Dalla parte di Matteo

Critiche per la chiusura momentanea di importanti siti turistici romani.

Un’assemblea sindacale ha fermato per tre ore l’accoglienza del pubblico in alcune attrazioni turistiche romane. Stato d’allerta e subito legge per impedire che una cosa del genere accada di nuovo. Gli stipendi degli operatori che si sono riuniti in assemblea invece possono tranquillamente aspettare.

Questo è  quello che sostiene Matteo (fa lo stesso quale, tanto lo sostiene anche l’altro Matteo), e con lui un gran coro di parlamentari: il turismo è servizio pubblico e quindi non può essere sospeso. Se così fosse stato però, immagino che i dipendenti avrebbero ricevuto il loro pieno salario, evitando il problema alla radice. Ma quello che stanno facendo i nostri grandissimi gestori della cosa pubblica (o meno) è risolvere il problema della peste incipriando i bubboni. Ma Renzi è quello che è, e parafrasando il buon Gaber: “resta ancora la faccia che è”.

Questo modo di agire rivela forse il vero problema: la preoccupazione della candida apparenza a dispetto di un interesse tutt’altro che puro. I lavoratori devono lavorare, che guadagnino abbastanza da vivere è una preoccupazione accessoria, un lusso, un gol di tacco , una roba che se proprio ci avanza di non fare un cazzo ci buttiamo un occhio. I lavoratori devono pensare a produrre più che ad accumulare diritti, che già va loro di culo che lavorino. I lavoratori devono dare tutto il possibile per ricevere se possibile. I lavoratori devono arrangiarsi sul dormire, sul mangiare, sul coprirsi, sul curarsi e sull’istruirsi. E questi sono quelli fortunati, perché lavorano.

Quest’idea la disperazione, la povertà e l’ignoranza l’hanno resa mormorio del pensiero pubblico, assecondando l’odio per questa o quella categoria di “privilegiati”, per persone con la fortuna di essere nate duecento euro al mese più in alto.

Uno che lavora si rompe il cazzo di non ottenere il pieno compenso e la risposta è una legge che lo obblighi a lavorare comunque. Come direbbe un esagerato “almeno in un regime ti danno quel che ti promettono”.

Si tratta di una situazione che mi fa saltare il Grillo al naso, prendendomi a pizze in faccia da solo mentre mi faccio domande tipo “ma se fosse stata parte del loro stipendio a non arrivare?”, “ma non sarebbe da mandar loro a lavorare tutti i giorni full time pagati part time?”, e populismi vari.

Ma tanto poi non sto dalla parte del popolo, perché il popolo è più stronzo di chi lo governa, e per uno che protesta o semplicemente si riunisce per decidere come comportarsi, ce ne sono centomila che lo lapidano e centomila da lapidare (sì, gli stessi centomila).

Rimane che stiamo vivendo un cambiamento che porta dal vecchio stato sociale cosa pubblica ad un più moderno e disfunzionale sistema “all’americana”. Ma all’italiana, ossia ponendo lo stato sociale a carico del privato ma spendendo risorse come se fosse a carico del pubblico.

E le auto blu? E gli F35? E i marò?

(Mmm… unendo i puntini vedo un disegno…)

Le persone contente non protestano. Le persone che protestano non sono contente. Le persone non sono mai contente, ma non sempre protestano. Le persone che protestano sono davvero molto scontente. Ecco, il problema è qui, se la protesta è un’anomalia o non protestiamo abbastanza, o non siamo abbastanza scontenti.

Su questo, sto dalla parte di Matteo (ossia “chisselincula”).

[D.C.]

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