Cos’hai e cosa meriti

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Ministro del dittatore giustiziato con una cannonata.

Giustizia è fatta, a quanto pare.

Erano gli anni d’oro del cuccare poco, si andava al concerto del primo maggio già mezzi fidanzati e si fingeva di non guardare la marea di topoline che facevano di tutto per sembrare più disponibili di un giapponese volenteroso, in quel contesto ricordo girare magliette con scritte del tipo “beato chi crede nella giustizia perché verrà giustiziato”. Ecco, ecco cosa mi ha ricordato la parola “giustiziato”, certo senza tutto quel sapore grillinvendicativo, ma il concetto di massima rimane quello: se sostieni una montagna di merda non potrà certo pioverti addosso rugiada del mattino.

Come immagino (spero) molti di voi in più o meno tenera età, anch’io mi sono spesso chiesto come sia stato possibile che le persone vissute durante la nascita di regimi violenti non si siano accorte di quanto fosse sbagliato ciò che stava accadendo. Poi il tempo è passato, io sono cresciuto e ho incontrato molte persone che, nel loro naturale comportarsi, mi hanno evidentemente illuminato.

Ora potrei farvi ripercorrere tutta la parabola che ha portato alle considerazioni che leggereste solo alla fine, ma essendo io più pigro del più pigro di voi, salterò immediatamente alle conclusioni, che tanto se state leggendo qui o siete in grado di capire o non è importante che ci riusciate.

Com’è possibile che si instaurino regimi totalitari, violenti e universalmente percepibili come sbagliati?

Perché la gente guarda i cazzi propri.

Perché se io me la passo bene firmando atti che fanno deportare migliaia di persone, sticazzi delle migliaia di persone, io torno a casa e mi butto nella Jacuzzi e, come mi ripete spesso il capo del mio capo “i problemi del lavoro non me li porto a casa”. Ovviamente non è lui quello a cui è esplosa un’ernia al lavoro, non è lui quello di cui non riconoscono i meriti, non è lui quello che ha dovuto indebitarsi per far causa al proprio datore di lavoro, non è lui quello che deve sentirsi dire da un analfabeta funzionale, capo del proprio capo, frasi come “dovreste baciare per terra che lavorate”.

Allo stesso modo trovo colleghi che passano gli anni mani in tasca quando fanno parte di una squadra ma che diventano squali quando ne vengono messi a capo. Perché la povertà d’animo non conosce confini, solo possibilità d’espressione: uno stronzo è tanto più stronzo quanto più gli è possibile esercitarlo.

E così c’è gente in ogni fottuto ambito che è tanto giustizialista per il vicino quanto garantista per sé.

Dunque se il ministro Hyon Yong-chol assecondava per il proprio tornaconto le follie del dittatore Kim Jong-un era nel conto che sarebbe potuto finirne travolto, una gioia da poveracci per quelli che ne sono travolti senza nemmeno poterne prima godere.

Cosa accetti per avere quel che hai? Quali sistemi sostieni? Quanto ne godi? Quanto attivamente parteggi? E mi va bene parlare di macchina e inquinamento, di eredità e furti, di politica e mafia, etc. Di ciascun tema e della relativa gravità. L’importante è che scegliate consapevolmente, con coerenza e abilità, perché ci sta che un figlio di puttana mi pisci in testa dall’alto della sua fortuna e/o infamia, questo è il sistema che sto passivamente accettando, ma almeno che lo faccia bene, con il coraggio e l’intelligenza della propria scelta, altrimenti, prima o poi, potrebbe essere dato in pasto al cannone, una cosa barbara, quasi come i festeggiamenti delle persone che quel cannone se lo vedono puntato addosso tutti i giorni.

Io lo so, che se oggi ci fosse l’opportunità di instaurare un regime, dalle nostre parti, prenderebbe piede più facilmente di una barzelletta da sessantenni su whatsapp, lo so perché vedo la gente, i poveracci, i poveracci di spirito, pronti a scaricare tutta la merda sul vicino pur di guadagnarci qualcosa. Nel frattempo però continuate a tenere tutta quella merda, ed è tutto ciò che meritate.

[D.C.]

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