Dramma in atto unico.

anovantagradi

21 Luglio. Facebook. Luigi Di Maio racconta un suo incontro con alcuni lobbisti, e lo fa così:

“C’è una società di lobbying italiana che ha elaborato uno studio sugli ultimi tre anni in Parlamento del M5S. Questo studio scientifico sconfessa molti luoghi comuni con cui ci hanno sempre attaccato. Si sono studiati 35.000 proposte del M5S ed hanno analizzato il nostro comportamento. Ieri sera sono stato volentieri alla loro presentazione dell’elaborato.”

Leggo rapito una serie di considerazioni, fino al punto in cui il colonnello pentastellato dice la sua sulle lobby.

“Io non ce l’ho con le lobbies. Esiste la lobby dei petrolieri e quella degli ambientalisti, quella dei malati di cancro e quella degli inceneritori. Il problema è la politica senza spina dorsale, che si presta sempre alle solite logiche dei potentati economici decotti.”

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Innanzitutto vorrei capire cosa sono i “potentati economici decotti”, espressione che non sfigurerebbe in bocca al compianto conte Lello Mascetti. Ma, più che altro, mi chiedo come sia possibile fare una gaffe del genere su un post su Facebook – quindi una roba che scrivi, leggi, correggi, rileggi. Il potenziale leader del Movimento 5 Stelle ha raccolto una quantità invereconda di secchiate di merda da parte degli avversari (come ha precisato anche lui nel post di scuse, perché come abbiamo visto in altre occasioni non si può chiedere scusa, ringraziare o dire qualsiasi cosa senza fare anche propaganda). Com’è successo? Ebbene, c’è una ricostruzione dell’intera vicenda. O, meglio, un’opera teatrale, liberamente tratta da.

Dunque, torniamo a quel drammatico momento. Anzi, a qualche minuto prima.

21 Luglio. Ufficio di Luigi di Maio, interno giorno. Ore 9.30 circa. In scena: Luigi Di Maio (potenziale premier), Ettore Scannagatti (social media manager), Carlo Sibilia (soprammobile).

Scannagatti: “Luigi, senti, ci sarebbe da scrivere qualcosa su quel tuo incontro con le lobbies.”

Di Maio: “E scriviamola, che sarà mai. Il succo del discorso è che sono bravo, che ascolto tutti, che lavoro.”

Scannagatti: “Sì, però una roba che non ci metta troppo in cattiva luce con gli elettori, che già essere stato nella stessa stanza con dei lobbisti è male, dopo che abbiamo detto per anni che tutto quello che non è il popolo del web è una merda.”

Di Maio: “Guarda, però lo studio lo possiamo usare a nostro favore, scriviamo tutto quello di buono che dice su di noi e poi sui gruppi di pressione scriviamo qualcosa di paraculo.”

Scannagatti: “Facciamo un’introduzione, quattro punti numerati che all’elettore piace la roba semplice, e poi una supercazzola sul lobbismo. Inizi tu a buttare giù qualcosa?”

Di Maio (scrivendo): “Lé. Ci sto mettendo anche una frecciata ai pennivendoli che ci sta sempre… poi, vediamo… i quattro punti, in cui dico che lavoriamo, una passata sulle lobbies che se capimo e nun se capimo, arringa finale e stoccata su Napolitano e Renzi. Che ne dici?”

Scannagatti (leggendo): “Ottimo, ottimo… ma… aspetta. Luigi, che cazzo, cosa vuol dire “la lobby dei malati di cancro”? Ma sei rincoglionito?”

Di Maio: “Eh, sono portatori d’interesse, è chiaro. E fanno un sacco di richieste e pressioni, la ricerca, le cure…”

Scannagatti: “Hai di nuovo dimenticato le medicine? È gente che sta male, che sta morendo… non possiamo metterli accanto ai petrolieri e agli inceneritori, che sono quelli che il cancro gliel’hanno fatto venire!”

Di Maio: “Dici che se va online così succede casino?”

Scannagatti: “Matematico, aspetta che te lo correggo, mettiamoci qualcosa sulle case farmaceutiche. Anzi, cancella tutto che te lo riscrivo io in sanodimentese.”

Sibilia si alza, cantando Sound of Silence: “Fools –  said I – you do not know / silence like a cancer grows.”

Scannagatti: “E ora che fa, quest’altro disadattato?”

Sibilia ruba il portatile e si chiude in bagno: “Hear my words that I might teach you / take my arms that I might reach you.”

Sibilia preme “pubblica”. Mentre Di Maio e Scannagatti picchiano i pugni sulla porta urlando al collega di tornare nella sua stanza imbottita, Sibilia cambia la password della pagina, pubblica catene di Sant’Antonio in giro per la rete, poi scarica un film porno, si masturba tre volte e si addormenta.

Le S.W.A.T. pentastellate abbattono la porta solo diverse ore dopo, perché l’unica arma che hanno sono gli apriscatole. Ormai la polemica infuria.

L’unico ad essere licenziato è Scannagatti.

Sipario.

[B.K.]

 

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