Il potere all’ignoranza.

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collodipapero

Ultimamente, soprattutto dopo il referendum sulla brexit e la successiva ondata d’incazzatura conosciuta come bregret, si è parlato molto – su giornali, blog, siti e social – dell’eventualità di introdurre una sorta di “patentino per votare”, soprattutto dopo un articolo uscito sul Washington Post e ripreso da più testate anche in Italia. Cos’è successo? Riassunto veloce: gli inglesi hanno votato per l’uscita del loro paese dall’Unione Europea. Il che sarebbe stato un perfetto esempio ed esercizio di democrazia diretta, se non fosse che hanno votato credendo a dichiarazioni fatte per errore alle stronzate dell’estrema destra (successivamente ammesse dallo stesso Farage), informandosi male e in ritardo, votando “per protesta” ma pensando sotto sotto che avrebbe comunque vinto il fronte per la permanenza, e incazzandosi come bisce, successivamente, per il risultato della votazione. Insomma, tutti scontenti: chi ha perso perché ha perso, chi ha vinto perché ha vinto.

Da qui è partita la “provocazione” per cui in questo caso non si può neanche parlare di democrazia, ma di oclocrazia – che ne è la degenerazione – e che per preservare la società sarebbe necessaria una patente per votare ed esprimere la propria opinione; un patentino che certifichi, sostanzialmente, che l’elettore è in possesso delle facoltà mentali e delle conoscenze minime per poter dire la sua in una società civile.

Ammetto di aver accarezzato l’idea anche io, più di una volta. David Harsanyi, l’autore dell’articolo del Washington Post, proponeva banalmente il test per la cittadinanza americana anche per gli elettori americani. Nel fervore delle mie elucubrazioni, io avrei addirittura proposto qualcosa di più: un test che prevedesse un mix di educazione civica (come puoi pretendere di votare alle politiche se non sai neanche come funziona quello che voti?), logica (che cazzo vuoi esprimerti nei referendum non sai stabilire nessi causali fra gli eventi?) e un po’ di cultura generale accompagnata da un esamino di comprensione del testo (come puoi prendere decisioni su programmi e leggi se non capisci quello che c’è scritto?).

È a questo punto che ho avuto una piccola epifania, che sicuramente sarà sbagliata ma che mi sento di condividere. L’ipotesi che sento ripetere più spesso, come accennavo, è quella per cui se la massa è ignorante e influenzabile dal primo populista che passa, non siamo più in democrazia, ma in oclocrazia. Così come l’aristocrazia (intesa alla greca, da “άριστος“, migliore, cioè il governo degli esponenti migliori della società) può degenerare nell’oligarchia, ossia quel regime in cui poche persone detengono (e si tengono) il potere, la democrazia può sfociare nell’oclocrazia: il popolo, un tempo responsabile e informato, diventa preda di bassi istinti che, sfruttati dal demagogo di turno, possono portare a forme distorte di Governo, mostrando il fianco a dittature o tirannidi. E se avete un deja vu, ma che dico, un deja je vais voir, ecco, state messi come me.

Ecco, credo che questa visione sia inesatta o, almeno, guardi più al problema che alla soluzione. Ripartiamo dal mio test, ok? Quello che mira a verificare le competenze logiche, di comprensione del testo, e l’educazione civica. Non dovrebbero essere competenze alla portata di tutti, banalmente fornite ad ogni cittadino dalla scuola dell’obbligo? Com’è possibile che una fetta così ampia della popolazione non sia in grado di capire non solo che uscire dall’Europa è un suicidio economico ma anche, per esempio, che Renzi “non è mai stato eletto” perché noi non eleggiamo il Presidente del Consiglio, che non ha senso dire nella stessa frase “aboliamo le Province” e “la Costituzione non si tocca”, che le persone vanno valutate per le azioni che fanno e non per razza o altri elementi indipendenti dalla loro volontà, che bere il proprio piscio è una cazzata. Il problema qua non è demo, oclo o coprocrazia: il problema è che attualmente siamo sotto quella che chiamerei, probabilmente in modo improprio, “Amateiocrazia” (da “ἀμάθεια“, ignoranza): una sottospecie di democrazia in cui al popolo non interessa avere gli strumenti per decidere in modo consapevole, o in cui comunque l’avere questi strumenti non rientra fra i suoi doveri, o gli viene reso molto difficile accedervi.

