Come dovremmo chiamarli?

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Siccome ultimamente abbiamo affrontato (male) temi davvero molto pesanti, come il suicidio, l’eutanasia e Adinolfi, questa settimana vorrei parlare di un episodio molto “leggero” e di un tema ad esso strettamente connesso. Mi piacciono le associazioni di idee, sai, come quando uno ti dice una cosa e tu mentalmente la colleghi a un’altra: “salvini” e “razzista”, “scissione” e “sinistra”, “dio” e… uhm, no, qui ce ne sono un sacco e de gustibus non disputandum est: ognuno ha il suo animale preferito.

Ma sto divagando. Dicevo: negli ultimi tempi si discute molto riguardo all’uso della parola “analfabeta funzionale”. C’è chi la utilizza ogni tanto, chi ne abusa, chi dice che è troppo vaga, chi dice che è sbagliata, chi dice che chi usa “analfabeta funzionale” è un analfabeta funzionale, il che probabilmente è vero, solo che dando ad altri dell’analfabeta funzionale sta usando pure lui il termine, auto-includendosi nell’insieme, il che è una roba un po’ da analfabeta funzionale. Probabilmente lo sono anche alcuni Paperi, incluso il sottoscritto, perché l’usata sicuramente in qualche pezzo; l’ho fatto perché colma meravigliosamente la bocca e farcisce la frase con un appagante senso di superiorità, ma non solo: sarà che comincia con “anal”, ma se sei arrogante come me è una parola quasi pornografica. Per “analfabeta funzionale” normalmente si intende non un analfabeta in senso classico, cioè uno che non sa né leggere né scrivere, ma qualcuno incapace di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nella vita di tutti i giorni.

Adesso, passiamo a una piccola notizia (una notizia leggera, come promesso): in una delle ultime puntate di “Melog, cronache quotidiane”, una trasmissione su Radio24, si parlava di spettacolo, finzione e società. La trasmissione ruotava intorno all’ultimo film di Maccio Capatonda, “Omicidio all’Italiana” da poco uscito nelle sale cinematografiche, la cui trama (senza troppi spoiler, visto che è quel che si evince anche dal trailer) è questa: il piccolo paesino di Acitrullo, rigorosamente inventato, si sta pian piano spegnendo a causa dell’arretratezza tecnologica, del calo delle nascite e della mancanza di lavoro e turismo. Il sindaco Piero Peluria, insieme al fratello Marino, colgono l’occasione della morte accidentale della contessa Ugalda Martirio in Cazzati per inscenare un omicidio, in modo che Acitrullo diventi “famoso” grazie alla seguitissima trasmissione “Chi L’Acciso?”. In questo modo sperano di ottenere fama e attenzione, in modo da risollevare le sorti del paesino.

Il problema è che, fra le molte telefonate arrivate a Melog, alcune erano di persone che pensavano che il film fosse non solo ispirato a fatti reali, ma proprio che esistessero davvero Acitrullo e una contessa Ugalda Martirio in Cazzati. Addirittura, questo è stato il punto di partenza per emettere giudizi morali: qualcuno si è proprio indignato, dicendo che su un episodio del genere non si dovrebbe fare satira. Altri hanno fatto paragoni fra Acitrullo e Cogne, confondendo drammaticamente posti e eventi inventati con un reale fatto di cronaca, citando Wikipedia come fonte attendibile delle proprie informazioni, nonostante la ricerca di “Acitrullo” su Wikipedia rimandi banalmente alla pagina del film, che manco a dirlo è chiaramente la pagina di un film e non quella di un caso di omicidio.

(Chi volesse sentire l’audio originale degli interventi, cosa che vi consiglio giusto per avere un’idea di come stiamo combinati, trova tutto QUI.)

