Froci di qua, froci di là.

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Polemiche sulla strage di Orlando.

Quattro giorni e ancora se ne parla. Dai, è andata meglio che a un Gay Pride.

Scusate è che sono ancora un po’ Charlie Hebdo.

Hanno fatto una strage, e la cosa di cui ho letto di più sono state le polemiche su chi, cosa, quanto e come abbia omaggiato l’evento. Paragoni, mercato azionario dei morti e delle emozioni, addirittura un politico omosessuale che si sbattezza perché “il papa non ha detto niente a riguardo”.

Al di là del coerente acume di un omosessuale cattolico, però, è divertente notare che a furia di parlare di quanto non se ne parli, non si fa altro che parlare della strage di Orlando, tema, sui nostri social, secondo solo a “quanto non me ne frega un cazzo degli europei”, che ancora una volta dimostra il legame proporzionalmente inverso tra interesse ed espressione.

Va bene, forse il femminicidio tira più del frocicidio e i morti parigini “empatizzano” più di quelli africani, ma le sfide a scrivere “sono frocio” sul proprio profilo mi sembrano qualcosa che vada oltre, ma che dico, che giri proprio attorno, alla richiesta di un intervento atto a evitare il ripetersi di azioni del genere.

In questo contesto sono state più costruttive le parole di Taormina,  almeno ha proposto una sorta di soluzione, buona come il cacio sulle emorroidi, ma pur sempre più utile di un “tu eri Parigi e adesso non sei frocio, quindi sei stronzo e non sei utile alla causa come me. E non hai nemmeno detto niente di Cassius Clay, pervertito.“.

Rubando un po’ la scena al grande Petrelli e al suo Razzista del Giorno, devo proprio dire che io ero poco poco Charlie Hebdo perché pure io scrivo cose che potrebbero non piacere alla gente demmerda (anche a quella normale, ma guardatela un attimo dal mio punto di vista), ero pochissimo anche Parigi, perché alla fine ci sono stato solo una volta in vacanza, ma di certo non sono un gay della Florida frequentatore di locali notturni.

Ciò nonostante il problema permane, anzi peggiora con il tempo, si specula sulle valutazioni, sui moventi, sulle origini e sui mezzi di queste stragi, ognuno ha un dito da puntare contro qualcun altro.
Cominciamo smettendo di giustificare l’ingiustificabile. Iniziamo a togliere la terra sotto i piedi al fanatismo, sia quello organizzato che quello che permette, anche al singolo squilibrato, di ritenere giusto far saltare teste come ranocchie; non pensiamo che si possa continuare a difendere la religione solo perché dai noi i religiosi lo sono circa allo 0,8‰ (anche noto come otto per mille), non pensiamo che armare i civili possa essere un deterrente contro il crimine, non pensiamo che l’ignoranza si possa combattere ignorandola, o con maggiore ignoranza, non pensiamo che scrivere un post su internet possa bastare a rieducare una nazione, se non il mondo.

Non pensiamo di poter far funzionare le cose in base al fatto che “siamo tutti uguali”, non lo siamo, dobbiamo solo imparare a convivere con le nostre differenze.

Soprattutto a convivere.

[D.C.]

 

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