(Dis)parità fra i sessi.

Un resoconto molto poco umoristico firmato da Costanza Baldi

“Marito denuncia la moglie perché non cucina. Donna a processo.”

Questo è, più o meno, il titolo che imperversa da giorni sul web e sui giornali cartacei. Anche se basta un rapido giro sul web per capire che le cose non stanno proprio così, e che quindi sarebbe stato più corretto un titolo tipo:

“Marito denuncia la moglie perché non cucina. Giornalisti del cazzo.”

Prima che emergesse la verità, abbiamo assistito a orde di donne infuriate con il vessillo “femminismo” sventolante e bande di uomini dove la battuta più brillante è stata “l’uomo governa e la donna rigoverna”. Insomma, un paio di spanne più giù del fondo del barile.
Poi però arriva, seppur con colpevolissimo ritardo, una rettifica accompagnata da un nuovo titolo:
“Non l’ho denunciata perché non cucinava. Mia moglie ci picchiava e ci insultava”.

Si scopre che l’atto risale al 2012, quando l’uomo trova il coraggio di denunciare la donna per maltrattamenti fisici e psicologici che perpetrava anche nei confronti dei figli (a carico della donna pende anche un’altra denuncia per maltrattamenti da parte del figlio, ormai maggiorenne).

Il signore si era perfino dimenticato della denuncia, ormai sono separati dal 2014 e la donna vive con la madre e percepisce 300 euro dal marito. Oltre al danno, la beffa.
L’uomo racconta degli insulti, della violenza fisica, delle vessazioni continue, fino a quando la signora in questione manda all’ospedale il figlio maggiore (all’epoca dei fatti quindicenne) dopo averlo pestato.
Nella denuncia, però, i carabinieri riportano solo che la moglie non cucinava e che obbligava l’uomo ad andare a piedi al lavoro.
Ma sì, una bella pedata nel culo anche dalle forze dell’ordine, così ha fatto scopa.

La vicenda, come ogni caso di violenza domestica, sarebbe già tragica e disgustosa così.
Ma si sa, al peggio non c’è mai fine, soprattutto nel vasto mondo del web.
Ritroviamo le orde di donne succitate che sminuiscono la vicenda, giustificano questa cosa-vagino-munita con le attenuanti più disparate (“chissà cosa le ha fatto”, “sicuramente la ignorava”, “sicuramente non la faceva sentire apprezzata” ecc…) e, sorpresona, ritroviamo anche le bande di uomini di cui sopra che la prendono a ridere, mortificano ancora di più questo uomo con epiteti quali “mezzo uomo”, “checca”, “femminuccia…”
E la frase stronza per eccellenza che abbonda nelle bocche ambo sessi: ”doveva denunciare prima, la colpa è sua che si è fatto vittima di una donna!!”

Parità, dove?
La parità si avrà solo quando tutti godremo di uguali diritti e doveri, quindi quando riconosceremo che anche la donna è carnefice e che l’uomo può essere vittima. Non solo a livello sociale ma anche da parte della legge.
Ci rifletto e mi salta in mente una testimonianza di un ragazzo violentato da una ragazza. Lui era ubriaco, si era addormentato sul divano e si è svegliato mezzo nudo con lei che, sorridendo, gli ha detto un “tranquillo, ho già fatto”.
Questo ragazzo non ha denunciato. Perché?
Perché già i suoi “amici” lo hanno deriso, schernito, esclamato un “ma magari succedesse a me”. Le “amiche” invece si sono arrabbiate perché “lo stupro è ben altro” (il concetto di stupro solo come penetrazione è un’idea piuttosto comune. Se non viene penetrato, non è stupro. Quindi, uomo: o te lo buttano nel baogigi, o il baogigi, ti diranno, ce l’hai avuto. E chi se ne frega se non eri d’accordo).
Con un “conforto” così, voi avreste avuto il coraggio di denunciare?
Io, onestamente, no.

Il non riuscire a cogliere tutte le sfumature di ansia, di angoscia, di solitudine, di paura che queste storie nascondono solo perché la vittima è un uomo, dovrebbe farci capire quanto siamo ancora drammaticamente ancorati ad un’idea di “maschio forte e dominate” in cui la fragilità è vista come una cosa sporca, vergognosa. Finchè non si entrerà nell’ottica che l’uguaglianza dei diritti (di tutti i diritti, perfino quello di essere vittima) deve valere per tutti e in qualsiasi caso, saremo lontani anni luce dall’agognato concetto di “parità fra i sessi” che tanto viene sbandierato.

[C.B.]

 

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