Vendetta Selvaggia

Fino a un anno fa nessuno sapeva chi fosse Tiziana Cantone. Poi lei ha fatto una cazzata, un video, divenuto in brevissimo tempo virale anche grazie all’insensata copertura mediatica di quotidiani nazionali (perché è chiaro che è rilevante a fini di croncaca, che una sconosciuta si sia fatta un filmino semi-porno), che a quanto pare fanno fatica a comprendere concetti base come quello di “responsabilità”: qualche click val bene una messa (alla gogna). Parte una sassaiola mediatica che ha ripercussioni in real life: offese, umiliazioni, gente che le grida “cagna!” per strada.

La ragazza prova a cambiare regione, chiede di cambiare nome, ma non basta: la cercano, continuano a offenderla. La giovane non regge e si suicida.

Ma non finisce qui.

Siccome siamo una società composta largamente da merde, alcune di queste merde non hanno rispetto neanche della memoria della ragazza e continuano a insultarla anche da morta. Sono centinaia, migliaia.

Ed è a questo punto che decide di intervenire Selvaggia Lucarelli. Che, indossata la divisa di The Punisher, prende uno di questi subumani, uno a caso, uno sconosciuto, e lo sbatte sulla sua bacheca con tanto di nome, cognome, città d’origine. E dà il via al linciaggio mediatico da parte del suo quasi-milione di follower.

selvaggia2

Di coglioni come questo ce ne sono, come dicevo, migliaia. Ma la Lucarelli sceglie proprio lui. Perché diventi un simbolo degli stronzi. E lo massacra. Anzi, lo massacra e lo fa massacrare. Perché lui, sì, che “se l’è cercata”.

Dove, dove l’ho già sentita questa?

No, certo, non sto dicendo che ‘sto stronzo è uguale a Tiziana Cantone. È uguale, però, il principio per cui una parte della rete, superiore, giudica un signor nessuno che ha fatto una cazzata, per quanto spiacevole. Perché è chiaro: “il bersaglio della Lucarelli insiste col bullismo, quindi deve provarlo sulla sua pelle”. Le offese, gli auguri di morte, i problemi con parte degli amici, i casini sul lavoro, l’essere costretto a chiudere il profilo, a nascondersi.

Tutto è bene quel che finisce bene, no? Giustizia è fatta!

Questo, ovviamente, se ci accontentiamo che la giustizia sia una sentenza emessa arbitrariamente da un’opinionista con un buon numero di follower, incaricati dell’esecuzione virtuale del malcapitato; che la pena sia riservata a una persona scelta a caso fra migliaia; che per “giustizia” s’intenda ancora quella del Codice di Hammurabi, che a quanto pare è ancora il corpus legale preferito da una fetta di web-cittadini illuminati.

Quindi, adesso, ‘sto tizio – che, ribadiamo, è una merda umana, eh – si becca una bella dose di bullismo, qualche conseguenza diretta tipo perdere il lavoro nell’orchestra in cui suonava. Che facciamo, insistiamo a rovinargli la vita, così un po’ di culo si ammazza anche lui?

E poi? Facciamo lo stesso con tutti i bulli? Li bulliamo a morte?

Perché sì, qualcuno adesso si cacherà sotto, forse. Ma, se non si cambia mentalità, appena sarà finito il casino quel qualcuno riprenderà a chiamare “cagne” le ragazze che non la pensano come lui. Tutti i bulli abbassano lo sguardo se gli viene data una giornalata sul naso da un bullo più grosso, ma appena il bullo più bullo va a bullare qualcun altro o ricomincia a fare post sulle porzioni da single di Auchan, trovano un altro da bullare, e ricominciano. D’altra parte, hanno appena visto che funziona così. Si fottano rispetto, educazione e cultura, è la legge del più forte.

Di fronte a critiche come questa Selvaggia si difende con un lungo post.

Ora, io non sono d’accordo con alcune argomentazioni. La gogna sul coglione non è “Selvaggia contro il Branco”, è “Selvaggia Lucarelli che aizza il suo branco contro una persona isolata” (che oltretutto non è “uno di quelli che hanno messo online il video”, è uno fra i moltissimi che l’hanno condiviso). Aver lottato per qualcosa e non averlo ottenuto non ti dà comunque il diritto di prendertelo con la forza. Non è che se non ottieni qualcosa seguendo un percorso “civile”, questo ti autorizza a diventare in qualche modo incivile.

