Questione di coerenza.

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collodipapero

“È vero che non si può reagire violentemente, ma se il dottor Gasbarri, che è un amico, dice una parolaccia contro la mia mamma, lo aspetta un pugno! Ma è normale! Non si può provocare. Non si può insultare la fede degli altri“.

Ve le ricordate, queste parole? Le pronunciò il Papa Dellaggente™ all’indomani di una strage, una strage compiuta in nome di un dio, forse non il suo, ma che comunque, come tutto ciò che è sacro, non dev’essere insultato.

Anche un amico, se t’insulta qualcosa di caro, si può aspettare un pugno. E un nemico?

Perché dire che la fede non può giustificare l’odio, come fatto poche ore fa dal pontefice dopo gli attentati di Parigi, suona drammaticamente come un’enorme puttanata, se al giro precedente hai detto più o meno il contrario, in una frase che si auto-contraddiceva passando dalla paraculaggine di Don Abbondio alla sete d’azione di Chuck Norris nel giro di un respiro.

Non so da voi, ma qua inizia a sentirsi la puzza nonostante i litri di Eu De Dieu vaporizzati dal pontefice: com’è che se due addetti ai lavori del Vaticano smerdano fortissimo un cardinale, sollevando una crosta che copre vermi, pus e soldi sottratti ai fondi per la cura dei bambini, a tradire la fiducia del papa sono stati gli insider, e non il cardinale?

Com’è che si incensa il prelato argentino per le sue bellissime parole sulle vittime dei preti pedofili di Philadelphia, e non ci si interroga su quali siano stati i progressi reali fatti dalla chiesa nella lotta al suo cancro più oscuro?

Perché ci s’indigna per qualcosa di completamente mistificato come la fantomatica teoria gender e non per la presenza di presunti pedofili ai convegni in difesa della famiglia naturale?

Perché si pende dalle labbra di qualcuno che continua a gestire in modo assolutamente non trasparente e ormai abbastanza chiaramente per fini non propriamente umanitari un patrimonio economico e immobiliare immenso che deriva in larga parte da regalie di quel macellaio di Mussolini?

Quando ero piccolo, mi affascinava moltissimo il passo del vangelo di Matteo che parla della pagliuzza e della trave: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo?  O, come potrai tu dire a tuo fratello: ‘lascia che io ti tolga dall’occhio la pagliuzza’, mentre la trave è nell’occhio tuo? Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello”.

Ecco, secondo me la chiesa ha risolto brillantemente; le pagliuzze nei nostri occhi le sostituisce con del prosciutto, in modo da poter poi sbrogliare il problema delle travi: mentre guardiamo spesse fette di crudo, ce le parcheggia in culo.

Buona settimana. Anche agli ipocriti.

[M.V.]

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