La setta di sciamani che inculava la gente in coma.

punkgiorno

“Tocamientos, sacramentos, felaciones, juramentos: te enseño mi doctrina en forma de erección. Abuso de los niños, perversión y puro vicio, bajo mi sotana puedes encontrar a Dios.”
Ska-P – “Crimen Sollicitationis”

Nel 2005, una piccola setta sciamanica americana fu al centro di uno scandalo. La setta era riconosciuta come “religione” dal 1999 ed aveva quindi ottenuto una serie di sgravi fiscali in Idaho e Oregon prima, nello stato di Washington poi, fino a diventare una comunità piuttosto ricca e consistente dal 2002, quando ottenne lo status di religione anche in Montana; tutte zone anticamente popolate da nativi americani e molto sensibili a quel tipo di cultura.

Sulla carta sembrava una cosa innocua: a fianco di qualche banalità sulla comunione con la natura e il volersi bene, dicevano alcune cose senza senso, tipo che gli spiriti dei morti sono contrari al sesso fra mancini o che mangiare insieme delle particolari erbe essiccate mondasse l’anima dalle sue colpe. Solo che diventarono sempre più influenti (fino a far passare una legge in Oregon che vietava l’ingresso nei cimiteri indiani a coppie di mancini, che poi boh, come facevano? controllavano con che mano venivano firmati i registri dei visitatori?)

Il problema è che diventarono presto un punto di riferimento per questioni “spirituali”. Erano spesso consultati da famiglie – e non solo di nativi americani – in casi di schizofrenia, epilessia e come consulenti per le persone “a metà fra il mondo dei vivi e quello dei morti”, ossia nei casi di coma irreversibile. Solo che nel 2005 venne fuori che alcuni sciamani avevano un piccolo vizietto: si scopavano la gente in coma. Scandalo, processi, folle inferocite. I soldi accumulati dalla setta non bastarono a coprire la faccenda, nonostante la percentuale di casi fosse tutto sommato esigua, e la setta chiuse i battenti, con clamore e disonore, in tutti gli stati in cui era presente.

Ok, questa storia me la sono inventata. Ma ultimamente le visite del blog sono schizzate su, per cui ho deciso di smorzare l’entusiasmo con un articolo che non verrà condiviso da nessuno, non perché contiene un incipit inventato, ma perché in realtà parla di preti pedofili.

È buffo, ed è buffo dirlo ogni volta, ma si può inveire contro Grillo, contro Renzi, contro Berlusconi, ci si può scannare sui vaccini, ci si può tirare la merda fra vegani integralisti e carinivori oltranzisti, si può battibeccare su un sedicenne morto e sul fatto che si faceva le canne, ma guai a toccare gli sciamani i preti. Che è pure un po’ ingiusto, visto che loro toccano chi gli pare.

E dire che ci avevo sperato. Papa Francesco, parlando dei colleghi, ha esortato, recentemente, che essi domandino sempre a dio “la grazia di vergognarci, quando ci troviamo in queste situazioni”. Pensavo si riferisse ai pedofili, invece parlava di carriere ecclesiastiche. Ha cioè invitato i preti a non sparlare l’uno dell’altro, a non fare arrampicata sociale, a non voler per forza fare carriera all’interno della chiesa. France’, e grazie al cazzo, tu hai già finito tutto l’iter…

Scusate, torniamo sul pezzo. Ultimamente, grazie a quella sagoma di Adinolfi, l’argomento preti pedofili è tornato alla ribalta. Adinolfone nostro ha tirato fuori i “dati” sulla pedofilia ecclesiastica: “1200 preti pedofili in due anni non è poi un numero così abnorme”. Vero. Soprattutto se paragonato ad altre grandezze, come il suo rapporto altezza-peso. Peccato che il dato sia confuso, e che ogni volta per parlare dell’argomento si citino dati forniti dalla chiesa stessa e spesso contrasto con quelli delle associazioni delle vittime.

Se parliamo dei casi in Italia, si parla di 200 casi accertati in 10 anni, di cui 120 con condanne definitive (il che vuol dire, come per ogni reato di natura sessuale, che potrebbero essere molte di più, magari taciute per vergogna, ma lasciamo perdere e basiamoci sul dato certo). Ora, le diocesi in Italia sono un numero decisamente alto: 226. 226, per 200 casi, in 10 anni, vuol dire che nell’ultimo decennio c’è stato più o meno un caso per ogni diocesi.