Nonostante questo, io quel post – caricato anche dalle solite, inevitabili ed esecrabili offese arrivate per il post precedente – lo capisco. Capisco la frustrazione. La voglia di tagliare le mani al ladro. La voglia di farsi giustizia da soli.

Ma non lo condivido, perché la soluzione non può essere questa: non può essere il numero di follower a dare la possibilità di punire chi non ci piace. Non possono essere i singoli cittadini a decidere su chi, come e quando fare “giustizia”. Questa non è giustizia civile, ma vendetta selvaggia.

Mi viene in mente una frase, forse di Batman, “se uccidi un assassino, il numero di assassini nel mondo rimarrà lo stesso”. Temo che lo stesso valga anche per i bulli.

[M.V.]

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Informazioni su Marco Valtriani

Marco Valtriani è l'ignobile ideatore di questo blog di dubbissimo gusto, fa il pubblicitario, l'autore di giochi da tavolo e quello che dà noia. Ha assunto nel tempo diverse identità farlocche al mero fine di trollare il prossimo, non sempre con garbo, spesso con gioia. Per hobby alleva grillini in un casolare di campagna, vendendoli agli alieni e ai poteri forti, e sparge scie chimiche per conto del NWO sugli allevamenti di beagle, come del resto fanno quasi tutti quelli della Ka$t4. Il motto della sua casata è "Hear Me LOL".

25 thoughts on “Vendetta Selvaggia

  1. Su questo punto sono, invece, d’accordo con la posizione di Selvaggia.
    Non tanto per legge del taglione, che di suo ha solo un senso viscerale; bensì perché se si vuole scatenare un cambiamento di mentalità nel generale credo sia necessario cominciare dall’additare come vergognosi i comportamenti da stronzi, da “furbi”, da “ferisco la gente perché siamo talmente tanti che non possono colpevolizzare me”.
    Non deve essere, però, un “colpirne uno per educarne cento”: bisogna colpire ogni volta. Se fai la merda sperando di passarla liscia ti addito subito come merda affinché tutti lo sappiano.

    • Ma nel caso specifico non sarebbe stato meglio, anziché esporre a una contro-gogna, una segnalazione di massa (magari alle autorità competenti, visto che il post dell’imbecille era molto vicino all’istigazione al suicidio)?
      La messa alla gogna del capopopolo seguito dal branco è un problema, perché oggi sono d’accordo, domani magari no.
      E l’etica non la fa la legge, ma chi ha più follower.

      • Sì. È vero che di fondo questo metodo condivide le stesse problematiche della dittatura: finché è “illuminata” tutto va teoricamente alla grande, ma poi – nei fatti – non lo è mai e la gente ci rimette la pelle.
        Però una segnalazione di massa alle autorità presuppone che la mentalità di denunciare la stronzaggine sia già diffusa, cosa di cui non ho percezione.
        Dopo aver commentato ho pensato che forse sarebbe stato più corretto segnalare il posto incriminato ai parenti di Tiziana e suggerir loro di procedere per vie legali, e poi – a cose fatte – rendere pubblica la vicenda.
        Qual è, a tuo parere, il modo migliore per cercare di istruire il maggior numero di persone al demonizzare stronzi e furbi?

      • In realtà, teoricamente, se si configura un reato (es. istigazione al suicidio) è sufficiente UNA denuncia, anche se ovviamente una pioggia fa più scena.

        Se non c’è reato (calunnia, ingiuria, istigazione a delinquere, bullismo etc) c’è poco da farci. O si cambiano le leggi, o si cambia mentalità.

        Secondo me servirebbe, per esempio, una legge chiara sul cyberbullismo, (anche solo una sanzione amministrativa ma salata e diretta) e sugli insulti a mezzo web.
        Ma, principalmente, servirebbe istruzione. Educazione civile, al rispetto, all’uguaglianza, all’empatia.

        Perché, ahinoi, dire “spero che tutte le donne fedifraghe s’impicchino” è una bestialità, ma è tecnicamente un’opinione, per quanto disumana. Se non ti condanna in qualche modo la società che ti circonda, c’è poco da farci.

