Baustello Figo

Una disamina ironica, ma inopportunamente musicata, di Franco Sardo

Due fenomeni musicali stanno scuotendo le fondamenta della sonnecchiante società italiana animando dibattiti, provocando laceramenti fra i vari schieramenti, esaltando in tutti quanti uno spirito partigiano che non si vedeva dai tempi della guerra fredda fra Adriano Celentano e Gianni Morandi, oppure, ancora peggio, fra Claudio Villa e Domenico Modugno, per non parlare del conflitto acceso fra gli autori della sigla del Tg1 e quelli di quella del Tg5.Certo in un mondo in cui ci erano state promesse macchine volanti, viaggi nel tempo e bonissime cameriere robotiche sessualmente disponibili, ritrovarsi ad annaspare tra cinegri e razzisti non è il massimo dello stimolo.

Parliamo dei Bello Figo e dei Baustelle. Il primo è un cantante di trash rap, grezzo, sgrammaticato, osceno, buffone, negro. Il secondo è un gruppo di pop sofisticato, elegante, colto, greve, malinconico, fiorentino. Inutile dire che laddove il primo è di un dionisiaco liberatorio, il secondo è un apollineo liturgico. Il primo parla di fighe bianche, il secondo di troiette qualunque. Il primo lolla dello yolo, il secondo si rammarica della caducità dell’esistenza. Il primo ringrazia Sergio Mattarella, il secondo vuole essere Amanda Lear. Il primo è satirico, il secondo è accademico. Il primo scatena i cattofascisti di mezza italia ed è amato da torme di ragazzini urlanti, il secondo lo amano e lo odiano un po’ tutti tra i 20 e i 40 anni. Il primo è la parodia del rap, il secondo è la consolidazione dell’indie.

Ora, al netto del fatto che Bello Figo sia un vetro tagliente, una chicca rara nel panorama della musica italiana, la cui digeribilità è complicata dalle più gelide artefazioni tecnologiche, mentre i Baustelle sono un gruppo come tanti i cui album suonano in sottofondo alle apericene a base di zuppa di cavolfiore, i due, solo apparentemente lontani, sono in realtà in decisa e fitta dialettica l’uno con l’altro. Ci parlano dello stesso mondo, la borghesia italiana, da due punti di vista completamente diversi. Il primo la provoca, il secondo la consola. Ma sempre di quello si tratta.

Le persone che si scandalizzano oggi dei testi di Bello Figo magari sono le stesse che hanno seguito Elio giudice di X-Factor, lo stesso che anni addietro in una canzone proponeva la creazione di cassonetti differenziati per i feti abortiti abusivamente. Che oggi lo scandalo per l’italiano e l’europeo medio siano i profughi lo sanno persino a Bruxelles. Allo stesso modo, molte persone che idolatrano i testi dei Baustelle sono le stesse che non hanno seguito Morgan giudice di X-Factor, lo stesso che anni a dietro cantava dell’odisseico richiamo dei suadenti idoli del passato. Che nel quotidiano odierno si viva un’incertezza titillante i memorabilia lo sa pure Zerocalcare.

Diciamo che in entrambi i casi non c’è nulla di nuovo e alla lunga rompono i coglioni, ma tant’è, per ora questo c’è. Ma guardando al di là di questa dicotomia testicolare, figlia di fallocratiche impostazioni, a cui entrambi si concedono incartapecorinandosi, si scopre che due stelle indicano il cammino. Una terza via, o meglio, una sintesi. Una produzione musicale capace di sfondare ogni possibile concezione di successo virale. Deflagrando l’idea stessa di tormentone, sarebbe già un classico vivente, un Pigmalione di marmo. E tutto questo senza passare da X-Factor, che magari definitivamente fallisce e chiude con tutti i suoi epigoni, che nella sua bulimia televisivia assegna farlocche patenti di purezza artistica a chiunque se ne escluda. In attesa di un siffatto portento, ci limitiamo chimicamente a suggerire una soluzione nel testo che segue.

Baustello Figo in “Non Pago Amanda”

Amore antico, amica mia
Amore Radio Nostalgia
Tutti i miei amici son venuti con la barca
Swag barca, appena arrivati in Italia, abbiamo:
Casa, macchine, fighe
Amore atomico, Enola Gay

Orrore amico, errore mio
Che non ti ho detto neanche addio
Che non ti ho detto come mai
È stato Mattarella a dirci che noi possiamo venire in Italia

Colpa mia
Non mi sporco le mani perché sono già nero
Sono un profugo (No bono, no bono)
Profugo!
Noi vogliamo le fighe bianche, scoparle in bocca
Poi vogliamo WiFFi, WiFFi anche stipendio
Un lavoro come un altro, una droga
Per illuderci e credere di essere uomini

(dicevi)
I wanna be Amanda Lear
Non pago affitto
Non pago affitto
Non paghiamo l’affitto
Dai cazzo, siamo negri noi
non siamo mica immortali, bruciamo ed è meglio così
Amanda Lear, soltanto per un LP
il lato A, il lato B
Perché io preferisco la pasta con tonno

Nel mio paiese c’è guera
Quindi son scappato in Italia
Ma alle sette di mattina non portano mai la lasagna
vorrei sapere come stai
se come scrivi è tutto ok
e se davvero ora lo sai
che sono diventato un mostro

Colpa tua
se mi videro nel buio di un vicolo
all’uscita posteriore di un concerto rock
pomiciare una troietta qualunque
Io dormo in albergo a quattro stelle
Perché sono bello, ricco, famoso, nero

(dicevi)
I wanna be Amanda Lear
Io non faccio opraio
Non faccio opraio
Non faccio opraio
Che niente dura per sempre, finisce ed è meglio così
Tutti i miei amici votiamo tutti PDo, PDo
Amanda Lear, soltanto per un LP
Smetti di lamentartio e unisciti
Andiamo in stazione a rubare biciclé.

[F.S.]

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Informazioni su Marco Valtriani

Marco Valtriani è l'ignobile ideatore di questo blog di dubbissimo gusto, fa il pubblicitario, l'autore di giochi da tavolo e quello che dà noia. Ha assunto nel tempo diverse identità farlocche al mero fine di trollare il prossimo, non sempre con garbo, spesso con gioia. Per hobby alleva grillini in un casolare di campagna, vendendoli agli alieni e ai poteri forti, e sparge scie chimiche per conto del NWO sugli allevamenti di beagle, come del resto fanno quasi tutti quelli della Ka$t4. Il motto della sua casata è "Hear Me LOL".

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