se devo ridere sui cadaveri della gente, sono disposto a farlo, perché anch’io sono un pezzo di merda, però dovete farmi ridere davvero, non morire in fabbrica con la paura che se per sbaglio uno di quei cadaveri si scopre che era vivo mi toglie pure il pane di bocca. E allora vaffanculo, ma io non ce l’ho con quei cadaveri ambulanti, bensì con i papponi e i loro camerieri, perché mentre per me a  prescindere ogni morto è un concorrente in meno, per quelli che mangiano succhiando dalla mia vita come da una noce di cocco, ho e avrò un piacere particolare; perché se a stupidità e avidità è impossibile fare la guerra, almeno posso tifar contro.

Ma la verità è che il solo “nemico del povero è il più povero e così all’infinito”, e tutte queste sono chiacchiere da poveracci, a chi vive davvero, di queste cose, non gliene frega un cazzo.

[D.C.]

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4 comments

  1. Continuo a essere dell’idea che queste cose, o le si va in giro a raccontarle alle persone per strada – e già servirebbe a pochissimo – o che ce le si continui a leggere tra assertori abbia utilità a meno zero: crea la percezione falsata che chi ha buonsenso sia numericamente superiore degli imbecilli.
    Sul contenuto, d’accordissimo.

    1. Qua sopra scriviamo. Il blog purtroppo si ferma a questa funzione, è proprio strutturalmente difficile fargli fare qualcosa di più. Poi in redazione c’è chi ha fatto anche qualcosa di molto più pratico, ma questi sono fatti che esulano dall’attività del sito che, peraltro, è proprio solo un blog, su cui alcuni individui scrivono le loro opinioni (a volte anche in contrasto con quelle di altri redattori), le scrivono male e in modo estremamente maleducato. Nulla più.

  2. In questi giorni mi state confermando una cosa:
    Siete davvero persone SERIE.
    Ancora di più di quando riuscite perfettamente a PRENDERE per il CULO certi nostri personaggi che si ritengono invece PERSONE SERIE.

    La mia stima per voi è ampiamente cresciuta e confermata.

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