I fantasmi di Facebook

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ostruzioni

La possibilità dei “post ricordo” che Facebook ci propone con maniacale premura è direttamente proporzionale alla dipendenza da “vi dico tutti-tutti i cazzi miei” di chi li ripropone dal primo all’ultimo, costringendoci al doppio supplizio dei post nuovi alternati a quelli ricordo. Cose che pensavamo archiviate si ripropongono, e così la bacheca di qualcuno è un pendolo tra “2015: che schifo afa di merda” e “esattamente un anno fa: che schifo questo lugliembre”. Sembrate bipolari, ma di quelli brutti. Tant’è.

Nella giungla facebookiana bisogna in qualche modo prenderla in scioltezza, ormai è cosa nota e da qui la nostra voglia di pigliare un attimo “per culo” (tanto vi siete appena convinti che ci sarà una tassa sui condizionatori e che fare l’orto diventerà illegale, almeno qui che vi si piglia ”per culo” lo dichiariamo subito). Bene. oggi ci occupiamo di due figure davvero inquietanti che provocano spasmi involontari anche ai più rilassati e surriscaldamento globale corporeo che nemmeno in MD al Cocoricò. Chi? Quelli del “ci sono-e-non ci sono ma osservo tutto in gran segreto”, e quelli del “ci-sono-ogni-minuto ma vi minaccio continuamente di abbandonarvi tutti”. Il primo prototipo è di solito un amico maschietto, il secondo è il prototipo è tipicamente femminile. Sturiamoli insieme.

L’ectoplasma totale

Chi di voi non ne ha almeno uno tra gli amici? Sì, quello del “non sto mai su Facebook”, “non scrivo niente ché mi sta sul cazzo” “ah boh, ce l’ho ma non ci entro mai”. A volte, per entrare meglio nella parte del Casper, si nasconde dietro a un profilo associazione, negozio o qualsivoglia attività. Lui non apre mai Facebook – figuriamoci – non sa nemmeno perché ha aperto il profilo. Eppure ha 2000 amici e se lo incontri e ci parli di qualunque cosa gli sfugge sempre che lo aveva intravisto-visto-sentito su Facebook, ovviamente “per puro caso”. L’altra mega-palla-spaziale con cui giustifica il suo ficcanasare alla 007 è la scusa del “mi sono iscritto solo per giocare”. Ma noi lo sappiamo che è sempre lì, e lo sappiamo che legge tutto. Non si limita ai post: che so, appena gli esce la notifica a lato che “Tizio ha commentato questo elemento” lui apre l’elemento e per un’ora si legge ottomila commenti pur di beccare quello dell’amico Tizio e poterne sparlottare in giro. In parole povere: non trovi una sua foto neanche a pagarla, ha tutti i tag chiusi in se stessi, la privacy è importante e gioca a fare l’intellettualoide del “ma cosa cazzo ci perdi tempo a scazzare su Facebook”, quando in realtà è il primo in perenne collegamento a seguire le attività di tutti. È il classico che apre un profilo al solo scopo di farsi taniche di cazzi altrui, che al confronto le vecchine che d’estate si trasferiscono sulla sedia di paglia in balcone sono persone riservate (la variante maschile delle vecchine che si trasferiscono in balcone sono i mariti vecchini che si trasferiscono sui bordi delle fontane o vicino ai cantieri. Così, per par condicio). Essendo una peppia pettegola senza sostanza (alla faccia di chi ancora vuole che il bla-bla-bla sia solo prerogativa femminile), il nostro ectoplasma di solito non brilla in sagacia, e si sputtana da solo a ogni occasione utile. Come sturarli? Semplice: toglietegli l’amicizia. Si apriranno più scenari:

  1. dopo un minuto ve la richiede, con assoluta nonchalance.
  2. vi scrive dopo un minuto per sapere come mai o se “per caso” c’è stato un errore, perché lui “per caso” è entrato in Facebook proprio in quel momento e non vi ha trovato.
  3. pettegoli come sono dicono a mezzo mondo che gli avete tolto inspiegabilmente l’amicizia; così, giusto per dimostrare che a loro non frega proprio nulla di Facebook.

