Dupalle Spaziali

Una recensione che poteva essere più gentile, ma anche no, di Franco Sardo

Non è l’evasione.
È dove mi porti.

Ieri sera come ogni socialconsumatore medio che si rispetti sono andato a vedere Star Wars – Il Risveglio della Forza, detto anche Dupalle Spaziali. Ma non saltiamo subito alle conclusioni, il film diretto da J.J. Abrams ha anche momenti esaltanti tipo quando uno si scortica le unghie arrampicandosi sugli specchi per cercare di trovare in un recondito meandro dell’immonda cagata con cui è recentemente entrato in contatto almeno un minuscolo elemento positivo pur di ammantare il proprio giudizio di un’apparente imparzialità che lo renda innocuo e quindi accettabile per i moderati lettori socialconsumatori medi.

E adesso una cosa che sconvolgerà parecchio i fan di Star Wars: cominciamo dall’inizio. Di certo non è colpa del film se il mondo intero, in particolare i social e in particolare Facebook hanno completamente perso la testa negli ultimi giorni.

Io ne ho viste cose che voi su Google Plus non potreste immaginarvi:
Cinepanettoni presi per il culo dalla Ceres che sfrutta l’hype per Star Wars,
E ho visto Pif con un asciugamano in testa stile Padre Maronno più che Obi Wan
E tutto questo social marketing andrà perduto nel tempo,
come clickbait nello stream.
È tempo di…
aspettate, non vorrei che qualcuno pensasse che qui si tira in ballo Blade Runner per mettere a confronto un capolavoro cristallino con un film appena uscito il cui valore è ancora tutto da verificare nel tempo e che comunque per ora è una palla clamorosa. Lungi da me volerli metterli in parallelo, come se Star Wars 7 avesse bisogno di essere affiancato a qualcosa per risultare insignificante, cosa che riesce a fare benissimo da solo.

L’attesa di Star Wars è essa stessa Star Wars, le innumerevoli parodie, ironie e memificazioni suscitate hanno avuto un ruolo fondamentale al lancio nelle sale, con grande fregamento di mano dei produttori. Davano, quelle si, l’idea di essere vicini ad un evento mondiale, un qualcosa di epico, di irripetibile. Peccato che poi una volta al cinema ti rendi conto del fatto che il film, di questo evento, è la parte peggiore. Star Wars 7 è un film che funziona molto meglio se non lo vedi.

Andate al cinema, prendete il biglietto, prendete da bere e sgranocchiare, accomodatevi nei vostri posti assegnati, cavatevi gli occhi, scorticatevi le orecchie e siete pronti a godervi lo spettacolo trasmesso all’interno della vostra mente obnubilata dal dolore delle mutilazioni. Sarà meglio che vedere il film. In questo modo tra l’altro evitereste un ulteriore imbarazzo: guardatevi intorno all’interno della sala, avete notato anche voi? Da quella parte c’è il vostro compagno di banco delle elementari, quello che si mangiava le caccole, dall’altra c’è la vostra prima fidanzata che vi lasciò per mettersi col più drogato della scuola che poi la lasciò per fare il militare, lì in fondo c’è il collega dell’università che scroccava caffè, sigarette e dispense, dall’altra parte c’è quell’amico di famiglia di cui si mormora che gli piacciono i ragazzini e pensi… rimarrà deluso, perché di ragazzini non c’è l’ombra. Qualche figlio, qualche nipote, qualche scusa per mostrarsi responsabile e salvare un rapporto, ma le torbe di ragazzini in cricca non ci sono. Dove sono? Forse i ragazzini, come gli altri esseri inferiori quali gli animali da fattoria, percepiscono il pericolo prima degli esseri umani e si allontanano evitando che una variopinta colata di merda di due ore e passa ricada sulle loro teste. Forse sono ad aspettare cose fighe come il prossimo Pacific Rim, o l’ennesimo Transformers, oppure il prossimo fenomeno stile Harry Potter. Non sono lì. E non ci sono nemmeno le donne, o meglio ce ne sono poche, solo quelle che sono state trascinate dai loro uomini dall’età mentale ancora troppo vicina a quella anale (ehm ehm) ed a quel punto, percepita l’esiguità di donne e bambini se sarete fortunati avrete l’illuminazione: siete a bordo di Star Wars Il Risveglio della Forza, una nave battente bandiera Walt Disney e comandata da J.J. Abrams e state affondando per appena speronato un pantagruelico, colossale, intergalattico pezzo galleggiante di merda. E la musica dell’orchestrina è insignificante.

Vero punto dolente del film è proprio la colonna sonora che potrebbe essere stata scritta per un qualsiasi film in cui ci sono esseri umani che si muovono velocemente nello spazio brandendo finte armi e interagendo con dei fantasmi invisibili che poi saranno aggiunti in computer grafica. Anima? Tzè! Dio è morto, Marx è morto e nemmeno le colonne sonore si sentono molto bene. Sono riusciti a trasformare uno dei temi più famosi e interessanti della storia del cinema (e poi ci sarebbe il pa-pa-pa-pa-papà-pa-papà della Marcia Imperiale, assente ingiustificato), miscelabile e modificabile in settordiciliardi di modi a seconda del mood da trasmettere, in una fottutissima sigla da mettere all’inizio e alla fine del film manco fosse “Nano Nano la Mia Mano”. La colonna sonora, che in italiano mostra linguisticamente il suo impatto su una pellicola, diventa un semplice colonnino spartitraffico su cui il direttore d’orchestra fa di tutto per tenere le cose in ordine, asettiche, scarnificate, anaffettive. Poi uno dice “l’elettronica ha tolto l’anima alla musica”: cento volte meglio un robot programmato per emozionare, intensificare, suggerire e far deflagrare piuttosto che un umano messo a fare burocrazia del suono.

