Uno vale x²+1=0

Posted by

collodipapero

Gli attivisti cinquestelle, ossia i votanti certificati del blog di Beppe Grillo, sono chiamati in questi giorni a decidere sulle alleanze in Europa: possono scegliere di lasciare l’EFDD di Farage facendo confluire i propri parlamentari all’interno del gruppo ALDE, guidato da Guy Verhofstadt, ossia – sempre secondo Grillo, the web remembersuno degli “impresentabili” del Parlamento europeo. Chi l’ha decisa questa cosa? Bravi, avete indovinato: Beppe Grillo.

Come sapete, a me piace la logica. E il mio apparato razionale su queste questioni va in corto-circuito. Mi spiego.

Se nel Movimento “uno vale uno”, allora la votazione dovrebbe coinvolgere tutti i cinquestelle, non solo quelli “certificati”. Altrimenti qualcuno potrebbe dire che le primarie aperte del PD sono immensamente più democratiche di qualsiasi votazione pentastellata. Ma sono d’accordo: non possiamo permettere che voti gente esterna al Movimento, con tutti i piddioti che ci sono in giro, che poi la razza webete mi s’inquina. Quindi, ammettiamo che sia giusto far votare solo gli attivisti “veri”, ossia gli iscritti. Difendiamoci dai sabotaggi, il controllo val bene una partecipazione minore, anche se questo mi sembra un po’ in contrasto con il concetto di democrazia partecipativa dal basso, ma pazienza. La domanda successiva è: perché gli attivisti votano solo su un’opzione dettata dalla dirigenza?

Nel Parlamento europeo ci sono otto gruppi parlamentari, perché la scelta è limitata a EFDD (quello attuale, che comprende anche l’UKIP dell’ormai semi-decaduto Farage) e ALDE, oltretutto tramite un quesito che appare drammaticamente retorico? Se io fossi un cinquestelle vorrei poter scegliere con chi stare, non avere un aut aut fra i leghisti inglesi e  dei simil-forzitalioti belgi (o forzabelgisti che dir si voglia… insomma: centro-destra liberal, tipo Renzi). E non voglio neanche prendere in esame la terza opzione, l’oblio.

Dice Grillo: ma è chiaro che dobbiamo cambiare bandiera, Farage ha vinto tutto grazie alla brexit, facendo uscire l’Inghilterra dall’Europa, non conviene più stare con lui. Meglio passare ad altro, e gli unici che ci hanno cacato sono i ragazzi, bravissimi e visionari, dell’ALDE, perché per quelli del MENL siamo inaffidabili e agli altri facciamo schifo al cazzo. Ok, ci sta, l’innovazione spesso viene vista con diffidenza, al pari del ritardo mentale (mo’ non sindachiamo su dove si colloca il Movimento).

Ma ehi, quelli di ALDE sono quelli di Guy Verhofstadt, l’impresentabile. Dove cazzo è finita la storia di “nessuna alleanza”? Oltretutto con un esponente così di spicco della Ka$t4! Non avrebbe dovuto il Movimento votare su tutti i gruppi, a seconda dei programmi, per poi lasciare ai “cittadini” europei a cinquestelle l’onere di trovare un accordo? Non sarebbe meglio spingere verso l’opzione “confluire nel raggruppamento dei non iscritti”, che non viene perorata in nessun modo nella presentazione del quesito, visto che “nessuna alleanza” assomiglia molto di più alla linea tenuta spessissimo da Grillo? Perché adesso c’è tutta ‘sta fame di compromesso?

Dice Grillo: ve lo spiego, un’alleanza è necessaria, senza non contiamo un cazzo. Ah, beh, ma in Italia questo non è mai stato un problema, no? Voglio dire, siamo quelli onesti, duri e puri, nessuna alleanza, votazioni legge per legge, no all’Euro, no ai conflitti d’interesse (eccetto quelli fra politca e clickbaiting), com’è che ci alleiamo con un politico, Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona, invischiato negli affari di Exmar e Sofina, società che operano con multinazionali del calibro di GDF-Suez, Danone e Colruyt?

Forse ho capito. Forse uno non vale uno, ma vale x²+1=0, un’equazione che ha per risultato soluzioni immaginarie. Un numero che è convinto di valere uno, di avere un peso, ma che è semplicemente il validatore di una linea politica che, anziché nascere da circoli, assemblee e congressi, nasce sui forum e muore sui blog, con un click, in cui semplicemente il capo chiede una cosa e un gruppo di attivisti obbedienti risponde di sì.

Quindi sì, uno vale uno, ed è Grillo, gli altri sono solo numeri immaginari.

[M.V.]

PS: lo so, i numeri immaginari sono una roba complicata e il modo in cui li tiro in ballo è decisamente superficiale (anzi, ringrazio Erik Burigo per la “consulenza” sull’argomento, oltretutto resa difficilissima dal dover spiegare il tutto a un interlocutore numericamente inabile come me, che ho un rapporto con la matematica combattuto, simile a quello che ho con la selezione naturale: so che esiste, mi fido che funzioni, ma non mi spiego cose come i numeri immaginari nell’una e, nell’altra, Fabrizio Bracconeri).

PPS: L’articolo è stato aggiornato rafforzando la presenza della terza “opzione”, ossia l’adesione ai non iscritti a nessun gruppo parlamentare. In realtà questa è, per usare un termine caro a Grillo, una non-opzione: il gruppo di non iscritti non ha coesione interna e non conta nulla, sarebbe una sorta di suicidio strategico, visto che i seggi cinquestelle, fuori da qualsiasi alleanza, diventerebbero utili come la pralinatura su una supposta.