Tutte le opzioni sono in ogni caso la riprova che loro “non stanno assolutamente mai su Facebook e chi lo fa è un minchione”.

L’asciugaballe minacciosa

Questa utente non fa il fantasmino come nel primo caso, perché la sua presenza su Facebook è tangibile. Troppo. Non di rado ha scoperto l’internet dopo gli anta, provando qualcosa di molto simile all’estasi di Santa Teresa nel constatare quanti sconosciuti siano disposti a cagarsi a vicenda. Comunica qualunque tipo di stato d’animo stile alcolisti anonimi, ha qualcosa come millemila amici ed è generalmente iscritta a 180 gruppi, partecipandovi regolarmente. Per questo motivo crea un alfabeto simil-dialetto-russo per ottimizzare i tempi, del tipo “gz per l’add, bn srta!”. In sostanza si crea una vera e propria second life, istaurando con migliaia di utenti (mai visti) una profonda relazione emotiva (tutta sua). I mariti pensano di vivere come nel film “Inception”, perché non capiscono più se la presenza della moglie è reale o meno e girano trottole in modo compulsivo in attesa che la cena si materializzi sul tavolo. I figli cercano orfanotrofi sulle Pagine Gialle. La pressurizzazione emozionale che la imprigiona in Facebook degenera piano piano, sfociando in aspettative disilluse, “amicizie” che si rivelano false, e uomini che sembravano educate e sensibili spalle su cui piangere che una sera si presentano in chat facendo ciao ciao con la sola imposizione del pisello (guarda tu alle volte le sorprese anche senza un Kinder). Capisce con ribrezzo e delusione che una foto profilo che all’inizio incarna l’uomo perbene può essere un troll, o che la migliore amica virtuale può improvvisamente uscire con le amiche in carne e ossa lasciandole passare il sabato sera in chat da sola. Inizia la crisi. Seguono post isterico-minatori in cui – ciclicamente affranta dalla cattiveria dellaggente – ci minaccia di diventare un fantasma, sparire, evaporare. Cose del tipo:

“BASTA! Mi sono rotta della falsità, mi spiace per tutte le persone che meritano, ma sto pensando di togliermi da Facebook” (come il suicidio: chi lo dice non lo fa).

“Scusate, ma per un po’ sarò un po’ assente, se volete mi trovate in pvt”. (di solito per il principio della non-coerenza seguiranno dieci link da molto a parecchio inutile, come a dimostrare che è in pausa emotiva ma ci tiene a diffondere cagate e bufale per il bene dell’umanità; perché ovviamente crede a tutto, anche ai post di Salvini).

“Ah, ma ora vedrete, da domani grandi pulizie! Via i contatti falsi e le persone cattive da questo profilo!” (può seguire sub-minaccia in cui spiega che lascerà il post pubblico, così quelli a cui toglierà l’amicizia potranno leggere).

In alcuni casi – udite, udite – per una maggior richiesta di attenzione la minacciosa chiude davvero il profilo. Tranquilli, per due, tre minuti. Ma un’utente di questo tipo non può che avere molti contatti altrettanto subnormali, quindi le sue minacce provocano la venuta cristologica degli amici consolatori, che la pregano di non andarsene perché le vogliono bene ed è una grande. Sì, certo, e l’aurora boreale è l’albero di Natale diddio.

Se per sbaglio o divertimento avete un contatto di questo tipo, divertitevi e sturate con messaggi contro-corrente tipo “ci mancherai”, “capisco e fai bene”, “è stato bello averti fra noi ma è giusto che tu non vada oltre a torturarti”. Oppure scrivetele un semplice, gradito ed espressivo: “gz di tt! bci e abbci e bn ntt!”.

In sostanza, cari fantasmi, svelatevi o andatevene davvero, perché ci state addosso come le frequenze di Radio Maria.

Sturate, gente, sturate.

[M.C.]

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