Duole dirlo, ma il problema secondo il sottoscritto sta tutto, o quasi, nell’istruzione. Il “patentino” per votare dovrebbero essere quei sedici anni di scolarizzazione obbligatoria che già esistono in Italia. Fosse per me, alzerei l’età a 18 e farei coincidere il diritto al voto con l’esame di Maturità, magari togliendo dalla scuola tutte le inutili cazzate dell’ora (o “delle ore”, nella scuola primaria) di religione e mettendo nei programmi un po’ più di educazione civica e scienze. E, soprattutto, bocciando senza pietà e fin dalle scuole medie, chi non è in grado di parlare, leggere e scrivere correttamente, di capire i rapporti causa-effetto, di distinguere una notizia da una bufala e viceversa.

(Parentesi: non so se la bocciatura sia lo strumento adatto, probabilmente c’è di meglio, così come c’è di meglio rispetto al carcere per rieducare un criminale: l’importante è il risultato, ossia far capire ai ragazzi che cultura e conoscenza sono un valore, e che essere civili e informati è un dovere. Fine parentesi.)

Ci sarebbe anche da discutere su come sia possibile per un politico dire cazzate su cazzate, sparare dati falsi a raffica e sbrodolare merda come se avesse ingoiato intero il culo di un diarrotico senza che nessuno smetta di votarlo (o gli faccia almeno un mazzo così), ma ancora il dubbio è che siamo talmente abituati, talmente confusi, che non c’è verso di mettere in piedi una reazione che non sia egualmente disastrosa rispetto al problema.

La soluzione, ovviamente, non arriverà da questo blog. Bisognerebbe ripartire, e per ripartire servirebbe una classe politica nuova, che abbia a cuore l’istruzione, la consapevolezza e l’educazione civica dei nostri figli, che metta le scuole in condizione di funzionare (e di resistere agli assalti dei genitori che fanno causa ai professori che bocciano i figli).

L’unica cosa che mi viene da dire è: se un politico dice di abbassare l’età della scuola dell’obbligo, pensateci due volte prima di votarlo. Se un politico si scaglia contro tecnici, eruditi e professori, magari chiamadoli spregiativamente “professoroni”, diffidate di lui. Se un politico parla contro la scienza, contro il sapere, inventandosi farmaci inesistenti e “piani” basati sulla fuffa e su dati inventati, mandatelo affanculo: vuole tenervi ignoranti e incapaci di formulare pensieri critici. Se un politico si avvale di bufale e sposa posizioni antiscientifiche, diffidate di lui, opponetevi: non sta solo facendo danni nell’immediato, è quasi certo che ne farà in futuro e alle generazioni future.

Insomma, non c’è un rimedio al farsi prendere per il culo che non sia, il culo, farselo. Difficile? Certo, ma – come dico sempre – non c’è mai niente di facile. L’unica cosa, ecco: non diamo sempre la colpa “ai politici”, sono lì perché ce li abbiamo messi noi. Se sono furbetti, voltagabbana, inconcludenti, incompetenti, prendiamocela solo con noi, perché come dice Montanini, i politici dovrebbero essere il meglio della nostra società: se fanno schifo loro, figuriamoci noi.

[M.V.]

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8 comments

  1. *o gli viene reso molto difficile accedervi.* Persino in merito ad avvenimenti di cronaca si leggono decine di notizie, contrastanti tra loro, al giorno d’oggi c’è tanta di quella informazione, che la realtà non la sà più nemmeno chi la vive.

