L’effetto Renzi-Di Maio

Calo delle assunzioni a tempo indeterminato.

Dopo il picco dello scorso anno, con l’annullamento del versamento dei contributi da parte del datore di lavoro per tre anni, nei primi mesi di quest’anno l’economia del lavoro ha dimostrato di aver beneficiato del Jobs Act come un cane moribondo beneficerebbe di un tiro di cocaina, e mentre la manovra fiscale sta per esser il doping alle olimpiadi della fiscalità europea, appare all’orizzonte una soluzione talmente ovvia e banale che solo chi abbia gli occhi foderati da tessere della P2 non vedrebbe: il risparmio.

Chiaro come il volto di Casaleggio: là dove non si può creare ricchezza, si può limitare la non povertà.

Non capite? Ve lo mostra il buon Di Maio, che semplicemente rinunciando ai grassi idrogenati dichiara di far risparmiare allo stato circa 58 mila euro l’anno, ossia l’equivalente necessario per assumere una persona a tempo indeterminato (o determinato dalla resistenza di Luigi in parlamento). Se tutti i parlamentari facessero altrettanto avremmo circa 950 disoccupati in meno.

A posto così. Non credo ci sia altro da aggiungere.

Se non: speriamo che qualcuno ci aiuti a uscire da questa merda.

[D.C.]

 

 

 

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