Leoni da tastiera.

collodipape

È interessante notare come molti bambini non mangino la carne degli animali, poco vale l’argomentazione che non la mangiano solo perché sono negri e in africa non la trovano.”
(P. Singer)

Zimbabwe. Un idiota uccide un leone. E non un leone qualsiasi: il simbolo e la principale attrazione del parco nazionale di Hwange. L’idiota ovviamente (e secondo me giustamente, visto che pure io penso che la caccia sportiva sia un hobby del cazzo) viene sia braccato dalle autorità, che messo in croce dall’opinione pubblica. Ma ormai mi conoscete: anche a fronte di situazioni come questa, in cui il fatto in sé è chiaro come i peli del culo di Crocetta, non riesco a impedirmi di vedere quel mix di paradosso e miseria che il web 2.0 ha così efficientemente evidenziato negli ultimi anni.

Certo, l’uccisione di un leone, così, a cazzo di cane, è insensata e inutile, e d’altra parte personalmente trovo insensato e inutile che in Zimbabwe la caccia al leone sia, in realtà, legale. Cioè, gli zimbawiani non si sono incazzati perché è morto un leone, ma perché è morto quel leone, durante una battuta non autorizzata. Una domanda in carta bollata in più, un leone diverso, e non sarebbe successo nulla. Ma transeat.

Ora, però, fermiamoci un attimo: stiamo parlando dello Zimbabwe, un paese in costante emergenza sanitaria, con la mortalità infantile alle stelle e con un’aspettativa di vita media fra le più basse del globo, che si ferma 37 anni, e ci stiamo incazzando a mostro per un leone? Stiamo parlando di un paese in recessione, con enormi problemi economici e sociali, al 131° posto per la libertà di stampa, in cui un abitante su tre è sieropositivo, in cui una delle emergenze più pressanti è la percentuale abominevole di orfani, e la cosa per cui decidiamo di parlarne e di incazzarci è un cazzo di leone?

Ci riscaneiamo. L’ISIS decapita gente, ma la cosa che ci fa dare di matto è quando spaccano dei sassi molto vecchi. La crisi Russia-Ucraina diventa praticamente guerra aperta, ma il popolo del web urla minacce all’uccisore dell’orsa Daniza. Lo so, lo so: non si tratta – in nessun caso – di eventi paragonabili, e non è detto che se uno si indigna per un animale ucciso non lo faccia anche per altre cose… è che davvero, basta fare un giro sui social e sui siti di notizie per vedere come il numero di commenti e condivisione sia perennemente e pesantemente sbilanciato a sfavore degli eventi meno rilevanti, come se un’enorme fetta della popolazione non fosse in grado di distinguere il piccolo dal grande.

Ma poi mi ricordo che siamo nel paese di Stamina, dei parlamentari che rendicontano gli scontrini, delle interrogazioni parlamentari sulle scie chimiche,  e tutto torna chiaro. Lo so, sono ripetitivo, mi dispiace. Però pure voi, ogni tanto, spiazzatemi, stupitemi, agite razionalmente! O almeno mostrando una capacità di valutazione nella norma. Dai, una volta ogni tanto. Almeno un paio di volte l’anno, per favore. Anche una sola. Fatemi iniziare la settimana con le braccia ancora attaccate alle spalle.

[M.V.]

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Informazioni su Marco Valtriani

Marco Valtriani è l'ignobile ideatore di questo blog di dubbissimo gusto, fa il pubblicitario, l'autore di giochi da tavolo e quello che dà noia. Ha assunto nel tempo diverse identità farlocche al mero fine di trollare il prossimo, non sempre con garbo, spesso con gioia. Per hobby alleva grillini in un casolare di campagna, vendendoli agli alieni e ai poteri forti, e sparge scie chimiche per conto del NWO sugli allevamenti di beagle, come del resto fanno quasi tutti quelli della Ka$t4. Il motto della sua casata è "Hear Me LOL".

6 thoughts on “Leoni da tastiera.

  1. Gli “argomenti da indignazione” devono avere due caratteristiche fondamentali: non devono riferirsi a un problema di lunga durata, e devono essere tali per cui chi si indigna non può fare nulla. In questo modo sono garantiti sia un rapido ricambio dei post sul profilo di Facebook, sia una totale assenza di responsabilità. Succede da sempre – anche per i “giornali di carta” l’omicidio “estemporaneo” di una tabaccaia occupa più pagine della fame del mondo, è il fascino della cronaca nera. Ora ci sono anche i cani cinesi, gli orsi ucraini, i leoni africani.
    La gente ha bisogno di argomenti di conversazione dal forte impatto emotivo, sui quali ci si può indignare senza che sia necessario avere un’opinione sulle cose importanti del mondo.

  2. Piccola puntualizzazione sulla vicenda: in Zimbabwe, come in altre zone africane, nelle riserve naturali è possibile fare safari con annessa caccia di selezione. Vengono abbattuti in maniera selettiva gli animali più vecchi o malati. Hai presente le “foto ricordo” del cacciatore vicino alla giraffa/leone/zebra? Ecco. Questi safari costano e costano molto e per organizzarli o ci si rivolge al parco stesso oppure alle associazioni animaliste del luogo.
    Ora, sto tizio non molto sveglio si è rivolto ad un associazione locale che, di fronte alla cifra offerta, non ha fatto seghe: ha contattato dei bracconieri e l’ha affidato a loro. Da qui il casino.

    • Grazie per la precisazione… in realtà, con la mia prosa approssimativa, quando dicevo “gli zimbawiani non si sono incazzati perché è morto un leone, ma perché è morto quel leone, durante una battuta non autorizzata. Una domanda in carta bollata in più, un leone diverso, e non sarebbe successo nulla” intendevo proprio questo, non è che la caccia al leone sia vietata, è vietata la caccia a cazzo di cane. Non che volessi sminuire l’idiozia del grande gaggiadore biango, anzi: visto che tecnicamente la caccia al leone “anziano” esiste, bastava poco perché l’imbecille si evitasse tutto ‘sto casino (e se lo evitasse anche Cecil, povero piccolo, che ora insegnerà agli angeli a scopare leonesse 30 volte al giorno).

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