    1. Il problema (cui accenno brevemente nell’articolo riguardo ai politici, ma di cui ho parlato un po’ meglio, per quanto riguarda i giornalisti, qui: https://nonsiseviziaunpaperino.com/2015/09/02/cialtroni-a-mezzo-stampa/, qui: https://nonsiseviziaunpaperino.com/2014/01/27/non-so-che-giorno-e/ e qui: https://nonsiseviziaunpaperino.com/2015/04/27/il-giornalismo-e-morto-clicca-qui-per-scoprire-perche/) è che non essendo punito lo spargimento di cazzate anche la fiducia nei confronti dell’informazione si è ormai persa quasi del tutto, e chi vuole informarsi davvero deve fare fact-checking anche sui giornali, come se leggesse un blog a caso.

  2. Che ne direste di un test, o di una sorta di captcha, contestuale al voto? Ti faccio delle domande e in base alle risposte decido quanto vale il tuo voto. In questo caso tutti votano, come è giusto che sia in democrazia, ma il valore del voto è commisurato a quanto ti sei preparato. Se vuoi che il tuo voto conti di piú, devi studiare. Occorre poi definire e accettare un algoritmo di valutazione, che decida l’esito del voto sulla base dei voti e delle risposte: non banale, ma possibile.

    1. Personalmente vedo come potenzialmente dannose le soluzioni elitaristiche, rimango dell’idea che la situazione ideale è quella per cui l’istruzione di base limita il numero di “ignoranti” al di sotto del livello di guardia (e quindi sotto la soglia che consente agli ignoranti di far danni) e non una limitazione del diritto di voto a valle, che mostra il fianco a possibili abusi.
      (anche se il mio lato “ludico” è intrigato dall’algoritmo che proponi)

      1. La mia proposta non voleva essere elitaria. Non è correlata all’istruzione ricevuta in infanzia, che potrebbe essere dimenticata, obsoleta, o semplicemente ricoperta.
        Offre a tutti coloro che lo vogliono una opportunità di rendere il loro voto più significativo semplicemente dimostrando un impegno contestuale alla sua espressione.

      2. Il rischio di “elitarismo” in questo caso sta solo nel fatto che mentre una buona istruzione risulterà sicuramente più “imperfetta” ma egalitaria (tutti accedono in automatico allo studio), un test in cabina elettorale favorirà chi ha i mezzi, il tempo e il denaro per studiare di più. Un professore universitario avrà sicuramente più possibilità di avere un “voto che vale di più” rispetto a un operaio che sta 10 ore in catena di montaggio. Questo rende la proposta “elitaria de facto”, soprattutto se voti diversi hanno peso diverso.
        Non dico che sia sbagliata a prescindere, è solo che al mio spirito “sinistro” è suonato un campanello d’allarme.

  3. Grazie per la difesa dell` istruzione, prima di tutto. Secondo, migliorare l` istruzione e` meglio di soluzioni elitarie anche per un banale motivo numerico. Se il 75% delle persone sono capaci di fare quello che proponi (nessi causali, educazione civica, etc.), il istema e` stabile, ovvero la minoranza di sciachimisti e bevitori di self-piscio (che possiamo considerare costante nel tempo, in quanto coincide con la minoranza di malati mentali) e` condannata all`irrilevanza. Invece, l`effetto combinato della bassa istruzione e delle spaventose oscillazioni dell`affluenza da un`elezione all`altra, con il colpo finale del problema 50%+1 rende molto instabile il sistema e apre la porta al primo populista/salvini/farage che passa. Se fossi un matematico, mi divertirei a fare un`analisi di sensibilita` del sistema dei referendum. e magari ne trarrei informazioni per un sano e difensivo gerrymandering. Siccome pero` non ci arrivo e ho altro da fare, butto li` il suggerimento: forse basterebbe equilibrare le circoscrizioni elettorali, evitando la fottuta territorialita` che ha permesso alla lega di governare in alcune citta` per anni, per dire.

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