Cialtroni a mezzo stampa.

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Probabilmente avrete letto la notizia viral della piacente turista francese che, dopo una notte di fuoco con un australiano bello e impossibile, ha pubblicato un appello su Youtube perché, rimasta incinta durante una vacanza a Mooloolaba, voleva ritrovarlo.

Probabilmente avrete letto la notizia viral della piacente turista francese perché è stata riportata, condivisa e spiattellata da quasi tutte le maggiori testate giornalistiche: Fatto Quotidiano, Corriere, Huffington Post, Repubblica, Libero. Poche le eccezioni: si salvano giusto La Stampa, il Manifesto, e pochi altri.

Ora, io non è che voglia fare l’arrogante, ma non ci voleva molto a notare che la faccenda della turista ingravidata da un aborigeno puzzava di trovata pubblicitaria lontano un miglio. Intanto le modalità: siamo nel 2015 e tu, piacente francesina, ti scopi un surfista australiano senza chiedergli non dico un recapito, ma neanche il nome di battesimo. Sarò all’antica ma, personalmente, almeno il nome di solito lo chiedo. E ovviamente la prima cosa che fai per rintracciarlo non è chiedere nei posti dove sei stata con lui, visto che Mooloolaba è un buco con poco più di 7.000 abitanti: no, fai un video su youtube, che va tanto di moda.

Non solo: cercando su internet il nome della ragazza comparivano meno notizie di quelle che si trovano cercando Vittorio Cannarate, il che è un filo sospetto visto che anche l’ultimo degli stronzi ormai è rintracciabile se non altro via elenco telefonico. Le uniche informazioni reperibili erano il suo profilo Facebook, mezzo vuoto, creato da una manciata di giorni e – come segnalato da Giornalettismo – presto trasformato nella pagina di un personaggio pubblico, e il suo canale di YouTube, contenente solo il video dell’accorato appello. Praticamente una ninja virtuale, inesistente a qualsiasi livello, che appare, si fa mettere incinta da uno sconosciuto e, senza aver mai avuto una vita social, diventa virale in pochissime ore per ritrovarlo.

Ovviamente, cazzo, ovviamente era una bufala pubblicitaria. Ed è inquietante come una panzana con evidenti “buchi” verificabili in meno di dieci minuti con un paio di ricerche su Google sia stata presa per buona e diffusa dai maggiori quotidiani italiani. Stavolta è una pubblicità, niente di dannoso, ma la prossima volta che tipo di stronzata verrà diffusa senza la minima verifica?

E’ difficile incazzarsi quando il populista di turno se la prende con i “pennivendoli” e difendere la categoria, quando la maggioranza dei più importanti quotidiani nazionali non è in grado di capire la differenza fra una situazione reale e una campagna virale. Mi chiedo solo se sia lecito o meno, di fronte a questi episodi, dare apertamente del cialtrone al cronista svogliato di turno; se, cioè, sia diffamazione a mezzo stampa dare del buffone a chi, il mezzo stampa, lo usa palesemente col culo.

[M.V.]

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5 comments

    1. Che i giornali debbano proporre soluzioni non sono d’accordo, non è il loro lavoro. Devono riportare i fatti e, a corredo o usando quel fantastico strumento che è l’editoriale, dire ogni tanto la loro. Per quanto riguarda il gossip, la stranezza, la curiosità ci possono stare ma devono essere del tutto eccezionali, non occupare una metà buona della homepage.

      1. sì, vero, che stupida!, alle scuole medie facemmo pure un corso di guida alla lettura dei quotidiani e alla loro struttura. 😀 penso che, come ha largamente spiegato Eco nella sua ultima lectio magistralis, i giornali dovrebbero proporsi come alternativa all’informazione del web e fare magari approfondimento, anziché ricalcarla attingendone anche le false notizie. Comunque io ce l’ho in generale con il gossip di cui è intriso il web, sono una persona d’altri tempi e continuo a pensare siano argomenti da sala d’attesa del parrucchiere (per non dire, come diceva mia nonna cresciuta in un collegio svizzero, che è roba da servette).

  1. Una cosa sul cercare controargomenti al bobulista che sparla di bennivendoli: su Internet ancora il clickbaiting non era fisicamente possibile, ancora le bestemmie arrivavano 1:1 allo stronzone che trollava su usenet, e già i giornali creavano la giustizia ad orologeria parlando di indagini e processi ad uso e consumo della battaglina quotidiana nel teatro politico.
    Da una parte. Dall’altra, non è importante l’opinione del bobulista, in quanto generalmente è uno che, se gli chiedi di farti un nome di un giornalista, ti tira fuori Travaglio, Scanzi, Raphael Pallavicini, Messora, o addirittura qualche webmaster di qualche sito che si chiama con qualche sinonimo più pulito di neriraus.it, zecchedimerda.eu, nonmiimbavaglieretefascibastardi.info, noallacensurastalinpuzza.it

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