        D’altra parte, sto assistendo con tristezza a un coro sempre più forte di gente che davvero non vede la pericolosità di un’opinionista su facebook che scatena migliaia di persone contro uno che gli sta sul cazzo bypassando qualsiasi legge diversa da quella della giungla.

      • Da quello che ho capito, però, il tizio in questione ha fatto il post DOPO la morte della ragazza… non si configura neanche l’istigazione al suicidio… Non è sicuramente il metodo migliore, non so neanche che conseguenza abbia avuto tranne che l’orchestra con cui suona si è dissociata dal suo pensiero, certo è che il dolore che si prova a leggere questi post “cattivi”, così cattivi che rasentano la malvagità, la voglia di far male, ti vien voglia di sicuro di colpire a tua volta. Se ognuno dei “bulli” venisse svergognato platealmente magari smetterebbero, magari si porrebbero qualche domanda su quanto fa male essere colpiti…

      • Cristina, l’istigazione al suicidio (solo ipotizzata, eh, non sono un giurista, quindi probabilmente dico una mezza cazzata) era per la parte in cui il decerebrato si augurava che altre donne infedeli s’impiccassero.

    • Sono d’accordo con Valtriani, non vedo tutte queste differenze fra il comportamento della Lucarelli e quello del tizio in questione; personalmente non credo sarebbe giusto neppure nel caso in cui riuscissimo a colpire tutti i dementi che pubblicano post del genere, non abbiamo nessun diritto di farlo in quanto non siamo un organo di polizia.

      Cosa possiamo fare? Direi due cose:
      1) Avvertire le autorita’ costituite, o meglio ancora qualcuno che potrebbe essere interessato a farlo (tipo la famiglia della vittima), come gia’ sottolineato.
      2) Su scala locale/personale, diffondere la civilta’ quanto piu’ possibile, parlando con le persone coinvolte del perche’ non sia giusto comportarsi cosi’.
      Non e’ che se vado da uno di questi trogloditi e gli dico “sei un deficiente, guarda che cazzo scrivi” questo cambia idea, e neppure tutti quelli come lui. Se davvero si vuole cambiare qualcosa si dovrebbe passare alla discussione con le singole persone, un processo molto lungo che implicherebbe scendere dal nostro piedistallo di (vera o presunta) superiorita’ morale.

      • Sul punto 1 sono d’accordo. Mi avete convinto che l’agognata gogna mediatica non è uno strumento giunto soprattutto perché è nelle mani sbagliate (e non abbiamo l’autorità per decidere quali siano le mani giuste).

        Sul punto 2 mi ci muovo spesso (con conseguente rottura di balle di quelli che fottono il parcheggio ai disabili). Tuttavia sono convinto che cercare di ragionare con uno stronzo superbo non lo cambierà di una virgola.
        credo sia più efficace umiliarli nella flagranza di stronzaggine e colpirli nell’orgoglio. Il mio scopo è fare in modo che per loro il percorso di minimo sforzo diventi il non essere stronzi, mettendo ostacoli sul loro essere stronzi. E mi piacerebbe che i miei concittadini facessero lo stesso e diventassero anticorpi naturali contro la copromelite.

  2. D’accordo al 100% con Marco. Non con Erik:
    Siamo tutti d’accordo sul fatto che questo tizio sia “una merda”, ma quelli se la prendevano con la tipa erano tutti d’accordo che lei fosse una “troia” (non tanto perché scopava, ma perché tradiva il ragazzo con un amico per fargli dispetto. Che poi dell’amico vogliamo parlarne?)
    Come fai a rivendicare il diritto alla gogna, quando è proprio la gogna che stai condannando?

    • Steven, non ho capito se la domanda è rivolta a me. Qualora lo sia: non ho mai detto di essere contrario alla gogna.

      Io sono contrario 1) all’essere stronzi e inguriare a cazzo, 2) al farlo perché la protezione del branco ti lascia impunito, 3) al non sputtanare chiunque si comporti da stronzo pensando che non siano affari propri.
      Quando uno fa male agli altrio fa il furbo, voglio che si sappia. Altrimenti è una forma di omertà.