Sinestesia: cacofonia prospettica.

Dal punto ci vista visivo il film non eccelle. E non è che non eccelle nel senso che non alza di brutto il livello degli effetti speciali come gli altri primi episodi di trilogia prima di lui. Non eccelle nel senso che se volete vedere qualcosa di spettacolare e forsennato è meglio un film del millennio scorso, e non in prospettiva rispetto al tempo in cui è stato fatto, proprio da ogni punto di vista. Magari guardatevi la Corsa degli Sgusci di Episodio 1, se volete l’adrenalina, mentre se volete la colossalità guardatevi pure la colf gigante di Balle Spaziali. Credetemi, è meglio. Certo, vi diranno che ci sono dei bei paesaggi. Bene, andate a vedere Star Wars 7 e mentre state per comprare il biglietto, quando vi chiederete “perchè?” rispondetevi “per vedere dei bei paesaggi”, buona fortuna e non rallentate la fila.

I dialoghi, gli attori e i personaggi interpretati sono forse la cosa meno brutta di tutto il film. Meno brutta significa che fanno abbastanza pena con innumerevoli ammiccamenti ironici, citazioni di battute continue e vagamente riconducibili ad un discorso metafilmico, e ritorno di personaggi invecchiati malissimo per rilassarti gli sfinteri, quasi che ti vogliano portare a letto, tu in un’orgia di action figures e spade laser del merchandising, ma pur sempre meglio di tutti quei momenti in cui sembra che gli autori stiano per avere una buona idea per rendere il film un’esperienza di godimento indimenticabile, non dimentichiamoci del popper emotivo perversamente inoculato come sopra, e invece trattano la messa in scena come se avessero per le mani una serie televisiva, con tempi e coi piani di una serie televisiva, con l’idea forse che le cose funzionino a prescindere perché tanto c’è l’affetto verso un universo di personaggi visto ormai per più di 15 ore sullo schermo, esattamente come in una serie televisiva, che però sta collassando sul suo stesso peso e percolando in un vortice di vuotezza infinita, e non sto parlando di Lost come gli ottimisti penseranno, ma di Beautiful. Star Wars 7 è quel conoscente che vuole sempre fare il simpatico a tutti i costi e ripete da 38 anni la stessa battuta. Stiamo parlando di 138 minuti di “Salvelox”.

Vogliamo parlare della trama? No. La trama è trita e ritrita, le sottotrame sciape e gli inneschi narrativi sono quanto di più insulso si possa trovare in circolazione. Il che non sarebbe un problema se il resto del film funzionasse. Ma allora cosa abbiamo appena visto? Avvicinatevi, siamo sul finale, so che è un momento difficile, cerchiamo di capire. Ebbene, io non so cosa abbiamo appena visto, ma ho una leggera intuizione, ma forse è esagerato chiamarla intuizione, è più una sensazione, una vibrazione, un’impercettibile consapevolezza, una distorsione di un’armonia cosmica, un piccolo sclero della forza, percepita all’accorgermi che nella sala del cinema, un momento prima dell’inizio del Risveglio della Forza, passava il trailer di Vacanze ai Caraibi… e tutta la sala rideva, rideva, rideva a crepapelle e tutto poi sono tornati a casa felici, contenti e soddisfatti.

[F.S.]

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Informazioni su Marco Valtriani

Marco Valtriani è l'ignobile ideatore di questo blog di dubbissimo gusto, fa il pubblicitario, l'autore di giochi da tavolo e quello che dà noia. Ha assunto nel tempo diverse identità farlocche al mero fine di trollare il prossimo, non sempre con garbo, spesso con gioia. Per hobby alleva grillini in un casolare di campagna, vendendoli agli alieni e ai poteri forti, e sparge scie chimiche per conto del NWO sugli allevamenti di beagle, come del resto fanno quasi tutti quelli della Ka$t4. Il motto della sua casata è "Hear Me LOL".

8 thoughts on “Dupalle Spaziali

  1. Ahi! Cazzo!
    Ti stavo per prendere sul serio e poi mi sei scivolato sulla marcia imperiale!
    “Assente ingiustificata???”
    Io vorrei sapere come ne avresti giustificato la presenza, visto che l’imperatore è morto quattro film fa (nella vita reale. O lo scorso film nella cronologia filmica)!
    Comunque stica.
    Tanto ho tre figli e quindi tutte le scuse del mondo: potrò andare serenamente a vederlo senza neanche dover rinunciare al diritto di lamentarmi se non mi piacerà.
    😉

    • Nel frattempo sono andato a vederlo (con la scusa dei figli) e la marcia l’hanno giustamente accennata sul rottame del casco di Darth Vader (o Fenner, se preferite la versione italiana).
      Devo dire: mi sono goduto gli effetti speciali, ma la Disney ha trasformato in un film per bambini quella che era una saga epica, fantascientifica e di fantapolitica.
      Per godersi l’ultimo Star Wars bisogna spegnere il cervello, mentre per farlo con gli altri film bisognava tenerlo acceso

      • Anche perché la Marcia Imperiale era la musica di Darth Vader. Ma dei cattivi in generale!

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