Ti devi fa’ i cazzi tua.

punkgiorno

“Holier than thou with your one way morality, I think your shallow faith isn’t based in reality,
you don’t like how were live, we’re sinful and obscene, why are you judgin’ me?”
Pennywise – My God

Ieri sera ero in pizzeria con degli amici. La discussione è infaustamente caduta sulla legge sul fine vita, argomento caldissimo in seguito alla morte di Fabiano Antoniani. Se ne parla da anni: ogni Welby, Nuvoli e Englaro – e da oggi anche ogni DJ Fabo – riporta l’argomento in voga, ma solitamente poi tutto si arena in un groviglio di dibattiti sui vari modi in cui una persona dovrebbe poter o non poter decidere di lasciare questa valle di lacrime se impossibilitata a condurre una vita dignitosa. Il che non giova all’appetito, converrete. A peggiorare le cose c’è il fatto che un mio commensale ha avuto la per me terribile idea di ordinare una cazzo di pizza all’ananas.

Non riuscivo a concentrarmi sul discorso, perché pensavo a quanto può essere sbagliato mettere l’ananas sulla pizza. Per fortuna la mia pizza era una bella prosciutto e funghi, sticazzi dell’ananas, se a lui piace mica è un problema mio. Fine del discorso.

Sarebbe stato diverso se il ragazzo che ha organizzato la pizzata avesse ordinato pizza all’ananas per tutti: in quel caso mi sarebbero girati parecchio i coglioni. Sarebbe finita con un litigio e, soprattutto, avrei ricordato al mio amico una delle regole di vita fondamentali che tutti dovrebbero seguire, ossia che puoi fare quello che ti pare finché riguarda te, ma per quanto riguarda gli altri ti devi fa’ i cazzi tua.

Ma sto divagando. Anche perché la storia della pizzeria me la sono inventata. Stavamo parlando di fine vita. Che comunque è un argomento più allegro della pizza all’ananas.

A livello medico, e di conseguenza a livello legislativo, per “fine vita” si intendono cose diverse: si parla di eutanasia attiva e passiva, di accanimento terapeutico e sedazione palliativa, di suicidio assistito. E si parla di DAT, ossia della Dichiarazione Anticipata di Trattamento, quel documento che una persona in grado di intendere e di volere può redigere per lasciare indicazioni su cosa fare qualora si trovasse in condizioni così gravi da non poter più decidere (o comunicare) cosa fare del proprio corpo.

Per eutanasia (attiva o passiva) si intendono tutti gli interventi medici atti a interrompere la vita del malato in maniera completamente indolore, previo l’insindacabile e inequivocabile consenso del paziente. Cioè: è sempre il paziente che decide. Il medico, nel caso dell’eutanasia attiva, compie materialmente il gesto perché il paziente non è in grado di farlo da solo; nel caso di quella passiva il medico, sempre dietro richiesta inequivocabile del paziente, semplicemente sospende le cure (tanto che qualcuno in questo caso preferisce parlare di astensione terapeutica e non di eutanasia). Per suicidio assistito invece s’intende quando il paziente può autonomamente porre fine alla propria vita in qualche modo e viene aiutato da un medico (che prescrive un mix di farmaci), la cui assunzione viene materialmente lasciata al paziente, come nel caso di Fabiano, che ha premuto da solo il pulsante che ha posto fine al suo tormento. In questo caso non solo è il paziente che decide, ma è anche colui che materialmente si procura la morte. Si parla sempre di casi in cui, a seguito di patologie o condizioni cliniche molto gravi ed accertate da dei medici, al paziente è preclusa la possibilità di vivere una vita che, dal suo punto di vista, non é né autonoma, né dignitosa, ma principalmente vissuta come dolorosa quando non insopportabilmente straziante, tramite un processo che, quando legalizzato, solleva il medico da qualsiasi responsabilità.

