Coglioni

Beppe Grillo guida il Movimento 5 Stelle nell’ennesima porcata, con una manovra all’apice del concetto d’incoerenza.

Ma l’incoerenza non è forse la coerenza dell’incoerente?
In somma: quando c’era lui uno valeva uno.

beppe-grillo

 

 

 

 

 

COGLIONI.

Lo diceva il povero Silvio quando parlava degli elettori di un altro partito.
Oggi, nonostante la tentazione, mi sentirei a disagio nell’utilizzare la stessa formula con chi, con tutta probabilità, è un coglione a prescindere dalla sua tendenza antipolitica. E poi mi sembra riduttivo.

Il Movimento 5 Stelle ha fatto l’ennesima figura da peracottaro, dimostrando ancora una volta l’autoreferenzialità della propria esistenza, rigurgito dell’ignoranza popolare.
Ma davvero v’interessa?

Io lo so, che chi sosteneva Grillo & co. prima dell’ultima puttanata lo sosterrà anche nella prossima. Voglio dire, anch’io tifavo Italia ai tempi del cucchiaio di Totti e non ho certo smesso quando è arrivato quello di Pellé, so come funziona.

Certo direte voi: “ma c’è anche chi pensa”, non solo chi viene sospinto dalla forza delle interiora. Giusto. Forse. Ma forse, anche chi pensa, pensa abbastanza da capire che ammettere di aver sbagliato, nel sostenere una realtà fascista e inetta (retrograda e fallimentare per natura), sarebbe solo il primo passo di un processo che porterebbe alla necessità di valutare, cercare altre soluzioni, proporre, attivarsi in maniera propria e costruttiva… una roba pallosa già a raccontarsela, figuriamoci a farla. E allora magari si griderà meno, ma si continuerà ad annuire a gli eco dei vari “è tutto un magna magna” e “tutti a casa” (che in effetti mi par di capire essere proprio il luogo in cui “se magna”).

Ovviamente non entro nel merito strategico/politico dell’ultima pecionata a Cinque Stelle perché, oltre a essere qualcosa di cui i pentastellati non vogliono sentir parlare, è qualcosa di totalmente superfluo. Il saltare di qua e di là in politica l’abbiamo già visto, anche se fatto in maniera un pelino meno imbarazzante, tipo riuscendoci, ad esempio. Quello che proprio non può sfuggire, a chiunque abbia la voglia di buttare un occhio sulla situazione politica, è la rappresentazione massima della finta considerazione dell’interesse pubblico. Qui non gliene frega un cazzo a nessuno di FARE quello che vogliono i cittadini (o magari meglio ciò di cui hanno bisogno), anzi la “post-votazione” non è che uno sberleffo alla volontà del pubblico. Quello che importa è seguire i movimenti intestinali della massa, decidere in base a quelli e continuare così. Come fosse puro marketing, finalizzato al guadagno di denaro e potere. Nulla di trascendentale.

In questo contesto parlare di politica, della cosa pubblica, della reale gestione del territorio e delle risorse, è come parlare di etica con il bibitaro in curva nord.

Il problema, in questo, è che il popolo di tifosi ha reagito a questo comportamento da parte dei nuovi protagonisti della “antipolitica” chiedendo a braccia tese cornetti Algida e caffé Borghetti. Continuando a sostenere l’uno vale uno mentre si afferma che “ci vorrebbe uno che prendesse in mano le redini della situazione e decidesse tutto lui con pugno di ferro”.

Non sapete manco voi che cazzo volete.

E in gran parte nemmeno io, s’intende, ma almeno se devo coprirmi di ridicolo cerco di farlo in prima persona, o attraverso comici migliori.

Quindi Beppe Grillo continua il suo show facendo porcate a destra e sinistra (ma soprattutto a destra), e il pubblico pagante, convinto di pagare meno perché risparmia sui deputati, rimane lì a vomitarsi addosso senza rendersi conto di schifare sé stesso, mentre il resto della politica impara e filtra, continuando a porcheggiare sotto banco con nuovi e più affinati strumenti, pur rendendosi conto che con un popolo così, non c’è poi bisogno di andare tanto per il sottile.

E alla fine pure questa volta mi sono ritrovato in fallo, a parlare di qualcosa che andrebbe elegantemente rimosso dalle conversazioni e dal dialogo civile, oltre che da quello politico. Peccato, ho perso l’ennesima occasione di fare qualcosa di buono per l’umanità, o almeno per stare zitto. Questa cosa mi fa sentire molto simile a un grillino. Ma più stanco.
Più coglione.

[D.C.]

 

 

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