Colori o bianco e nero?

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collodipapero

Non seguo il calcio da anni, per la precisione dal 2006. Mio nonno era uno juventino di ferro, quando sono nato mise la coccarda bianconera “è nato un nuovo juventino” al posto del fiocco azzurro. Sono contento che se ne sia andato prima di vedere quella merda che è stata calciopoli, che poi è uno dei motivi per cui non seguo più il calcio, insieme a tutta un’altra serie di ragioni che non sto qui a elencarvi perché credo che non ve ne fotta giustamente un cazzo.

Una cosa mi ha sempre stupito della Juventus, però: così come i suoi colori sono il bianco e il nero, così il mondo si divide in adoratori e detrattori. La Juventus o la ami o la odi, trovare uno che dice della Juve “mi sta sul cazzo, ma meno del Sassuolo, del Crotone e della Sanbenedettese”, o “non la tifo, ma è una bellissima squadra”, o ancora “mi piace ma non ci vivrei” è difficilissimo. Per i fan è “la Signora”, per gli haters “Rubentus”, e lo juventino è un fratello per i compagni di curva e un gobbo di merda per tutti gli altri. Insomma, ci siamo capiti.

Ora, io sono uno che spesso ha posizioni molto nette su diversi temi; questo stesso blog ospita spesso opinioni forti, provocatorie, per qualcuno addirittura offensive. Ci piace però pensare che siano opinioni ragionate, ossia: ci sono dei fatti, dei dati su cui ci basiamo, da cui derivano riflessioni. L’opinione può anche essere secca, ma deve poggiare su una serie di ragionamenti che prendano in esame la maggior parte di elementi significativi (e magari verificabili). Di fronte a un evento o una notizia sfaccettata, complessa, penso che sia difficile avere un’opinione netta.

Eppure, invece, le opinioni tendono sempre a polarizzarsi. Il caso di Mario Cattaneo, il ristoratore che ha ucciso un ladro con un colpo di fucile, ne è un chiaro esempio: nonostante ci siano dubbi sulla sua versione dei fatti, tali che non è per niente semplice capire “quanto” sia stata legittima difesa, le opinioni sull’argomento tendono a dividersi in due macroblocchi, uno è quello di chi sostiene che le armi da fuoco siano sempre un male, che nessuna vita può essere spezzata per nessun motivo, l’altro è quello di chi vorrebbe tenere in casa prodotti Samsung. Ma non nel senso dei telefonini, nel senso delle torrette automatiche. Ora, a me pare abbastanza chiaro che se da un lato è normale che un privato cittadino voglia potersi difendere in caso di aggressione o minaccia, dall’altro permettere qualsiasi azione (compreso l’attacco a un aggressore in fuga o l’aprire il fuoco su un intruso non minaccioso e disarmato) aprirebbe la porta a molteplici abusi e potenziali ingiustizie. Una legge equa è quella che consente al cittadino di reagire a una minaccia, ma non gli dà il permesso di sparare con un fucile da caccia a chi entra nel suo giardino per rubargli una mela.

Un altro caso recente è quello del video che vorrebbe svelare “la verità sui migranti” (come se un video di otto minuti potesse riassumere tutte le variabili del problema immigrazione). Al di là della battaglia fra Luca Donaldel, autore del video, e David Puente, che ha indicato le incongruenze presenti nell’argomentazione del giovane comunicatore, mi pare chiaro che qualsiasi dissertazione su un problema così ampio come l’immigrazione, che coinvolge le politiche europee, i trattati internazionali, vari tipi di mafie, associazioni oneste e altre meno oneste, integrazione e legalità, migranti che fuggono dalla guerra, immigrati clandestini, interessi economici e politici, non ne guadagni granché dalla polarizzazione delle opinioni. Possibile che gli immigrati, indipendentemente dall’estrazione sociale, dal grado d’istruzione e da tutti gli altri fattori che compongono una persona siano tutti vittime da giustificare a ogni costo o belve assetate di sangue? Non sarebbe più normale valutare caso per caso, e capire che il problema immigrazione non si risolve né “accogliendo e aiutando tutti senza regole” né “sparando sui barconi senza pietà”.

Ma la cosa si potrebbe estendere a qualsiasi discussione che preveda uno scambio di opinioni molto nette (posto che i fatti e gli elementi oggettivi siano chiari a tutti e si parli, diciamo “della stessa cosa” e non “della stessa cosa, ma partendo da presupposti divergenti” o addirittura “di due cose diverse”).

Come dicevo, io sono il primo ad avere spesso opinioni molto ben definite, ma mi piace pensare di avercele su fatti il più possibile certi. E cerco anche, con alterne fortune, di avere la prontezza di cambiare idea qualora emergano nuovi elementi; è difficilissimo non avere bias di conferma, pregiudizi o convinzioni radicate, ma aiuta molto il non vedere ogni discussione come un ring in cui è più importante “avere ragione” che capire come stanno le cose, il conoscere e cercare di evitare tutte le fallacie logiche e il cherry picking, valutare il fatto che anche una tesi che “ci piace” potrebbe avere criticità e elementi deboli, e soprattutto giova ricordarsi che la realtà è fatta di mille colori, non solo di bianco e nero.

Ma che volete che ne sappia, io.

Il calcio neanche lo seguo.

[M.V.]

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3 comments

  1. Basta, sta diventando inquietante leggere questo blog e trovare le mie idee, ma scritte meglio.
    2 considerazione al volo: sui migranti non ho ancora trovato un solo partito che abbia avuto il cervello di dire “controlleremo gli immigrati, accoglieremo i profughi e allontaneremo o sorveglieremo i delinquenti abituali”, proponimento difficile magari da attuare, ma direi che non è molto più difficile di uno dei due proponimenti bianco/nero di cui parli tu.

    Un giorno a un amico molto intelligente e con posizioni molto nette ho suggerito che essere intelligenti non significa sfumare due campi, uno bianco e uno nero, in un unico grigio, ma proporzionalmente alla complessità che l’intelligenza si tira dietro, significa aumentare la scala di dettaglio fino ad avere delle scacchiere di bianchi e di neri, in tessere magari molto piccole, ma ben definite.

    1. Pur essendo fondamentalmente ancora “goth to the bone” nonostante sia ormai prossimo alla quarantina, e quindi affezionato al colore nero, continuo a pensare che è bello che il mondo sia a colori.
      Ma la metafora della scacchiera è molto bella.

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