Si tratta, dunque, in ogni caso, dell’espressione della volontà di un individuo di disporre del proprio corpo nel caso in cui a seguito di un danno o una condizione non reversibile l’esistenza stessa sia diventata intollerabile.

Si tratta indubbiamente, inoppugnabilmente, incontrovertibilmente, di cazzi sua. Questo vuol dire che a me, di quello che fa quella persona, non me ne deve fregare una beatissima sega: come uno che mangia la pizza all’ananas, non sta impattando sulla mia vita, non sta nuocendo a terzi, non sta interferendo in nessuna questione che non sia il disporre del proprio corpo. Per me che si ammazzi, che continui a vivere lieto di essere ancora fra noi o che si faccia mettere dell’uva in testa per far felice il dio Dioniso è esattamente lo stesso. Purché abbia la possibilità di scegliere, altrimenti mi spiace per lui, perché gli viene negato il diritto di disporre di sé da qualcuno e non capisco proprio su quali basi se non un’impellente, inopportuna e dannosa tendenza a non farsi i cazzi propri.

Parlo proprio con te, che dici che è disdicevole, che sbraiti che è sbagliato, che urli che è peccato, che tu non lo faresti mai e quindi non deve farlo nessuno: ti devi fa’ i cazzi tua.

Sai quante cose fai che non approvo, che mi sembrano stupide, inutili e a volte anche sbagliate? T’ho mai detto nulla? No, ti dico qualcosa solo se vieni a rompermi i coglioni, perché se stai nel tuo puoi fare cosa ti pare. Puoi farti legare e masturbare da un nano, puoi passare le serate a guardare spezzoni di Domenica In, puoi leggere gli status di Salvini e pensare che ha ragione, puoi credere che una cialda di pane azzimo su cui viene pronunciato un incantesimo diventi un pezzo di carne appartenuto a uno zombie dell’evo antico e puoi perfino mettere l’ananas sulla pizza: davvero, fai il cazzo che ti pare, basta che quello che fai non impatti in nessun modo sulla mia vita.

Prova, guarda che è rilassante. Quando vedi una cosa, pensa “questa cosa influenza in qualche modo la realtà che mi riguarda?”. Poi fai un respirone e risponditi. Nel caso la risposta sia no, ecco: ti devi fa’ i cazzi tua.

Questo non vuol dire non discutere o non commentare le cose, è pieno di notizie, eventi e fatti che riguardano direttamente la tua vita. E ci sono argomenti su cui è normale esprimersi, magari tramite concetti logicamente rilevanti (e ti ricordo che “lo sostiene un’interpretazione arbitraria di un libro che alcuni sostengono essere stato scritto o ispirato da un entità sovrannaturale” non lo è). Ma ci sono anche tantissime questioni, soprattutto etiche, che con la tua vita non c’entrano nulla.

Esempi.

Matrimoni gay: sei gay? No? Allora ti devi fa’ i cazzi tua. Saranno i gay a decidere cosa fare delle loro vite, no? Chi cazzo sei, il Vendicatore degli Sfinteri?

Contraccezione: devi scegliere se usare un metodo contraccettivo per te? Ok. Altrimenti ti devi fa’ i cazzi tua. Domanda bonus, se sei un prete: non dovresti neanche porti la domanda, non credi?

Fine vita: è la tua vita quella di cui stiamo parlando? No? E allora mi sa che ti devi fa’ i cazzi tua.

Perché se fra le tue priorità c’è il rompere i coglioni a due adulti consenzienti che vogliono schiantarsi la fava nel culo, o il voler mettere bocca su quanto lattice qualcuno può o non può mettersi sul pisello, o fantasticare sul costringere a rimanere vivo un tetraplegico che vuole solo morire dignitosamente, scusa ma per me sei un cazzo di depravato. Se avessi pensieri del genere come minimo prenoterei un ciclo di dodici sedute di psiconanalisi per capire come mai, invece che pensare a cose normali penso a come mettere bocca sulle libertà altrui, anche quando si tratta di cose che non mi riguardano neanche da lontano.