La metto giù ancora più semplice: se non hanno inculato te, diventa più probabile che s’inculino tuo figlio.

Suona meno rassicurante, detto così, vero? Non solo: vuol dire che per ogni diocesi in cui non ci sono stati casi, ce n’è una in cui in dieci anni si sono susseguiti almeno due molestatori.  Perché questi sono i numeri degli stupratori: se si vanno a contare le vittime ovviamente il numero sale. Perché giustamente pure un prete si annoia a infilarlo sempre nel solito buchino, che oltretutto col tempo tende ad allargarsi. Lo so, fa schifo a pensarci, ma non prendetevela con me che ve lo dico, incazzatevi con chi lo fa e con chi copre chi lo fa, ok? Che io qua di fiaccolate, sit-in in Piazza San Pietro e manifestazioni di cattolici che non riescono a tollerare queste brutalità finora ne ho contate pochine, tipo zero. ZERO. Ma come cazzo fate a dormire la notte?

Comunque, il problema non è questo. Perché i dati sulla pedofilia ecclesiastica sono discordi: secondo un rapporto di un Comitato Onu indipendente sui diritti dell’infanzia, nel 2014 le vittime degli abusi perpetrati dai preti pedofili nel mondo erano “decine di migliaia”, secondo la santa sede invece no, sono poche migliaia. Pare un confronto fra manifestanti e questura, solo che al posto dei manifestanti ci sono bambini col culo sfondato e al posto della questura un’organizzazione internazionale che quotidianamente pretende di dire al mondo cosa è giusto e cosa è sbagliato perché l’ha detto un essere magico la cui esistenza non può essere dimostrata. Niente male. Certo, sarò puntiglioso, ma un po’ di chiarezza e una risposta da parte del clero diversa da “eh, so’ cazzi nostri” ci starebbe, visto che i cazzi saranno pure i vostri, ma il culo ce lo mettiamo noi.

Il problema, dicevo, è che la stessa organizzazione che si difende in modo così vago dalle varie accuse in merito (non solo i singoli casi, ma il fatto di averli coperti, di aver pagato le vittime per tacere etc) è la stessa che pretende di mettere bocca sulla quasi totalità dei temi etici che implicano l’allargamento di diritti fondamentali. Questioni per cui l’esistenza o meno di un’entità sovrannaturale e i suoi capricci in materia sessualità, procreazione, convivenza e trapasso è assolutamente irrilevante a livello razionale.

È molto semplice: se hai la pretesa di essere un’autorità morale investita di tale potere da un dio onniscente e onnipotente, non puoi incularti dei bambini. Sennò la tua difesa oltranzista dell’embrione sembra la protesta di un erotomane di fronte alla proposta di messa al bando delle bambole gonfiabili.

Capisco che se siete cattolici siete abituati a non farvi domande. Ma almeno una fatevela: se “l’ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio è stato affidato al solo Magistero della Chiesa, al Papa e ai vescovi in comunione con lui” e se una percentuale per quanto minima di ecclesiastici s’incula dei bambini e trova legittimo auto-coprirsi finché possibile, non c’è qualcosa che non torna? Pensateci, và.

[B.K.]

PS: un’altra domanda che secondo me è abbastanza ganza la trovate anche qui, ma non voglio sovraccaricarvi coi compiti a casa.

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2 thoughts on “La setta di sciamani che inculava la gente in coma.

  1. Ma proprio l’altro giorno stavo ponzando su una uscita del buon papa Francesco su questo tema. Diceva che l’inculaggio sistematico dei bambini è una roba brutta (bravo! bravissimo! brillante! intuitivo!), ma che non si sarebbe potuto risolvere questo ‘problemino’ a meno di non considerare la pedofilia come una *malattia*.
    Hai capito che paraculata? Ok, bravo Bergoglio, meritevole l’impegno ad arginare il problema, ma davvero improvvisamente una devianza sessuale, tra tutte e devianze che la chiesa condanna senza appello, proprio la pedofilia praticata felicemente dai preti non è una devianza da condannare, no!, ma è una malattia. Poveri preti malati!

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