      • Ho rivisto la mia opinione.
        Sono ancora a favore della gogna, ma ora solo a quella esercitata da un organo giuridico in seguito all’accertamento di un reato, non a quella populista, nemmeno se alimentata da principi morali che condivido.

      • Ecco, Erik: se lo sputtanamento avviene dopo un regolare processo, ben venga.
        Basta che a deciderlo sia qualcuno preposto a farlo, e non il primo tizio (o tizia) con un sufficiente numero di “seguaci su internet”.
        Voglio dire, è quello che prova a fare un giorno sì e uno pure quel simpaticone di Salvini con la Boldrini…

  3. E’ vero che “an eye for an eye leaves the world blind”, pero’ mi spiace, io sono una di quelli che ha goduto del massacro di quel soggetto. Perchè ok, è vero che di base gia’ non dovremmo permetterci di giudicare gli altri e anche fosse lo sbagliometro per valutare oggettivamente il tipo di “errori” fatti non lo hanno ancora inventato, ma per me ne passa di acqua sotto i ponti tra quello che ha fatto lei (o molti altri, quindi non voglio difendere il suo essere donna, ne il suo essere sessualmente libera, ne il suo essere una fedifraga etc, ci tengo a sottolinearlo) e insultare deliberatamente un morto in un maniera così becera e greve da fare accamponare la pelle. Mi dispiace, ma se fosse un mio dipendente e io leggessi una cosa del genere sul suo facebook, lo licenzierei senza aver bisogno di essere istigata dal branco.
    E poi secondo voi, onestamente: quante sono le possibilità che sto tizio si sia reso conto di quello che ha fatto, cada in depressione e si tolga la vita , e quante quelle in cui lui ora sia solo incazzato nero e stia dando, a noi “difensori di quella povera troia” (senza capire che qui non stiamo difendendo lei ma la civiltà), delle teste di cazzo?
    Non so perchè, ma io punterei tutto sulla seconda, accompagnata da una bella finta ammenda pubblica is the new letterina di scuse scritta con l’inchiostro simpatico.

  4. Temo che qui manchi colossalmente il concetto di responsabilità, e si scada nel garantismo tipico del pensiero di sinistra idealista (non quello pragmatico a cui io faccio riferimento).
    La donna del video è stata ingenua ma non ha mandato ai giornali o messo su internet il video. Non ha alcuna responsabilità per la diffusione virale del video (e son d’accordissimo sul problema di mancanza di etica dei giornali e dei siti).
    Adesso parliamo di un individuo che in un social network esprime la propria opinione ai quattro venti. Se l’ha fatto, è consapevole che il proprio commento sarà visualizzato potenzialmente da chiunque. E che sarà giudicato di conseguenza. Non c’è infrazione di privacy. Non c’è alcun illecito in ciò che ha fatto la Lucarelli (che considero un pessimo individuo dal punto di vista intellettuale e sociale per il resto).
    Temo che qui vi sia scattato il meccanismo psicologico del “bastian contrario”, non avete resistito alla possibilità di notare il paradosso di condannare la gogna tramite la gogna. Ebbene: il “non si giudica” è intellettualmente parlando una delle frasi più stupide che si possano leggere e pronunciare. Tutti giudichiamo. Valutiamo il valore delle cose. Il valore del pensiero espresso da quell’uomo è infimo. La Lucarelli indica ai suoi follower un atteggiamento che considera inappropriato e cerca (brutalmente, ma credo che voi come me non abbiate problemi con la brutalità intellettuale) di dare una lezione intellettualmente fondata (“non sai immedesimarti con la fantasia, ti aiuto io a farlo con la realtà”). Di recente avete peraltro voi stessi parlato della satira e di come funziona, mi sembra che additare un male alle masse sia quindi qualcosa che accettate.
    Quell’uomo perderà il lavoro? E’ una lecita conseguenza del proprio pensiero. Se io annuncio di essere favorevole agli attentati terroristici, e poi vengo licenziato, è giusto. A rigor di logica, anche questo è giusto.