E non tirarmi fuori la balla che “ok, non sono cazzi miei ma questa cosa, qualunque essa sia, mi indigna“. Indignati pure, io lo faccio continuamente, ma non per questo nego diritti a terzi. A me l’ananas sulla pizza fa schifo al cazzo. Siccome sono uno stronzo ci sta pure che prenda per il culo chi mette l’ananas sulla pizza. Ma non mi sognerei mai di impedire a qualcuno di mangiare la pizza come cazzo gli pare, finché non pretende di mettere quella merda di ananas sulla mia pizza.

Parlo proprio con te, che dici che è disdicevole, che sbraiti che è sbagliato, che urli che è peccato, che tu non lo faresti mai e quindi non deve farlo nessuno: ti devi fa’ i cazzi tua. Perché sennò sembri un disadattato che va in giro a ordinare pizza all’ananas per tutti, che me lo sono dovuto inventare da tanto che è stupido e ridicolo. Mangiati la tua pizza, condita come vuoi; di’ pure una preghiera prima di mangiarla, e se vuoi di’ una preghiera anche per me, non m’interessa, basta che stai lontano dalla mia, di pizza, perché se mi rompono i coglioni mentre mangio divento una bestia.

[B.K.]

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16 thoughts on “Ti devi fa’ i cazzi tua.

  1. Secondo me non puoi paragonare l’eutanasia (suicidio assistito ecc) ai matrimoni gay. La vita di un mio caro è anche affar mio, soprattutto se quel qualcuno lo fa per non essere di peso a me che magari invece lo preferirei vegetale che morto per non darmi fastidio. Piccola postilla: non riesco a essere ne pro nè contro eutanasia &C, ci sono davvero troppe variabili perché io possa avere un’opinione qualsiasi. Diversamente dai matrimoni gay.

    • Non c’è un paragone diretto fra le due cose, c’è solo l’invito a non interferire nelle decisioni altrui che riguardano questioni estremamente personali. Se un tuo amico ha chiesto espressamente di essere lasciato morire e tu ti opponi, gli stai in qualche modo facendo un torto se non addirittura violenza, no?

      • Se qualcuno sta pensando di ricorrere a eutanasia o suicidio assistito significa che è in uno stato in cui è incapace di vivere una vita normale, con disabilità molto gravi o invalidanti a percentuali altissime, oppure dolore insopportabile, o magari preda di una malattia degenerativa, o ancora tutte queste cose insieme. Ed è incurabile.
        Ma non deve farla finita, perché se si uccide tu ci rimani male? Dai.
        E se invece ti dicesse “voglio farla finita, ma tu non c’entri, non è assolutamente per non darti fastidio, voglio solo morire perché soffro” andrebbe bene? Cioè il fulcro della discussione sulla vita di qualcuno è se la cosa fa o meno sentire in colpa te?

        (rileggendo il commento il mio tono mi sembra un po’ provocatorio, ma non vorrebbe esserlo, è solo per capire qual è la molla che ti fa scattare il “no, non sono d’accordo che tu interrompa la tua esistenza”)

      • Ma non è che non sono d’accordo, non riesco ad avere un’opinione. So solo che non auguro a nessuno quello che è capitato a me con mia nonna. E lei non stava propriamente male, semplicemente non voleva essere di peso a nessuno. Se una persona non vuole soffrire è ovviamente un altro discorso, ma come fai a fare una legge che impedisca al primo di farla finita e al secondo lo permetta? Quello che sostengo è che paragonare l’eutanasia alla pizza e ai matrimoni gay è tirato, quasi quanto paragonare Fabo a Englaro

      • Proviamo a ribadire il concetto, più in generale: non vogliamo fare paragoni fra pizza e eutanasia, pensavo fosse chiaro. Il punto dell’articolo è affermare che l’unica persona che può decidere della propria vita qualora diventi insopportabile è il possessore della vita stessa.