L’episodio mi ha fatto venire in mente un’altra cosa, ossia il fatto che la nostra pagina satirica “Alessandro Di Battista Onesto”, pur essendo composta solo da post e JPG umoristici e pur dichiarandosi apertamente e in homepage come “una versione intellettualmente onesta e popolarmente ironica della pagina di Alessandro Di Battista”, riceve quotidianamente commenti e messaggi serissimi, a cui rispondiamo (inutilmente) con delle supercazzole. Inutilmente perché le risposte alle supercazzole non sono mai il vaffanculo che ci aspettiamo, ma altre risposte serie. I messaggi sono privati e preferiamo non divulgarli, ma a mero titolo d’esempio vi lascio qua un paio di commenti significativi.

La Raggi, lo stadio e l’onorevole Lello “Di Battista” Mascetti.

Forse è meglio se a votare ci mandiamo il cane.

Adesso torniamo al termine “analfabeta funzionale”. Che non si può usare perché è brutto e arrogante. Ma se non si possono chiamare così, queste persone, come le possiamo chiamare? Possiamo dire che sono scemi? Possiamo chiamarli imbecilli? I tizi che non riescono a capire che una cosa è umoristica neanche se c’è scritto, che sono incapaci di distinguere Nature da Lercio, inefficienti nell’evitare mastodontiche figure di merda di fronte a operazioni matematiche basilari, inadatti all’articolazione di pensieri coerenti e inidonei a qualsiasi attività di tipo comunicativo, che nome hanno? Questi qui, che leggono e non capiscono, ma imperterriti sbraitano e s’indignano, saturando con la propria idiozia l’internet tutta, come possiamo chiamarli?

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Perché sinceramente mi sono un po’ rotto i coglioni di non poter dare del cretino a uno che è, senza ombra di dubbio, un cretino. Voglio dire, se non capisci neanche testi semplici e lineari, se non riesci a fare operazioni matematiche basilari, se quando devi esprimere un concetto il tuo cervello va in cortocircuito e mescola parole, virgole, spazi e punti escalamtivi in una poltiglia che a confronto i discorsi di Trapattoni sembrano una lezione di Umberto Eco, sei uno scemo e sei proprio tu che mi stai fornendo le prove del fatto che sei scemo.

Ma per fortuna le cose sono molto più semplici di così.

La parola da usare non è né un’assai poco velata accusa di scarsa intelligenza, né un insulto che implica una disabilità intellettiva, né qualcosa di asettico e vago come “analfabeta funzionale”. La parola giusta per l’occasione ce l’abbiamo già, è bella e potente, ed è “ignorante”. E non importa neanche che sia preceduta da un drammatico “abissalmente” o che sia seguita da uno scurrile “come la merda”, la parola in sé è già una sentenza terribile e, raggiunta una certa età, definitiva e irreversibile.

[M.V.]

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Informazioni su Marco Valtriani

Marco Valtriani è l'ignobile ideatore di questo blog di dubbissimo gusto, fa il pubblicitario, l'autore di giochi da tavolo e quello che dà noia. Ha assunto nel tempo diverse identità farlocche al mero fine di trollare il prossimo, non sempre con garbo, spesso con gioia. Per hobby alleva grillini in un casolare di campagna, vendendoli agli alieni e ai poteri forti, e sparge scie chimiche per conto del NWO sugli allevamenti di beagle, come del resto fanno quasi tutti quelli della Ka$t4. Il motto della sua casata è "Hear Me LOL".

8 thoughts on “Come dovremmo chiamarli?

  1. Articolo importantissimo: nella carenza di autostima ho sempre pensato fosse autoassolutorio dare per scontato che gli idioti fossero gli altri, ora invece ho un metodo per discriminare: la supercazzola.
    Spero solo di non avere la sfortuna di incappare nella fascia di ignoranti abbastanza abile da riconoscere una supercazzola, ma non abbastanza abile da seguire un ragionamento compiuto.

    • Io sono rimasto basito, ho sempre pensato che la divertente pagina Facebook del conte Lello Mascetti gonfiasse un po’ le cose, non pensavo che di fronte a una frase contenente “anafestico” e “posterdati” qualcuno potesse davvero commentare seriamente.

  2. Pingback: Tutti i numeri dei ritardati. | non si sevizia un paperino

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