    Mi avete dato l’impressione (tipica dell’idealismo di sinistra, mi spiace dirlo ma è una mia opinione forte) di voler finire in un nichilismo etico: ogni azione è sbagliata. Lasciamo fare alle autorità. Poi ci lamentiamo delle leggi a cui sottostanno le autorità. Ci lamentiamo che non ci sono punti di riferimento intellettuali. Se qualcuno addita un comportamento pericoloso in maniera forte, vi lamentate che è forte. Se fosse stato debole, vi sareste lamentati che non avrebbe cambiato nulla. Penso di aver reso l’idea.

    • Totalmente d’accordo con Alessandro Grimaldi, ieri presa dalla concitazione e dalla classica reazione di pancia ho puntato il dito ad un’entità non meglio specifica (il leone da tastiera).
      Capisco la questione della cassa di risonanza data dal largo numero dei seguaci della Lucarelli ma di fatto quel “potere” secondo me stavolta non è stato mal utilizzato.
      Ovvio che ci saranno conseguenze dal punto di vista legale a chi ha sbagliato, ma tornando al “bullo contro il bullismo” mi spiace, ma nel momento in cui entri nel magico mondo dei social, con un nome e cognome che ti appartengono, beh, è proprio il caso che inizi a prenderti le tue responsabilità (se vale per il mondo “reale” non vedo perché qui debba essere diverso).
      Nessuno qui vuole fare il giustiziere mascherato però è ora di iniziare a denunciare in modo fermo questo tipo di comportamenti, se volete lo facciamo a pioggia nelle sede preposte ma di mio, cercherò di farlo anche nel “mondo virtuale”, se non altro per chiarire che queste cose sono ripugnanti.

      • Completamente d’accordo con Alessandro e Alice qui sopra. Un commento PUBBLICO contenente ingiurie (ossia dichiarazioni che integrano un reato) messo su un social pubblico ti espone a delle conseguenze. Avrebbe potuto farlo al bar o a cena da sua nonna e forse si sarebbe evitato il licenziamento. Il suo profilo non è stato hackerato, il commento poteva esser letto da chiunque. La Lucarelli non ha commesso alcun reato (e alcuna scorrettezza, secondo me). Magari questo essere infimo ha provato – per un paio d’ore – una minima parte di quello che ha provato quella “zoccola che si è appesa ad un foulard”. E magari la prossima volta farà una buca, ci metterà la testa e dirà le sue sconcezze alla terra, invece di scriverle su Facebook.

      • Scusate, eh, ma abbiamo proprio un problema di bersaglio.

        Tutti a dare addosso a questo cretino (che però, temo, non ha commesso nessun reato) e alla sua responsabilità, ma quasi nessuno che se la sia presa, per esempio, con il tizio che per primo – il 25 aprile 2015 – ha caricato uno dei video su un sito a luci rosse. Che, invece, ha quantomeno violato la privacy di Tiziana in modo brutale.

        Noi abbiamo provato a cercare notizie, ma non se ne trovano, solo qualche (ottimo) articolo che s’incazza con l’anonimo condivisore.

        (mea culpa anche nostro, che ce la siamo presi coi giornali e con la Lucarelli ma sul tizio, anche a causa della mancanza di informazioni, abbiamo scritto pochissimo)

  5. Eticamente ineccepibile e in linea teorica non fa una grinza. Ma per quanto vedo, nella vita reale e nella vita social sono sempre più ristretti e meno tutelati gli spazi etici. Chiunque voglia o tenti di conservare un comportamento corretto viene sistematicamente sfottuto e fottuto dalla maggioranza, e farsi giustizia secondo le regole civili sta diventando utopia, per i tempi, per i costi, e soprattutto perché gli esempi negativi dilagano e occupano anche le istituzioni che dovrebbero provvedere. Io non sono ancora arrivata ad applicare la legge del taglione, ma a credere che sia ormai l’unica via possibile ci arrivo, mio malgrado, ogni giorno di più.

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  8. Ciao Marco,
    oggi sono io che ti vengo a trovare e sono piacevolmente colpita dalla sagacia (nonché saggezza) delle tue parole… che condivido.
    Non è un caso (forse) che il tuo gioco rispecchia molto il tuo modo di scrivere!
    A presto
    Donatella

  9. Pingback: Duostatmometrìa. | non si sevizia un paperino

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