Ferie e cazzate, ovvero il terzo millennio alla finestra

Richard Branson, ferie illimitate ai dipendenti: “più tempo libero significa più felicità”.

Mentre il top management italiano vive di soluzioni brillanti che vanno dal “chiudiamo” al “trasferiamo in Romania”, il mondo civilizzato è così avanti da bussarci alle spalle, generalmente con la punta di un grosso, facoltoso e felice pene.

Al fondatore della Virgin, e non solo a lui, pare infatti che il vecchio sistema fatto di restrizioni e costrizioni sia meno performante di una oculata responsabilizzazione dei dipendenti.

La “gallina oggi”, in un paese in cui dall’istruzione alla ricerca tutto ciò che non sia qui e ora viene escluso come fosse un’infantile fantasia, sembra essere l’unico movente per chi è nato nella KASHTA(!1!) dirigenziale; persino gente che va negli USA a prendere master più costosi delle aziende stesse che dirigeranno torna e applica sistemi raffinati come licenziamenti, risparmio sul costo del lavoro e stretta sui dipendenti.

Al di là del concetto di scaricare il motore quando c’è bisogno di accelerare, ciò che colpisce è la persistenza di una pochezza tale da giustificare le manie di grandezza del povero vecchio Silvio. Sembra che sia impossibile slegarsi da quell’arte di arrangiarsi e da quel tirare a campare che ha reso grande l’Italia nelle barzellette da sessantenne.

E mentre in grandi aziende in giro per il mondo si provano le funzionalità di sistemi senza orari, di ambienti confortevoli, di aree svago, di servizi accessori, di pause e ferie autogestite, di responsabilizzazione, qui i dirigenti urlano ai dipendenti e la loro capacità si concentra su aspetti fondamentali come “non puoi mangiare sul posto di lavoro”. Mi domando perché mai l’economia non decolli.

Certo il problema della cultura rimane fondamentale, se cresciamo istruiti come scimmie male ammaestrate è difficile pensare di poter ottenere qualcosa di più che una banana, e se l’élite del paese è rappresentata da primati solo un poco più fortunati, le possibilità evolutive rimangono nelle mani del signore (che conosciamo per i successi ottenuti in paesi come Brasile, Cile o Portogallo).

Scrive La Stampa: Il cofondatore di Google Larry Page ha detto che viviamo nell’era dell’abbondanza, e i robot dovrebbero sollevarci da molte incombenze: «L’idea di dover lavorare così tanto per soddisfare i nostri bisogni è semplicemente falsa».

Se solo fossimo in grado di capire parole come bisogni, soddisfare o lavorare.

[D.C.]

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