Annunci

10 comments

  1. “Hanno partecipato alla votazione 40.654 iscritti certificati. Ha votato per il passaggio all’ALDE il 78,5% dei votanti pari a 31.914 iscritti, 6.444 hanno votato per la permanenza nell’EFDD e 2.296 per confluire nei non iscritti.”
    Quindi, per capirci, i fatti sono questi: i quasi 5.800.000 italiani che hanno votato M5S pensando che fosse un alleato dell’UKIP all’interno del EFDD, si ritroveranno con 17 parlamentari europei inseriti nella coalizione dell’ALDE grazie a un piccolo plebiscito in cui poco più di 30.000 persone hanno detto “sissignore” a Beppe Grillo.
    Non è una tragedia, non è anomalo, non è un’accusa di chissà che: sono cose che in politica succedono. Però pensateci quando vi dicono che “gli altri sono tutti uguali” e che “uno vale uno”, perché boh, mi sembrano tutte e due du’ belle cazzate.

    Soprattutto nel momento in cui viene fuori che ALDE e M5S l’accordo l’avevano già pre-siglato qualche giorno fa, ben prima della votazione online: http://www.agi.it/politica/2017/01/09/news/m5s-alde_ecco_il_testo_dellaccordo-1355026/

  2. Ormai sono in transito sul tuo blog, e non posso esimermi dal commentare. Porta pazienza!

    A te che ti dichiari amante della logica, faccio notare quanto mi hai scritto in risposta a un commento precedente:

    “Ma il punto è ben più semplice: Grillo ha messo su un movimento di protesta per poi usare il dissenso come ariete trasformando il movimento in un partito a tutti gli effetti. Solo che quando diventi un partito sei dentro il sistema, ci sono regole, compromessi, paletti da rispettare. […] È facile dire noi facciamo una politica diversa, il problema è quando devi farla e scopri che nella stragrande maggioranza dei casi non si può, non esiste la bacchetta magica e le soluzioni semplici a problemi complessi sono una sonorissima puttanata.”

    In questo post sostanzialmente accusi il M5S di mancare di coerenza, cercando un’alleanza quando in passato ha sempre sbandierato di non volersi alleare, oltretutto con l’ALDE dell’impresentabile Verhofstadt.

    Quindi non capisco… il M5S per crescere da movimento a partito, deve secondo te rimanere “duro e puro”, intransigente sui propri principi fino a rispettarne ogni singola virgola, o deve sporcarsi le mani scendendo a compromessi laddove possibile, cercando di contare qualcosa nel sistema?

    PS
    A margine di ciò, si potrebbe pensare che, così come i numeri complessi sono un ingrediente importante della meccanica quantistica, allo stesso modo l'”Uno vale uno” con soluzioni immaginarie possa trovare un’applicazione concreta nella politica “di base”, quella fatta da milioni di particelle-elettori.

    1. Figurati 🙂
      La tua obiezione non è insensata, anzi.

      “Quindi non capisco… il M5S per crescere da movimento a partito, deve secondo te rimanere “duro e puro”, intransigente sui propri principi fino a rispettarne ogni singola virgola, o deve sporcarsi le mani scendendo a compromessi laddove possibile, cercando di contare qualcosa nel sistema?”

      Il punto è che a dire di essere “duri e puri” sono proprio i cinquestelle. Non è una “qualifica” data da qualcuno, è auto-attribuita, così come le “cinque stelle”. Chi dice che il M5S è un movimento di qualità? Il M5S. “Nessuna alleanza” non l’ho detto io, l’ha detto Grillo. Se mi dici così e poi molli un eurogruppo per passare a un altro, programmaticamente agli antipodi, per avere più peso e più risorse, il calcolo politico è chiaro ma ti stai contraddicendo.

      Quando Bersani disse “nessun inciucio” e poi si alleò con la destra, a me fece girare i coglioni. Capivo l’esigenza (con il M5S il dialogo era saltato, non c’era altro modo di governare), ma sotto sotto disapprovavo la manovra, in quell’occasione mi resi conto che aver votato SEL (che si dissociò dall’accordo) mi aveva sollevato anche se forse per calcolo politico la mossa giusta fu quella di Bersani, ma parlo a livello personale, a livello “concreto” non so chi abbia fatto bene e chi male, chi abbia lavorato “meglio” e chi “peggio”.

      Ecco, secondo me il problema sta nell’assunto di base “siamo diversi” e implicitamente migliori. La cosa che m’infastidisce del M5S è il doppio standard: se il M5S per calcolo politico si allea con ALDE (che programmaticamente è distante) è figo e sfrutta il sistema a suo vantaggio, se una forza politica altra fa la stessa cosa si grida all’inciucio, si parla del calcolo politico come se fosse il male.
      Se il M5S dice di votare A e poi vota B per indebolire un avversario è strategia, se lo fa un’altra forza politica è incoerenza.
      Se indagano un cinquestelle è un errore o un complotto, se indagano un altro è gogna, vergogna, torna nella fogna.
      Se il M5S offende e usa le bufale per racimolare consensi è una provocazione, se lo fa un’altra forza politica è scorrettezza e malizia.

      Così è troppo facile.
      A me piacerebbe che il M5S, cui ho sempre tributato alcune idee sulla carta inoppugnabili (l’appello all’onestà, alla partecipazione, etc) diventasse una forza matura, ma per farlo servono (anche) autocritica e coerenza, cose che mancano quasi del tutto.

      Per amor di completezza: autocritica e coerenza sono mancate, e spesso ancora mancano, anche in altre forze politiche o correnti interne. Il primo che mi viene in mente è Renzi (ok, all’ultimo giro si è dimesso, ma sta solo raccogliendo le forze per tornare, e comunque prima di vaccate ne ha fatte), ma da quando seguo la politica di esempi ce ne sono a centinaia anche senza tirare in ballo pesi massimi come Berlusconi.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...