        Purtroppo ci sono dei casi – e qui entrano in gioco eutanasia e suicidio assistito – in cui una persona vorrebbe farla finita ma è impossibilitato a farlo dalle proprie condizioni di salute; permetterglielo, sempre secondo me, è semplicemente un gesto di rispetto, compassione e umanità.

        A margine, ma neanche troppo, è chiaro che vista la varietà dei casi un dibattito etico rispetto alla possibilità e ai limiti della pratica, basato su elementi reali, è lecito. Una posizione che parte da “non puoi perché la vita te l’ha data dio”, invece, è qualcosa di inascoltabile.

        Questo è quello che c’è scritto nel pezzo, le discussioni caso per caso (soprattutto quelle personali) sono difficili da gestire, tanto più che mi parli di una persona non malata, ma semplicemente anziana (per cui non si sarebbe potuto applicare nessun tipo di suicidio assistito) e si dovrebbe aprire un dibattito su quando, come e perché possa essere o non essere “etico” uccidersi anche in assenza di patologie incurabili o danni irreversibili.

    • No, mi sa che non mi sono spiegata: parliamo di una persona malata e incurabile, ma che non soffriva fisicamente.
      In ogni caso il problema è quello del legiferare in proposito. Non si può liquidare la cosa con “c’è caso e caso” e “non sono cazzi tuoi” (su questo sono molto in linea con il commento di uskebasi). Considerando che non ho mai tirato in ballo Dio (e in quel caso sì che sono cazzi tuoi, se non vuoi ucciderti perché ci credi, perché vuoi impedirlo a me? Purtroppo però non è l’unica variabile), il mio è un discorso etico ma soprattutto giuridico. Non è che non contemplo l’eutanasia perché non la voglio applicare a me stessa (anche perché, ripeto, non saprei proprio cosa farei), ma perché penso che una legge che tenga conto delle variabili sia inattuabile, e allora preferisco che le cose restino così.

  2. In generale il ragionamento è condivisibile. Ma a guardarlo da un altro punto di vista si potrebbe etichettare come semplice menefreghismo giustificativo. Al netto del fatto che è difficile dire se una cosa abbia impatto sulla mia vita o meno, nel medio/lungo termine perché le relazioni non sono sempre così lucide, visibili e dirette (stiamo comunque sempre a spiegare che i profughi vengono qui perché laggiù c’è una guerra nella quale siamo dentro sia come scacchiere politico che come affari o no?), resta da dire che no, magari che uno vada a farsi la vacanza sessuale in thailandia e si scopi bambine sulla mia vita non ha nessun impatto. Ma è sbagliato. Non è giusto. E se posso fare qualcosa per evitarlo (magari votando una Legge che persegua in un certo modo certi tipi di reati consumati all’estero) lo faccio. E’ solo un esempio ma è per fare capire che se è vero che facendo i cazzi tuoi campi cent’anni, è anche vero che lasci che il mondo vada in una direzione che fa schifo, persino se questo non toccherà la tua esistenza.
    Per inciso io sono favorevole all’eutanasia. Ma anche lì… è dire tutto o niente… sono i corollari che ci sono intorno, i casi che fanno ragionare gli analisti. Eutanasia si? ok, da che età? Può richiederla uno di 14 anni? Una donna Incinta? Uno che non ha alcun problema medico e gode di ottima salute ma è depresso? Ragionando su questi casi potremmo anche dire che non basta semplificare con “i cazzi tua”.

    • Aspetta, troppa roba.
      “Vacanza sessuale in thailandia”
      Nell’articolo c’è scritto che si parla di gente che “non sta impattando sulla mia vita, non sta nuocendo a terzi, non sta interferendo in nessuna questione che non sia il disporre del proprio corpo.”
      Il turismo sessuale all’estero non è innocuo per terzi e interferisce chiaramente nella vita di altre persone.
      Nel caso del suicidio assistito o dell’eutanasia (ma anche del suicidio “classico) c’è il rapporto fra il malato e i propri cari, ma queste sono dinamiche familiari e private e, di nuovo, se si deve decidere della tua vita, vuoi che l’ultima parola spetti a te o a chiunque altro? Uccidersi è sempre un gesto “egoista”, ma non tutti vogliono sopportare una vita di dolore per non scontentare gli altri.

      Sempre nell’articolo c’è scritto “questo non vuol dire non discutere o non commentare le cose, è pieno di notizie, eventi e fatti che riguardano direttamente la tua vita. E ci sono argomenti su cui è normale esprimersi, magari tramite concetti logicamente rilevanti”. Non stiamo dicendo di “farsi i cazzi propri” in senso assoluto, ma di non volersi intromettere nei diritti altrui (magari su diritti che tu hai già, ma gli altri no). Prova a vedere la tua vita attraverso gli occhi di un gay, di una donna, di un disabile, di un extracomunitario… sennò ‘sto giochino dei diritti non funziona.

      Infine, rispondo alle domande che ci sono alla fine:
      – Eutanasia si? ok, da che età? Direi dai 18, ma se ne può discutere.
      – Può richiederla uno di 14 anni? No, così come non dovrebbe fumare, bere alcolici o guidare: c’è ancora la patria potestà, quindi deve chiedere ai genitori.
      – Una donna Incinta? Secondo me può, così come può abortire, anche se è vero che il dibattito sulla vita è ancora aperto anche in ambito scientifico.
      – Uno che non ha alcun problema medico e gode di ottima salute ma è depresso? Uno che è depresso ha un problema medico, quindi non gode di ottima salute.

  3. @uskebasi: scusate se mi intrometto, le obiezioni sono giustissime, e molto ‘raffinate’.
    Però credo che questo post sia comunque importante, perché ho appena scoperto che c’è un intero mondo di cattolici oltranzisti per cui il concetto stesso di “libertà personale” è totalmente alieno, e questo post mi pare il modo giusto per dare una prima sbozzata ai virgulti in fiore che si apprestano a sbocciare all’idea di rispetto reciproco e al “ti devi fa’ i cazzi tua”, per citare l’autore.

    Poi effettivamente per i casi più controversi credo che questo non sia nemmeno il posto giusto per discettare di bioetica avanzata (anche se sarei curioso di sentire le opinioni e le ragioni dei filosofi più addentro alla questione)

  4. Il problema è che dici “ti devi fa’ i cazzi tua” a gente convinta che i terremoti in centro Italia siano in relazione con i matrimoni gay: da questa prospettiva ogni tentativo di imporre la propria morale catonazi non risponde più solo a impellenti “pulsioni apostoliche” ma tradisce anche la volontà di salvare il mondo intero (e quindi anche se stessi) dalla divina folgore… in sostanza trivellarci i genitali è il loro modo di farsi i cazzi loro.

  5. Ahimè penso si debba tirare in ballo anche la “Trollologia” (in effetti molti ragionano come dei Troll, ma non è questo che si intende):

    e quindi di come le emozioni ci possano fregare

    https://markmanson.net/everything-is-fucked
    (date anche un occhio al sito, ci sono tanti altri articoli degni di lettura)

    Consiglio inoltre a chi abbia un po’ di tempo da investire in cose interessanti questo libro: Pensieri lenti e veloci – Daniel Kahneman. Pesantuccio ma illuminante su come, per dirla con le parole di Shaw, “Per ogni problema complesso c’è una soluzione semplice. Ed è sbagliata”

    del resto:
    “Si possono dire cose sbagliate, basta che le ragioni siano giuste.”
    “Perdio. Altrimenti perché faticare tanto ad essere animali razionali?”

    Oggi sono in vena di citazioni. Ciao Paperi

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